Frammenti d'autore

Gli angeli non cantano più

💬 Sulla campagna piatta confinante con le ombre lontane, il crepuscolo indugiava nel silenzio. Erano già apparse le prime stelle e la notte si preannunciava fresca dopo la canicola.

Senza turbare la quiete, il fischio di un treno percosse l'aria, perdendosi a poco a poco. La strada ferrata correva ora in direzione dei monti sepolta tra siepi di rovi. Solitario, oltre le vette, il Monviso spiccava stupendo sotto la luna.

Un altro fischio lacerò l'aria e da una galleria di cupo verde sbucò il treno, snodandosi senza fretta per la campagna buia.

Il convoglio era molto affollato; valige e sacchi ingombravano dovunque, causando disagio ai viaggiatori impazienti di giungere. In silenzio, come per intesa, tre giovani incominciarono ad accatastare le valige verso la porta di coda; altra gente si mosse.

Soltanto due bambine continuavano a restare immobili ed assenti. Stavano sedute presso il finestrino, i piedi affondati tra la loro roba, quasi il viaggio non dovesse finire mai.

Vestivano un grembiule turchino da collegiali, i capelli legati da un nastrino che l'aria agitava come farfalle scure. Quando il loro sguardo potè correre sulla campagna, si scossero per veder meglio: i due viaggiatori addossati al finestrino si erano scostati e, nello spazio lasciato da costoro, le luci dei cascinali presero a sfilare più numerose.

Da sotto il sedile era sbucato un cane lupo; si era accucciato fra i due uomini ed uno di essi, raccattato il guinzaglio, se lo avvolse al polso. In quel momento partì di nuovo dalla locomotiva un fischio e i freni presero a stridere.
✦ Giuseppe Trussoni. Gli angeli non cantano più. Edizioni del Cavalluccio, 1963

Il treno avanza lentamente nella campagna già quasi notturna, tra fischi lontani, siepi nere e luci di cascinali che cominciano a scorrere dietro i finestrini. Intorno, gli adulti si agitano, raccolgono valige, si preparano all'arrivo; soltanto due bambine restano ferme, coi piedi affondati nei loro bagagli, i nastrini dei capelli agitati dall'aria, lo sguardo perso nell'oscurità. Nel tempo sospeso dell'infanzia, una notte vista dal treno può apparire infinita, e certi viaggi durare molto più della strada percorsa, continuando silenziosi nell'anima anche dopo l'ultima stazione.