Frammenti d'autore

Memorie di Adriano

💬 Quando prendo in esame la mia vita, mi spaventa di trovarla informe. L'esistenza degli eroi, quella che ci raccontano, è semplice: va diritta al suo scopo come una freccia. [...] la memoria compiacente compone loro una esistenza chiara, spiegabile. La mia vita ha contorni meno netti: come spesso accade, la definisce con maggiore esattezza proprio quello che non sono stato: buon soldato, non grande uomo di guerra; amatore d'arte, non artista come credette d'essere Nerone alla sua morte; capace di delitti, ma non carico di delitti. [...]

Si direbbe che il quadro dei miei giorni, come le regioni di montagna, si componga di materiali diversi agglomerati alla rinfusa. Vi ravviso la mia natura, già di per se stessa composita, formata in parti eguali di cultura e d'istinto. Affiorano qua e là i graniti dell'inevitabile; dappertutto, le frane del caso. Mi studio di ripercorrere la mia esistenza per ravvisarvi un piano, per individuare una vena di piombo o d'oro, il fluire d'un corso d'acqua sotterraneo, ma questo schema fittizio non è che un miraggio della memoria. Di tanto in tanto, credo di riconoscere la fatalità in un incontro, in un presagio, in un determinato susseguirsi di avvenimenti, ma vi sono troppe vie che non conducono in alcun luogo, troppe cifre che a sommarle non danno alcun totale. In questa difformità, in questo disordine, percepisco la presenza di un individuo, ma si direbbe che sia stata sempre la forza delle circostanze a tracciarne il profilo; e le sue fattezze si confondono come quelle di un'immagine che si riflette nell'acqua. # Altro
✦ Marguerite Yourcenar. Memorie di Adriano. Einaudi, 1999

Forse la vita acquista un senso soltanto quando la raccontiamo, e proprio per questo finisce spesso con l'assomigliare più al nostro desiderio di comprenderla che a ciò che è stata davvero. Vorremmo scoprirvi un disegno continuo, una direzione segreta, una legge capace di spiegare ogni svolta. Ma il tempo mescola necessità e caso, slanci e rinunce, strade maestre e sentieri interrotti. Di noi resta un volto che non coincide mai del tutto con quello che ricordiamo, perché l'identità non è una statua scolpita una volta per tutte: è un riflesso che continua a tremare sull'acqua, mentre cerchiamo inutilmente di trattenerne i contorni.

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