Frammenti d'autore

Mishima o La visione del vuoto

💬 È sempre difficile giudicare un grande scrittore contemporaneo: non abbiamo il necessario distacco. Ed è ancora più difficile giudicarlo se appartiene a una civiltà diversa dalla nostra, nei confronti della quale entrano in gioco il fascino dell'esotico o la diffidenza verso l'esotico. Queste possibilità di malinteso aumentano quando, come nel caso di Yukio Mishima, gli elementi specifici della sua cultura e quelli dell'Occidente, da lui avidamente assorbiti – e dunque, per noi, l'ovvio e il peregrino – si fondono in ogni opera in proporzioni diverse e con vario esito e successo. È proprio questa mescolanza, tuttavia, che fa di lui, in molte delle sue sue opere, un autentico rappresentante di un Giappone anch'esso violentemente occidentalizzato e tuttavia segnato da alcune caratteristiche immutabili. Il modo in cui, in Mishima, le particelle tradizionalmente giapponesi sono riaffiorate ed esplose nella sua morte fa di lui, in compenso, il testimone e, nel senso etimologico della parola, il martire, del Giappone eroico che egli ha per così dire raggiunto controcorrente.
✦ Marguerite Yourcenar. Mishima o La visione del vuoto. Bompiani, 1982

In Mishima si urtano continuamente due fedeltà: quella verso il Giappone antico e quella verso l'Occidente che egli ha desiderato, assorbito, quasi divorato. Ma questa contraddizione non è soltanto letteraria: è la ferita stessa del Giappone moderno. E allora anche la morte di Mishima smette di apparire un gesto puramente individuale o scandaloso; diventa il punto in cui, dentro un uomo occidentalizzato fino all'estremo, riaffiorano improvvisamente discipline, miti e forme eroiche che sembravano sepolte. Come se, sotto la modernità, certi popoli continuassero a custodire silenziosamente il proprio passato più remoto, pronti talvolta a riaffermarlo con violenza contro il presente stesso.