In Mishima si urtano continuamente due fedeltà: quella verso il Giappone antico e quella verso l'Occidente che egli ha desiderato, assorbito, quasi divorato. Ma questa contraddizione non è soltanto letteraria: è la ferita stessa del Giappone moderno. E allora anche la morte di Mishima smette di apparire un gesto puramente individuale o scandaloso; diventa il punto in cui, dentro un uomo occidentalizzato fino all'estremo, riaffiorano improvvisamente discipline, miti e forme eroiche che sembravano sepolte. Come se, sotto la modernità, certi popoli continuassero a custodire silenziosamente il proprio passato più remoto, pronti talvolta a riaffermarlo con violenza contro il presente stesso.