Una filosofia vive soltanto finché continua a essere pensata: il passato non è qualcosa che ci lasciamo definitivamente alle spalle, né il futuro qualcosa che ancora non esiste, perché entrambi acquistano realtà nel presente dell'atto che li riprende e li trasforma. Per questo anche la critica appartiene alla vita stessa della filosofia: essere superati non significa essere cancellati, ma continuare ad agire nel pensiero che ci contraddice.
La medesima logica regge la difesa dell'Attualismo dalle accuse di misticismo, ateismo e positivismo. Soggetto e oggetto non sono due realtà già costituite che poi entrano in rapporto: nascono insieme nell'atto del pensare. E proprio perché l'atto non coincide col fatto, l'immanenza non comporta l'accettazione indiscriminata di ciò che accade. Lo spirito è giudizio, negazione, scelta: distingue il bene dal male mentre realizza la propria libertà. Nulla vale semplicemente perché è.
Mettiti alla prova: l'Apologia dell'Attualismo gentiliano – I
Rileggi i frammenti e i commenti, scegli mentalmente una risposta
e poi scopri la soluzione.
1. Se per l'Attualismo la realtà è l'atto presente del pensiero,
in quale senso passato e futuro continuano ad avere realtà?
Esistono indipendentemente dal pensiero, che si limita a registrarli.
Vivono nell'atto presente che riprende il passato e apre il pensiero
al futuro, trasformandoli in momenti della propria vita.
Appartengono a una dimensione eterna separata dalla coscienza
individuale.
Risposta corretta: B.
Il presente dell'atto non cancella il tempo: lo raccoglie in sé.
Il passato vive quando viene nuovamente pensato, negato e trasformato;
il futuro vive nel movimento stesso con cui il pensiero oltrepassa
ciò che ha già raggiunto.
La A ricondurrebbe passato e futuro a realtà già date
fuori dal pensiero, proprio ciò che l'Attualismo rifiuta.
La C, invece, li collocherebbe in una sfera separata
dall'atto concreto del pensare, riproponendo quella trascendenza
che Gentile intende superare.
Per orientarsi
Una filosofia dell'atto non può avere alle proprie spalle un passato
definitivamente morto, né davanti a sé un futuro ancora inesistente.
Passato e futuro vivono soltanto nel presente del pensiero che li
riprende, li nega e, proprio negandoli, li conserva.
Per questo una filosofia sopravvive non quando viene custodita intatta,
ma quando viene superata: il pensiero che la contraddice le restituisce
vita assai più di quello che si limita a ripeterla.
2. Perché, secondo Gentile, una filosofia deve non soltanto accettare,
ma addirittura desiderare la critica?
Perché nessuna filosofia può aspirare alla verità e deve quindi
limitarsi a confrontare opinioni equivalenti.
Perché il filosofo deve rinunciare alla propria posizione per
raggiungere un accordo con l'avversario.
Perché soltanto nel contrasto una tesi sviluppa pienamente la propria
verità e può essere realmente superata.
Risposta corretta: C.
La critica non interviene dall'esterno sulla vita della filosofia:
appartiene al suo stesso movimento dialettico. Una posizione deve
poter dispiegare tutta la propria forza perché il suo superamento
non sia semplice cancellazione.
La A trasformerebbe il confronto filosofico in un
relativismo estraneo a Gentile. La B scambia invece
la dialettica per conciliazione: Gentile vuole un avversario forte,
non un accordo ottenuto rinunciando alla differenza.
Per orientarsi
Chi pensa deve desiderare un avversario capace di opporglisi davvero,
perché soltanto nel contrasto una tesi rivela fino in fondo ciò che è
e può essere oltrepassata senza essere semplicemente cancellata.
L'apologia non è dunque la difesa gelosa di una dottrina, ma il suo
chiarimento attraverso la lotta.
3. Per quale ragione Gentile considera infondate tanto l'accusa
di misticismo quanto quella opposta di ateismo?
Perché entrambe presuppongono come già separati soggetto e oggetto,
mentre nell'atto del pensiero essi sorgono insieme nella loro relazione.
Perché l'Attualismo considera indifferente ogni problema religioso
e sospende il giudizio sull'esistenza di Dio.
Perché misticismo e ateismo, pur essendo opposti, conducono entrambi
necessariamente al materialismo.
Risposta corretta: A.
Per Gentile tanto il mistico quanto l'ateo partono da una separazione
già compiuta fra soggetto e oggetto: il primo assolutizza l'oggetto
trascendente, il secondo la soggettività che lo nega. L'Attualismo
contesta proprio questa immediatezza, perché soggetto e oggetto sono
momenti inseparabili dell'atto concreto del pensare.
La B è fuorviante: l'Attualismo non sospende affatto
il problema religioso, ma pretende di ripensarlo alla radice.
La C attribuisce invece alle due posizioni un esito
materialistico che non appartiene all'argomento di Gentile:
il loro errore consiste nella struttura astratta da cui muovono.
Per orientarsi
Nell'atto del pensiero soggetto e oggetto non stanno l'uno davanti
all'altro come due realtà indipendenti: il soggetto è tale proprio
nel porsi un oggetto, e l'oggetto esiste come momento della medesima
attività.
L'opposizione non viene soppressa, ma nasce dentro una più originaria
unità. L'unità dell'atto non vuole abolire le differenze, ma impedire
che esse vengano trasformate in realtà già costituite e presupposte
al pensiero.
4. Se ideale e reale non possono essere separati, perché l'Attualismo
non è costretto ad affermare che tutto ciò che accade è bene?
Perché bene e male derivano da norme trascendenti poste al di sopra
dell'atto dello spirito.
Perché il fatto semplicemente dato non coincide con l'atto spirituale,
che è invece giudizio, negazione, scelta e libertà.
Perché soltanto alcuni fatti appartengono realmente allo spirito,
mentre gli altri restano moralmente neutrali.
Risposta corretta: B.
Qui è decisiva la distinzione fra atto e fatto.
Il fatto, assunto come qualcosa di semplicemente dato, è già
un'astrazione; nell'atto, invece, lo spirito giudica, nega, sceglie
e distingue il bene dal male.
La A reintrodurrebbe dall'esterno proprio quella
trascendenza che l'Attualismo esclude. La C separa
arbitrariamente una parte della realtà dalla vita dello spirito:
il problema di Gentile non è stabilire quali fatti siano spirituali,
ma distinguere il fatto astrattamente considerato dall'atto vivo
in cui esso viene giudicato.
Per orientarsi
Il fatto, considerato come qualcosa di semplicemente dato, è già
un'astrazione; l'atto è invece vita spirituale, e dunque giudizio,
negazione, scelta, libertà.
Bene e male non sono criteri collocati fuori dello spirito per
misurarlo dall'esterno: sorgono nel suo stesso movimento.
Perciò l'identità di ideale e reale non significa che qualunque realtà
di fatto sia buona. Nulla vale semplicemente perché è.