Esistono idee che non si limitano a descrivere il mondo: lo dividono in due strade opposte. Qui la scelta è netta e senza attenuanti. Da una parte il mercato, con le sue disuguaglianze, i suoi rischi e la sua libertà; dall'altra il potere che pretende di sapere in anticipo ciò che è giusto per tutti. La questione non riguarda soltanto la ricchezza, ma il rapporto fra l'individuo e l'autorità. Chi decide che cosa produrre, che cosa distribuire, che cosa desiderare? Dietro il linguaggio dell'economia affiora così un interrogativo più antico: è preferibile sopportare l'incertezza della libertà o la sicurezza dell'obbedienza?