Frammenti d'autore

Della voce umana

💬 Ripiglio il filo del ragionamento. Il segno primo della pre-voce è la rapidità e perciò il mutamento in una realtà diversa che spesso la contrasta ma che è il risultato immediato dello scontrarsi con quella provocazione spesso fisica che è l'avvertimento del territorio della conoscenza. Nasce dal disordine della pre-voce (disordine regolato da un ordine, dalle leggi appunto della psicologia che alla base di ogni moto, di ogni violenza, di ogni abbandono dello spirito, mettono il peso, il comando di un desiderio che vuole farsi coscienza), la quale pre-voce è una forma ancora inclassificata di volontà di possesso, di contraccolpo a una pressione più o meno forte nel senso e nello spirito; nasce dunque da tale disordine la diversità di attitudine a manifestarsi come realtà riconoscibile e distinta, la capacità individuale di sottrarsi e insieme di servirsi delle posizioni che l'indagine psicologica indicherà. Dove, intendiamoci bene, l'importanza della psicologia non deve diminuirsi a fatto scientifico o a un amore dogmatico di riduzione a passaggi obbligati di un valore che deve essere conosciuto nella sua azione accanto agli altri valori.

Ho detto poco sopra che la pre-voce è assente dal tempo dell'uomo perché lo ignora, perché è un momento di innocenza e perciò non negativo verso le realtà che non conosce. Il passaggio rapidissimo della pre-voce alla voce è l'inizio della distruzione dell'ignoranza del tempo, del detto stato di innocenza. Ma sappiamo che un valore, nel caso nostro l'innocenza, non può cominciare e finire, sparire. Esiste sempre. Lo stato puro del detto valore può esaurirsi, ma non la coscienza dei rapporti creati, delle domande rivolte da e verso detto valore. Anche nella forma di un rifiuto реrentorio o nella violenza di un odio mortale assisteremo alla fine di momenti della azione dei valori ma mai alla fine dei valori stessi. Allora, per riassumere se è possibile: la costruzione del tempo attorno alla voce formulata è anche il dominare una data direzione indicata dalla psicologia, un portare alla luce e alla prova dei rapporti gli oscuri moti che stanno alle radici dello spirito umano anche nell'avventura dell'innocenza. Nella voce espressa che segue immediatamente il desiderio della esclamazione e del suono, s'inizia la strada della responsabilità individuale maturata nelle intonazioni, nel suono e nella parallela scelta dei nomi.

La voce umana continua nel mutamento ad essere desiderio e lacuna. La voce umana non si appaga mai di un nome, di quel nome che sa di dover pronunciare e che a un certo punto pronuncia. Ciò non sarà mai un segno di fine; sarà un riposo, una attenzione, un inconscio maturare di altri impulsi della pre-voce nell'indeterminabile suo regno. Sempre è la preoccupazione o l'ansia di una aggiunta al proprio desiderio. Insieme con il desiderio appare nella voce umana la forza delle lacune.

Voglio dire che desiderio e lacuna possono venire riunite nel nome di affermazione come avvertimento fatto a ciò che è vivo della presenza di ciò che è vivo. È perfino inutile dire che nella affermazione troviamo sempre il paziente agire della angoscia che impedisce le soste, l'appagamento del desiderio nel fisico risultato di un gesto immediato. La coscienza dell'esistere di qualcosa che impedisce l'appagamento crea la lacuna e il rinnovamento senza requie del desiderio. La lacuna è il desiderio stesso che non si realizza. Ma allora perché ho detto che, in un certo qual modo, il desiderio non deve realizzarsi? E che questo fatto positivo – il non realizzarsi – crea la coscienza delle lacune? Come può essere che esista qualcosa nello stesso momento ostacolo e aiuto? Che sia ostacolo è presto detto perché ogni desiderio pretende un proprio appagamento. Il desiderio che attende a pensarsi muore o diventa rapidamente un'altra cosa. Che sia aiuto lo sentiamo noi vivi – in modo ansioso anche se non lo possiamo dimostrare – nel rifiuto che si impone su di noi di ogni fine; ciò significa possibilità di desiderio, di formulazioni, di esistenza nel desiderio che può essere anche di formule astratte. Così, contemporaneamente, la lacuna è rossa e nera. Ma per essere tale si presenta non un terzo colore, poniamo il grigio, che permette le successive fermate ragionative attorno agli effetti diversi delle sue apparizioni e dei suoi contatti. La lacuna dunque risulta dal movimento del desiderio operante a una propria attuazione e di una sorta di "alt" all'attuazione stessa, pronunciato da una volontà prevalentemente intuitiva di sopravvivenze e di contaminazioni. Così la lacuna viene ad essere il desiderio stesso che non si realizza, con in più una repentina fuga dalla definizione: ed è il ripetersi, il rinnovarsi, l'allargarsi, il contraddirsi del desiderio aiutato dalle sue stesse mancanze. [...] # [Leggi dall'inizio]
✦ Roberto Rebora. Della voce umana e poesie inedite. Interlinea, 1998

Quando la pre-voce diventa voce, comincia anche la responsabilità: il tempo entra nella parola, e con esso la scelta dell'intonazione, del suono, dei nomi. Ma nessun nome riesce a esaurire ciò che il desiderio voleva raggiungere. Ogni parola lascia una lacuna, e proprio quella mancanza rimette in moto il desiderio. La voce umana vive così in un'inquietudine necessaria: tende all'appagamento e insieme lo oltrepassa, perché una compiutezza definitiva coinciderebbe con la fine stessa del suo movimento. La lacuna diventa allora non soltanto privazione, ma possibilità: ciò che manca impedisce alla voce di arrestarsi e la costringe continuamente a rinnovarsi.

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Mettiti alla prova: Rebora e la voce umana

Rileggi i tre frammenti e i rispettivi commenti, scegli mentalmente una risposta e poi scopri la soluzione.

1. Perché, nella riflessione di Rebora, la forma non è un porto nel quale lo spirito possa finalmente gettare l'ancora?

  • A) Perché ogni forma è necessariamente falsa e deve essere superata.
  • B) Perché la forma autentica non conclude il movimento dello spirito, ma apre qualcosa che resta ancora da leggere e da comprendere.
  • C) Perché soltanto ciò che rimane informe può appartenere veramente alla vita interiore.
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Risposta corretta: B

La forma non è un approdo definitivo né una candida sicurezza nella quale riposare. È piuttosto una soglia: raggiungerla significa accorgersi che davanti allo spirito si apre un nuovo movimento. Per questo persino la forma e la gioia possono portare con sé «allarme» e «angoscia»: non chiudono il cammino, ma annunciano qualcosa che deve ancora essere imparato a leggere.

2. Se dovessimo trasformare la «pre-voce» in un'immagine, quale le somiglierebbe di più?

  • A) Una stanza chiusa e perfettamente silenziosa, nella quale nulla cerca di manifestarsi.
  • B) Una porta ancora chiusa, contro la quale qualcosa ha già cominciato a premere per uscire.
  • C) Una frase già composta in ogni sua parola, alla quale manca soltanto di essere pronunciata.
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Risposta corretta: B

La pre-voce è ancora silenzio, ma non è più un silenzio immobile. Qualcosa vi preme dall'interno: un desiderio di rapporto, un impulso a uscire da sé e a raggiungere il mondo. Non possiede ancora parole, nomi o intonazioni; è la soglia che precede tutto questo, il momento in cui il silenzio ha già smesso di bastare a se stesso.

3. Che cosa accade quando la pre-voce oltrepassa quella soglia e diventa finalmente voce?

  • A) Entra nel tempo e deve scegliere intonazioni, suoni e nomi: per questo comincia anche la responsabilità.
  • B) Ritrova un'innocenza assoluta, perché la parola libera chi parla dalle conseguenze delle proprie scelte.
  • C) Raggiunge una forma definitiva nella quale ogni parola coincide perfettamente con ciò che si voleva esprimere.
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Risposta corretta: A

Finché rimane pre-voce, il desiderio appartiene a una regione quasi senza tempo, ancora priva di determinazioni. Diventando voce deve invece attraversare la frontiera della scelta: assumere un'intonazione, un suono, un nome. Ogni parola pronunciata lascia qualcosa alle proprie spalle e prende una direzione. È in questo passaggio dall'indistinto alla forma che nasce la responsabilità.

4. Perché la «lacuna» che rimane fra ciò che desideriamo esprimere e le parole con cui tentiamo di dirlo non è soltanto un buco da colmare?

  • A) Perché dimostra che il linguaggio ha fallito e che sarebbe preferibile tornare definitivamente al silenzio.
  • B) Perché ciò che resta incompiuto rimette in movimento il desiderio: la mancanza diventa anche una possibilità di continuare.
  • C) Perché ogni lacuna può essere eliminata trovando, prima o poi, il nome perfettamente adeguato a ciò che si voleva dire.
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Risposta corretta: B

Nessun nome riesce a esaurire interamente ciò che il desiderio cercava. Rimane sempre una fessura fra la parola e ciò verso cui essa tende. Ma proprio da quella fessura il movimento può ricominciare: la lacuna non è soltanto una ferita, è anche un'apertura. Se la voce trovasse una compiutezza assoluta, non avrebbe più nulla verso cui tendere; colmandosi del tutto, finirebbe quasi per spegnersi.