Superman l'ultimo figlio di Krypton
💬 KRYPTON
Aveva fatto del suo meglio. Ce l'aveva messa tutta, lui, Jor-El. Ma invano! La fine era imminente. Sarebbe venuta prima del previsto. Forse già al rosseggiare della prossima aurora...
La superba città di Kryptonia non vedrà il nuovo giorno, pensò disperato Jor-El. E lui non avrebbe fatto in tempo a costruire un veicolo spaziale capace di accogliere tutta la sua famiglia, per sfuggire insieme all'atroce destino di Krypton.
Sì, ben presto – forse prima dell'alba – Krypton sarebbe esploso, e i frammenti di questo pianeta si sarebbero sparsi nel cosmo. Sarebbe finita, così, una civiltà che durava da ben settecento generazioni.
Appena uno sbadiglio, in termini geologici. Ma, in termini umani, c'era stato tutto il tempo – da quando, diecimila orbite or sono, alcuni naufraghi dello spazio erano approdati su Krypton – per dar vita a un nuovo mondo, a una nuova società, e per farla prosperare come poche.
Avevano buoni motivi, i kryptoniani, per essere orgogliosi di sé. Avevano domato una natura estremamente avversa. La lotta per la sopravvivenza era stata più dura che altrove, nell'intera Galassia, contro un ambiente inadatto alla specie umana.
All'inizio della loro storia, i kryptoniani erano stati costretti a dormire buona parte del tempo e a muoversi su quattro zampe, tanto forte era la pressione atmosferica sul pianeta rossiccio. I più deboli morivano prima di poter procreare e la mortalità infantile si era mantenuta elevatissima per migliaia di anni. Ma erano riusciti a adattarsi. L'ambiente aveva modificato l'uomo assai prima che l'uomo avesse modificato l'ambiente.
Con l'andare dei secoli – pur non mutando tanto nell'aspetto esteriore – questa razza si era fortificata e aveva raffinato enormemente le sue capacità fisiologiche. I muscoli si erano fatti più densi, i riflessi motorii più rapidi, la percezione sensoria più acuta.
Per dominare una natura matrigna erano stati necessari strenui sforzi e immani sacrifici. Occorreva imbrigliare corsi d'acqua impetuosi, sradicare intere foreste, spegnere vulcani, spianare montagne di lava, aprirsi un varco fra asperità d'ogni genere, fertilizzare un suolo avarissimo fino a renderlo generoso... insomma, cambiar faccia ai continenti. C'erano state anche guerre spaventose, per il predominio su questa o quella parte del territorio, per il possesso di qualche preziosa risorsa naturale. Si erano stabiliti principii di giustizia: il Bene e il Male avevano assunto connotati precisi. Dopo tanti massacri, dopo tanti sacrifici sostenuti in nome del progresso, i popoli di Krypton anelavano alla tranquillità.
E erano diventati fin troppo tranquilli. Soddisfatti di sé e del proprio benessere. Sarebbe stato questo a causare la loro rovina.
✦ Elliot S. Maggin. Superman l'ultimo figlio di Krypton. Sonzogno, 1979
Nessuna civiltà nasce dal comfort. Krypton è stata costruita contro il proprio mondo: contro la gravità, il clima, la scarsità delle risorse, le guerre e la paura. Generazioni intere hanno lottato per strappare alla natura un luogo abitabile, trasformando una terra ostile in una patria prospera. Ma proprio il successo contiene il seme del pericolo. Quando ogni difficoltà sembra vinta e ogni conquista garantita per sempre, la vigilanza si addormenta. La catastrofe che incombe su Krypton non appare soltanto come un evento cosmico: assume il volto di una domanda antica. Che cosa accade a una società quando smette di credere che il proprio benessere debba essere difeso e meritato ogni giorno?