Frammenti d'autore

Un amico di Kafka

💬 LA SCOMMESSA

Il pasto del venerdì sera era finito, ma le candele ardevano ancora nei candelieri d'argento. Dietro la stufa strideva un grillo e lo stoppino della lampada mandava il suono lieve di un risucchio mentre aspirava il kerosene. Sulla tavola coperta era posata una caraffa di cristallo con il vino e la tazza d'argento della benedizione, che portava inciso il muro del Pianto. Accanto era posato un coltello da pane con il manico di madreperla e il tovagliolo del challah, ricamato con il filo d'oro.

Il padrone di casa, ancora giovane, aveva gli occhi azzurri e la barbetta bionda. La sua zimarra del sabato non era di satin, come esige la tradizione dei chassidim, ma di seta. Aveva anche un colletto increspato intorno al collo e un nastro a mo' di cravatta. La padrona di casa indossava un abito arabescato e la parrucca bionda ornata di pettini. Aveva il volto di una giovinetta: rotondo, senza una ruga, con il naso piccolo e gli occhi ardenti.

Fuori, la neve alta luccicava sotto la luna piena. Il gelo tentava continuamente di disegnare sui vetri delle finestre un albero, un fiore, una foglia di palma, un cespuglio, ma nel calore della stanza le sagome si dissolvevano rapidamente.

Su una sedia era acciambellata la gatta di famiglia, ben pasciuta di bocconcini gettati dal tavolo, il ventre pregno di gattini. I suoi occhi, verdi come l'uvaspina, fissavano l'ospite. Era un uomo dal dorso eretto, con la barba che sembrava fatta di sporche falde di cotone e che indossava la zimarra di tutti i giorni annodata alla vita con una corda. Aveva il naso rosso, perché aveva già scolato almeno mezza bottiglia di vodka. Di sotto le sopracciglia folte, gli occhi penetranti come aghi scrutavano in giro. La sua mano, abbandonata sulla tovaglia bianca, aveva le unghie spesse, una ragnatela di vene, ed era coperta di peli.

Disse: «È una storia lunga. Sarà per un altro giorno. Ora probabilmente vorrete andare a dormire». # Altro
✦ Isaac B. Singer. Un amico di Kafka. Longanesi, 1974

Le candele non si sono ancora consumate, il vino è sulla tavola, la neve splende oltre i vetri e il gelo continua a disegnare figure che il calore subito cancella. Tutto sembra raccolto in un equilibrio fragile e perfetto: la casa, la famiglia, la gatta addormentata, gli oggetti custoditi con cura. Poi c'è l'ospite. Non racconta ancora la sua storia, ma la porta addosso come un bagaglio ingombrante. Gli occhi, la barba, la vodka, il silenzio: tutto lascia intuire che dietro quelle poche parole si nasconda molto più di quanto venga detto. A volte, una storia comincia proprio dall'attesa del suo racconto.