Frammenti d'autore

La mentalità anticapitalistica

💬 1. La sovranità del consumatore

Il tratto caratteristico del capitalismo moderno è la produzione su larga scala di beni destinati al consumo da parte delle masse. Il risultato è una tendenza verso un continuo miglioramento del tenore medio della vita, un arricchimento progressivo dei più. Il capitalismo deproletarizza l'«uomo comune» e lo eleva al rango di «borghese».

Nel mercato di una società capitalistica, l'uomo comune è consumatore sovrano; i suoi acquisti e le sue astinenze determinano ciò che deve essere prodotto, in quale quantità e qualità. Quei negozi o fabbriche che cercano di rispondere esclusivamente o in maniera predominante alla domanda dei cittadini più abbienti, per raffinati beni di lusso, svolgono solo un ruolo subordinato nello scenario dell'economia di mercato. Non raggiungono mai la dimensione della grossa industria. Questa serve sempre – direttamente o indirettamente – le masse.

È in questa ascesa della moltitudine che consiste il radicale cambiamento sociale provocato dalla «rivoluzione industriale». Quelle masse dominate che in tutte le precedenti età della storia davano vita a greggi di schiavi e servi, di poveri e mendicanti, sono oggi il pubblico acquirente, il cui favore viene sollecitato dagli uomini d'affari. Esse sono i clienti che hanno «sempre ragione», i patroni che hanno il potere di fare poveri i fornitori ricchi e ricchi i fornitori poveri.

Nel tessuto dell'economia di mercato, quando esso non è sabotato dalle panacee di governi e di politici, non vi sono signori e nobiluomini di campagna che tengono sottomesso il popolo; questi non riscuotono tributi e imposte, e non banchettano gaiamente sulle spalle di contadini che devono accontentarsi delle briciole. Il sistema basato sul profitto rende prosperi quegli uomini che riescono a soddisfare, nel modo migliore possibile e più a buon mercato i bisogni della gente. La ricchezza può essere acquisita solo servendo i consumatori. I capitalisti perdono il loro denaro, non appena mancano di investirlo in quei rami che soddisfano meglio le richieste del pubblico. In un plebiscito ripetuto ogni giorno, in cui ogni soldo dà diritto al voto, i consumatori decidono chi deve possedere e gestire le fabbriche, i negozi e le fattorie. Il controllo dei mezzi materiali di produzione è una funzione sociale, soggetta alla conferma o alla revoca da parte dei consumatori sovrani.

Questo è il significato del concetto moderno di libertà. Ogni adulto è libero di modellare la sua vita secondo i propri piani. Non è costretto a vivere secondo il volere di un'autorità programmatrice che imponga il suo unico piano attraverso la polizia, mediante cioè l'apparato sociale di costrizione e coercizione. E quel che limita la libertà dell'individuo non è la violenza o la minaccia di violenza da parte di altri, ma la struttura fisiologica del suo corpo e l'inevitabile scarsità, per natura, dei fattori di produzione. È infatti evidente che la libertà di modellare il proprio destino non potrà mai oltrepassare i limiti tracciati dalle cosiddette leggi della natura.

Chiarire questi fatti non significa giustificare la libertà dell'individuo mediante l'adozione di un punto di vista assoluto o facendo ricorso a nozioni metafisiche. Non significa inoltre esprimere alcun giudizio sulle dottrine fatte di moda dai sostenitori del totalitarismo di «destra» e di «sinistra». E non significa ancora occuparsi della loro affermazione secondo cui le masse, essendo troppo stupide e ignoranti per sapere cosa soddisfi meglio i loro «veri» bisogni, hanno necessità di un tutore, il governo, che ne difenda gli interessi.
✦ Ludwig von Mises. La mentalità anticapitalistica. Armando, 1988

Nel capitalismo moderno, il consumatore è il vero arbitro della vita economica. Ogni acquisto è nei fatti un voto quotidiano che decide quali imprese prospereranno e quali saranno travolte dal mercato. La ricchezza non nasce più dal privilegio ereditario, ma dalla capacità di soddisfare nel modo migliore i bisogni delle masse. Il pubblico anonimo dei consumatori prende il posto di aristocrazie, corti e pianificatori. La libertà economica coincide con la possibilità dell'individuo di scegliere, acquistare, rinunciare, orientando attraverso quei gesti minuti l'intero movimento della produzione. Il mercato è così un immenso plebiscito continuo, silenzioso e impersonale.