Basta spostare un "non", e cambiano colpe, assoluzioni, destini politici. Una doppia negazione diventa allora il simbolo di una doppia giustizia, di procedimenti che sembrano correre su binari differenti a seconda dei nomi coinvolti. "Non poteva non sapere": quattro parole sufficienti a travolgere reputazioni, carriere, vite pubbliche. Poi, improvvisamente, lo stesso meccanismo logico si rovescia: "poteva non sapere". La differenza grammaticale è minima; quella giudiziaria immensa. Dietro quel piccolo slittamento sintattico affiora un dubbio molto più inquietante: che la giustizia non aggiorni soltanto sentenze, ma perfino criteri di ragionamento, adattandoli di volta in volta alle persone che si trova davanti.