La morte di Matusalemme
💬 L'ebreo di Babilonia
L'ebreo di Babilonia, come veniva chiamato quel facitore di miracoli, viaggiò tutta la notte su una diligenza che lo portava da Lublino al villaggio di Tarnigrod. Il vetturino, un uomo di bassa statura e spalle larghe, tacque per tutto il percorso. A un certo punto, poi, annuì e fece sentire lo schiocco della frusta al cavallo, che procedeva lentamente, passo dopo passo. Il vecchio ronzino, una femmina, chinò le orecchie e si guardò alle spalle con grandi occhi che esprimevano una curiosità di natura umana e riflettevano la luce della luna piena. Sembrava incuriosita da quello strano passeggero, che indossava un gabbano di velluto con bordi in pelliccia, come di pelliccia era il cappello che portava in testa. Sollevò persino il nero labbro superiore a formare una sorta di sorriso equino. Il facitore di miracoli rabbrividì e mormorò una formula magica, da cui il vetturino capì quale persona pericolosa fosse il suo passeggero.
«I-uu, cammina, lazzarona di una bestia!»
La diligenza oltrepassò campi arati, fienili e un mulino a vento in moto, che comparve, scomparve e riapparve. Le sue braccia tese sembravano indicare loro la via. Un gufo fece sentire il suo verso e una cometa si staccò dai cieli, lasciandosi dietro una scia infuocata. Il facitore di miracoli si strinse nello scialle di lana.
«Guai a me», gemette. «Non ho più energie da riservare loro.» Si riferiva alle creature degli inferi, i demoni con cui stava battagliando da una vita. Adesso che si era fatto vecchio e fragile, avevano cominciato a vendicarsi.
Era comparso per la prima volta in Polonia una quarantina di anni prima, alto, snello come un fuscello, con addosso una tunica a strisce bianche e gialle, e con le calze bianche e i sandali indossati dagli ebrei dello Yemen e degli altri territori arabi. Diceva di chiamarsi Kaddish ben Mazliach – singolare nome – e sosteneva di avere appreso a Babilonia le arti della chiaroveggenza e della guarigione. Sapeva curare insonnia e follia, esorcizzare i dybbuk e aiutare i giovani sposi che soffrivano di impotenza o per effetto di malefici prodotti dal malocchio. Inoltre era in possesso di uno specchio nero in cui era possibile vedere le persone scomparse e morte. Si conduceva da pio ebreo – nelle fredde serate d'inverno andava persino nei bagni rituali non riscaldati, di lunedì e giovedì digiunava –, ma rabbini e capi comunità lo tenevano alla larga, accusandolo di essere uno stregone, oltre che un messaggero della Schiera Impura. Correva voce che avesse una moglie di cattiva reputazione nella città di Roma, proprio come, ai tempi, il falso Messia, il dannato Shabbatai Zevi. In tutte le città in cui si recava, le donne incinte gli venivano sottratte alla vista, mentre alle fanciulle si facevano indossare grembiuli doppi, uno davanti e uno dietro, a mo' di protezione. I genitori non permettevano ai bambini di guardarlo. A Lublino, dove si era sistemato in tarda età dopo molti anni di peregrinazioni, non gli era stato permesso di vivere nel quartiere ebraico, né di frequentare sinagoghe e case di studio, ma era invece stato costretto a trovare ricovero ai margini della città, in una casupola diroccata. Guardarlo, faceva pena. La sua barba ruvida puntava in tutte le direzioni, quasi che vi soffiasse un vento costante. Gli tremavano le mani e crollava la testa come un neonato. Eruditi e cabbalisti lo avevano avvertito da molto tempo che stava giocando con il fuoco, e che le forze del male non se lo sarebbero fatto sfuggire facilmente. # Altro
✦ Isaac B. Singer. La morte di Matusalemme. Longanesi, 1989
La notte è piena di presagi. La cavalla guarda il passeggero con occhi quasi umani, il mulino agita le sue braccia nel chiarore lunare, una cometa attraversa il cielo e un gufo rompe il silenzio. Tutto sembra partecipare al viaggio di quest'uomo ambiguo, sospeso tra santità e stregoneria, venerazione e sospetto. Per anni ha combattuto contro forze invisibili, guarito infermi, scacciato demoni e interrogato i misteri. Ma adesso è vecchio, stanco, e avverte che la lotta sta cambiando volto. Ci sono fuochi che illuminano il cammino, e fuochi che prima o poi chiedono il conto.