La vera dialettica non può riguardare una realtà già costituita e offerta al pensiero come un oggetto da contemplare. In qualsiasi forma di oggettivismo (dalle idee di Platone all'empirismo, fino al divenire di Eraclito) la verità è postulata come già determinata dall'eternità. In questa "dialettica del pensato", definibile "dialettica della morte", ogni novità è solo un'apparenza e il mondo si riduce a un "fuoco dipinto" in un teatro deserto.
Con Kant si compie la svolta: la relazione cessa di essere un mero rapporto estrinseco tra concetti già dati e diventa l'attività stessa del soggetto. La categoria non è un oggetto della mente (un conceptum), ma la funzione trascendentale originaria, lo stesso atto del concepire (concipere). È qui che la dialettica acquista vita, transitando dal pensato al pensare.
La realtà non precede l'atto che la pensa, ma si costituisce in esso; il pensiero non arriva quando il mondo è già fatto, come tardivo spettatore, bensì coincide col suo stesso farsi come radicale "cosmogonia". Questa identità assoluta tra storia del pensiero e processo del reale sana infine la frattura che condannava l'uomo antico a una malinconica separazione dalla verità e da Dio. L'idealismo moderno celebra così la divinizzazione dello spirito umano: l'atto del pensare non è più il riflesso di un ordine esterno, ma il luogo stesso in cui la divinità del mondo si realizza e si manifesta.
Rileggi il frammento e il commento, scegli mentalmente una risposta e poi scopri la soluzione.
1. Secondo Giovanni Gentile, quale profonda distinzione caratterizza la dialettica della coscienza rispetto al concetto oggettivato?
A) Il "pensato" è il prodotto statico e oggettivato del pensiero, mentre il "pensare" è l'atto vivo, infinito e creatore in cui il pensiero coincide con se stesso.
B) Il "pensato" è la realtà empirica esterna, mentre il "pensare" è la rappresentazione sensibile di tale realtà.
C) Il "pensato" rappresenta la morale kantiana, mentre il "pensare" corrisponde alla ragion pura teoretica.
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Risposta corretta: A
Per Gentile il "pensato" (il concetto come oggetto fisso ed esterno) fa parte di una logica statica, mentre la vera realtà risiede unicamente nel "pensare" inteso come atto puro, dinamico e in perenne farsi.
2. Come interpreta Gentile la celebre "sintesi a priori" introdotta da Immanuel Kant nella Critica della ragion pura?
A) Come un dualismo irresolubile tra la materia empirica e la forma trascendentale che il pensiero deve subire passivamente.
B) Come l'intuizione profonda della natura del concetto inteso come attività del soggetto, in cui la relazione diventa l'atto stesso del concepire.
C) Come la prova definitiva dell'esistenza di una realtà noumenica extramentale che condiziona l'attività umana.
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Risposta corretta: B
Gentile riconosce a Kant il merito epocale di aver trasformato la relazione da "carattere oggettivo della verità" (esterno) a "attività del soggetto" che conosce. La categoria kantiana anticipa così il concetto di pensiero come atto originario (concipere).
3. A cosa allude la metafora del "fuoco dipinto" utilizzata nella critica gentiliana all'oggettivismo antico?
A) All'incapacità dell'arte greca antica di riprodurre fedelmente la natura attraverso le tecniche pittoriche.
B) Alla separazione netta tra il mondo delle idee di Platone e la materia corruttibile del mondo sensibile.
C) All'illusione di considerare la realtà come un dato oggettivo già interamente determinato dall'eternità, che per questo risulta privo della forza vitale dell'atto che lo produce.
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Risposta corretta: C
Un fuoco dipinto sembra vero ma non brucia e non produce calore reale. Allo stesso modo, qualsiasi filosofia che consideri il mondo come un oggetto già "fatto" e indipendente dal pensiero in atto (oggettivismo) riduce il divenire e la novità a un'illusione senza vita.
4. Qual è la fondamentale differenza esistenziale tra l'uomo antico e l'uomo moderno delineata alla fine del testo?
A) L'uomo antico cercava la salvezza nella fede trascendente, mentre l'uomo moderno si affida esclusivamente alla scienza empirica.
B) L'uomo antico si sentiva diviso dalla realtà e da Dio, mentre l'uomo moderno scopre l'immanenza dell'assoluto nella potenza creatrice del proprio spirito.
C) L'uomo antico era guidato dal principio di autorità politica, mentre l'uomo moderno ha fondato lo Stato democratico.
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Risposta corretta: B
Gentile chiude il testo mostrando il risvolto spirituale dell'idealismo moderno: superata la sottomissione a una verità esterna che generava malinconia, l'uomo moderno celebra la divinità del mondo riconoscendo Dio all'interno dell'attività stessa del proprio pensiero.