Il cavallo a dondolo
💬 Cane da circo
La mia collega pakistana Dunjboy è, come quasi tutti i musulmani, straordinariamente tenera con gli animali di piccole dimensioni. In casa sua (abita una mezza spelonca a Montmartre fra gli stracci e l'uvaspina della rue Saint-Vincent) certi pomeriggi di primavera, fra tortore, gatti, pappagalli domestici e lucertole e farfalle di passaggio par d'essere dentro un quadro di Breughel il vecchio.
Qualche mese fa, al sopravvenire della primavera, ebbe desiderio di un'opera buona a favore d'un cane. Andò alla fourrière che è il deposito dove gli accalappiacani lasciano per tre giorni le bestie prima di accopparle col gas.
«Entrai», mi racconta, «e lo vidi subito. Era un fox-terrier che mi scrutava con una strana superbia. Non ho mai visto un cane costruito così: le gambe stecchite, ridicole, e il torso, invece, potentissimo. Era come se si fossero impastate due razze completamente differenti, una robusta e una tubercolotica, per mettere insieme una caricatura di fox-terrier . Lo porto a casa. Mangia con dignità, senza muovere mai la coda. Gli indico la cuccia su un vecchio cuscino. Si mette a dormire. Dopo due ore, tornando dal cinema, passo in cucina a vedere se dorme sempre: miracolo! Dorme in una posa stranissima, a pancia per traverso e con una delle zampe anteriori sotto la testa, esattamente come Paolina Borghese. Da quella prima sera il mistero è entrato nella mia casa. Strane tendenze, gesti assolutamente imprevedibili, silenzi da coccodrillo, collere ingiustificate, una volta l'ho sorpreso sul tavolo a bere vino rosso dal mio bicchiere.
«Col passare delle settimane gli avvenimenti più singolari si manifestano nella sua condotta: il 14 luglio, mentre aprivo la radio per sentire la cronaca della rivista militare, il cane, improvvisamente, ai primi accordi della banda, drizza le orecchie, fa un doppio salto mortale e comincia, con mio terrore, a girar per casa camminando sulle zampe anteriori e tenendo tutto il resto del corpo dritto per aria come una candela.
«Quel giorno ho avuto i primi sospetti, ma la conferma definitiva è venuta una settimana più tardi, mentre lo tenevo al guinzaglio sugli Champs-Élysées. Il Presidente Coty andava all'Arco di Trionfo preceduto dalla guardia a cavallo: appena il primo quadrupede arrivò alla nostra altezza, il cane si alzò in piedi e, ritto sulle zampe stavolta posteriori, cominciò a sfilare impettito sul marciapiedi, in sincronismo col cavallo bianco. Era un cane da circo!
«L'avevano abbandonato alla fine di chi sa che carriera! Ora in casa non ho un cane, ma un vecchio acrobata, pieno di nostalgie e di amarezza. Si alza di notte, sento un orribile tramestio: accendo la luce. È lui che cammina a testa in giù e coi piedi in aria. Quando apro la radio e si sente musica, cominciano i salti mortali all'avanti e all'indietro. Ma è vecchio, sbaglia i calcoli, cade, sbatte la testa sui mobili, si rialza, è uno spettacolo da strappare le lacrime. Ormai non beve altro che vino rosso. A casa mia non abita un cane, ma un vecchio pagliaccio alcoolizzato. Un giorno o l'altro lo troverò impiccato in cucina.» [...] # Altro
✦ Enrico Fulchignoni. Il cavallo a dondolo. Il Borghese, 1970
La cosa comica è che il cane non dimentica mai di essere stato qualcuno. Può cambiare casa, padrone, abitudini; può invecchiare, bere troppo, sbagliare i salti e finire contro i mobili. Ma basta una banda, un cavallo, un po' di musica, perché il corpo ricordi prima ancora della mente. E allora, dietro la caricatura del fox-terrier, ricompare il vecchio artista: ridicolo, ostinato, malinconico, ancora prigioniero del proprio numero. Fa ridere proprio perché non ha smesso di essere ciò che era; e commuove perché ormai lo è troppo tardi.