Della voce umana
💬 Ora comincio a dire qualcosa intorno alla voce umana. Se mi lascio trasportare dai moti di affinità o di dipendenza finisco, per mancanza di controllo, che della voce umana qui parlerei come di argomento secondario. Invece bisognerà parlare delle dipendenze dalla voce umana nascenti. Ma tutto ciò dovrà prodursi naturalmente. La voce umana mi pare che voglia rifiutare qualsiasi definizione e ciò anche a prescindere dalla mia poca simpatia per "la" definizione. Rifiutarla perché la sua prima natura non trattiene in sé che una classificazione scientifica la quale ne determina l'origine e l'ufficio, diremmo il suo corso fisiologico. L'interesse per la presente violazione prende radice allora subito dopo, quando la voce sta assolvendo al proprio compito e crea i rapporti e le solitudini. Naturalmente anche le solitudini sono rapporti.
Nel momento del rifiuto delle definizioni mi trovo obbligato a dire qualcosa che sta nella larga sfera delle definizioni stesse; e insieme mantengo lo spirito di indipendenza accennato.
La voce umana è un desiderio e una lacuna. È qualcosa che comincia e ritorna nell'assoluta forma di un gesto di rivelazione per sé stesso esistente e sul quale, così creato, si accentrano le possibilità di reazione a una verità di solitudine in un primo tempo istintivamente accolta. Vediamo ora di manovrare su questi iniziali elementi.
Esiste un valore nello spirito che si agita, si forma, si perde, si riforma nei meandri delle provocazioni, nelle zone senza lotta, di calma, in quelle di furore e di pretesa, e in certe allucinanti aperture che sogliono essere sondate dalla psicologia. Questo valore lo vorrei chiamare la pre-voce, ed è un momento del travaglio della manifestazione individuale che si differenzia dalla riflessione, dalla meditazione, dal lento fabbricarsi dell'ordine dei pensieri, per un proprio impulso, una fretta di pronuncia e, direi, di suono; una prova di echi in seguito alla improvvisa libertà da origini indeterminabili.
La pre-voce è il momento di silenzio che precede il desiderio di una esclamazione, di un richiamo, di una piena e concitata parola sorpresa al suo stato naturale. Precede il desiderio perché è la formazione del desiderio stesso. La pre-voce è un momento nel silenzio che non ammette più il silenzio e lo supera anche irrazionalmente. Essa "non ha tempo" verificandosi in una scossa e in un mutamento. Essa, contemporaneamente, è uno dei tanti misteri operati dal tempo. La sua assenza dal tempo è veramente una ignoranza (una innocenza) che non incide, è evidente, su ciò che non conosce. La meditazione e simili, vivono e si formano nel silenzio per durare nel silenzio e manifestarsi attraverso la voce in un ritmo determinato di volta in volta dall'ottenimento di risultati o di approssimazioni. Perché il momento della pre-voce è un momento psicologico? Non potrebbe essere soltanto fisiologico, tutto affidato al sensuale bisogno di una manifestazione e di un ascolto? Ma anche questo è pure per la psicologia e in più esistono altri lineamenti da rilevare.
Stabiliamo dunque che la pre-voce è desiderio del mondo, il rapidissimo risultato (abbiamo detto: anche irrazionale) dell'ottenuta coscienza o intuizione del silenzio; la formulazione, quasi sempre confusa e incompleta e assurda nelle sue necessità imperiose e nel suo disordine, di un giudizio e di un rapporto. Un giudizio qualsiasi e un rapporto qualsiasi, vorrei dire se ciò non fosse troppo assoluto. Ora se la pre-voce è una delle forme di desiderio del mondo, devo subito aggiungere che essa muta la propria sostanza psicologica nella formulazione (ho notato: rapidissimo momento) dell'atto di desiderare, cioè di dare una forma e uno stile al proprio avvenire.
Esiste qualcosa di non nato ancora ma già perfetto nella propria nebbia, nel proprio mistero, nel proprio dolore, in tutti quegli elementi atti a una prova di esistenza: ed è il grido dell'uomo di fronte al riconoscimento della propria nascita, al rumore di ciò che precede e segue. Un insegnamento e una fuga da certi limiti e verso certi limiti. Naturalmente di questo grido che è perfezione nella capacità di esprimere le forze dell'uomo senza conoscerle e perciò senza subire da tale conoscenza un nuovo impulso all'angoscia e all'amore dei nomi scoperti e temuti; di questo grido voglio cercare la strada di un suo accanimento verso la perfezione del proprio essere. Perfezione in quanto realtà determinabile dalla sua stessa presenza e dai suoi vuoti; non perfezione in quanto perfezione. Perciò uso la parola per il chiaro determinarsi di qualcosa che esiste e che francamente individuata dimostra tutta la sua necessaria imperfezione. [...] # [Continua ]
✦ Roberto Rebora. Della voce umana e poesie inedite. Interlinea, 1998
La voce nasce prima della parola, in quel punto ancora oscuro che si può chiamare "pre-voce": il silenzio che ha già smesso di bastare e si tende verso il mondo. Non è ancora discorso, ma desiderio di rapporto, impulso a uscire da sé, bisogno di dare forma al proprio avvenire. In quella scossa rapidissima, ancora innocente perché ignara del tempo, qualcosa cerca di manifestarsi prima ancora di conoscersi. È un grido che contiene già la necessità dell'esistenza, pur senza possederne ancora i nomi: una presenza imperfetta, ma proprio per questo viva, che comincia a cercare la propria forma.