Forse ogni esistenza è un lungo tentativo di raggiungere un luogo che coincide con noi stessi. Si attraversano stagioni, paesaggi, entusiasmi e sconfitte; si raccolgono ombre e luci, il fragore del mare e il frinire ostinato delle cicale, come se ogni esperienza aggiungesse un volto alla nostra identità. Eppure il traguardo continua ad arretrare. Ci si avvicina, ci si riconosce per un istante, poi qualcosa sfugge ancora. L'uomo resta così il viaggiatore più vicino a se stesso e, insieme, il più irraggiungibile. Dentro di lui convivono una parte profonda in cerca di una voce, e un'altra che si veste d'oro, splendida però solo in superficie, perché vuota. Ma non tutto verrà soffocato. C'è un canto che i venti continuano a gonfiare, un'eco imparata dal mare, una primavera da raccogliere nella bisaccia. Magari non arriveremo mai interi a noi stessi; ma possiamo continuare a portarci incontro.