Frammenti d'autore

Un amico di Kafka

💬 LÀ C'È QUALCOSA

Di solito il rabbino Nechemia di Bechev conosceva le astuzie del Maligno e come sottometterlo, ma in quegli ultimi mesi era tormentato da qualcosa di nuovo e di terrificante: l'ira contro il Creatore. Una parte del suo cervello contendeva con il Signore dell'universo e si ribellava argomentando: «Sì, sei grande, eterno, onnipossente, onnisciente, persino misericordioso. Ma con chi giochi a nascondino: con le mosche? Di quale aiuto è la tua grandezza alla mosca quando cade nella rete del ragno che le succhia la vita? Di quale utilità sono tutti i tuoi attributi al topo quando il gatto lo stringe tra le grinfie? La ricompensa in paradiso? Le bestie non se ne fanno niente. Tu, Padre che sei nei cieli, hai il tempo di attendere la Fine dei Giorni, ma loro non possono aspettare. Quando provochi un incendio nella capanna di Feitl l'acquaiolo ed egli è costretto a dormire con la sua famiglia all'ospizio, in una fredda notte d'inverno, questa è un'ingiustizia al di là di ogni riparazione. Il mistero della tua luce, il libero arbitrio, la redenzione possono servire a spiegarti, ma Feitl l'acquaiolo ha bisogno di riposo dopo una giornata di lavoro, non di tormentarsi in un giaciglio di paglia putrida».

Il rabbino sapeva benissimo che Satana parlava in lui. Tentò ogni mezzo per farlo tacere. Si immergeva nelle acque gelide del bagno rituale, digiunava e studiava la Torah finché gli si chiudevano gli occhi per la stanchezza. Ma il Maligno rifiutava di lasciarsi frustrare. La sua insolenza cresceva. Urlava da mattina a sera. Ultimamente aveva incominciato a profanare i sogni del rabbino. Il rabbino sognava di ebrei che venivano bruciati al palo, di ragazzi yeshivah condotti alla forca, di vergini violate, di bambini torturati. Gli apparivano le crudeltà dei soldati di Chmielnitzki e di Gonta e quelle dei selvaggi che sfiancano gli animali fino a farli crepare. Vedeva cosacchi che infilzavano bimbi sulle lance e li seppellivano ancora vivi; un Haydamak con lunghi baffi e occhi da assassino che squartava il ventre di una donna e vi cuciva dentro un gatto. Nei suoi sogni, il rabbino agitava i pugni contro il cielo e gridava: «Tutto questo è per la tua gloria, Uccisore paradisiaco?» # Altro
✦ Isaac B. Singer. Un amico di Kafka. Longanesi, 1974

La stanza della preghiera si trasforma in un campo di battaglia. Da una parte, stanno i digiuni, i bagni rituali, le parole della Torah; dall'altra, una domanda che non smette di tornare. Non riguarda i misteri del cielo, ma il dolore della terra: la mosca nella rete, il topo tra le grinfie del gatto, l'acquaiolo senza casa, i bambini travolti dalla violenza degli uomini. Più il rabbino cerca di soffocarla, più quella voce si fa forte, fino a insinuarsi nei sogni. E allora, la fede non appare più come una certezza tranquilla, ma come una lotta che continua anche nel cuore della notte.