Frammenti d'autore

La vita pensata

💬 XXIII. Cos'è la saggezza, e perché i filosofi la amano tanto?

Filosofia significa amore della saggezza. Ma cos'è la saggezza? E cosa vuol dire amarla? La saggezza è una forma di comprensione di ciò che è importante, in cui questa comprensione informa il pensiero e l'azione dell'individuo (saggio). Le cose di minore importanza sono messe nella giusta prospettiva. La comprensione propria della saggezza è una comprensione particolare, per tre motivi: per i temi che concerne – le questioni fondamentali della vita; per il particolare valore che riveste nella vita; e perché non è universalmente condivisa. Una cosa di cui tutti fossero a conoscenza potrebbe sì essere importante, ma non sarebbe saggezza.

La saggezza è pratica; è un aiuto. La saggezza è ciò che si deve comprendere per poter vivere bene, affrontare i problemi fondamentali ed evitare i pericoli propri della(e) condizione(i) in cui si ritrovano gli esseri umani.

Questa definizione generale è fatta in modo da potersi adattare alle diverse concezioni particolari della saggezza. Tali concezioni possono avere un'idea diversa degli scopi (o dei pericoli) e del loro ordine di importanza, degli strumenti da usare, e così via, ma ciò che le rende tutte concezioni della saggezza, anche quando hanno contenuti diversi, è che hanno questa forma generale. Esse riempiono lo schema «Ciò che si deve sapere per poter vivere bene e affrontare...», ma questo schema, pur includendo diverse concezioni della saggezza, non è vuoto. Non ci si può mettere qualunque cosa (il parmigiano, ad esempio). Anzi, uno schema che definisce la saggezza un genere di comprensione o sapere potrebbe sembrare eccessivamente limitato. Non si potrebbe forse sostenere che la vita migliore è una vita vissuta senza alcun genere di sapere o comprensione? Può darsi, ma se dal canto suo questa teoria potrebbe (se giusta) contenere della saggezza, non proporrebbe un modello di vita saggia, indipendentemente dalle sue altre virtù. Il discorso può essere generalizzato. Se la saggezza è una cosa particolare che un individuo può avere o non avere, potrebbe esistere una teoria secondo cui la vita migliore è una vita che non ha questa cosa particolare. In tal modo si potrebbe accusare qualunque teoria della saggezza di negare arbitrariamente che alcuni generi di vita possano essere i migliori, cioè quelli che non contengono la cosa definita saggezza. Ma questa accusa sarebbe sbagliata; la teoria in quanto tale non nega che particolari generi di vita possano essere i migliori, ma solo che siano saggi. Teoricamente è senz'altro possibile che la saggezza descriva la vita migliore o superiore come una vita di cui essa stessa, a sua volta, non fa parte. D'altro canto, io qui presumo che la saggezza sia un mezzo che conduce alla vita migliore e insieme parte integrante di questa vita. Qualunque teoria della saggezza incompatibile con questo doppio ruolo è, a mio parere, errata. Se la saggezza è un certo genere di sapere o comprensione, siamo tenuti a valorizzare questo genere di sapere e a dire che anche la vita migliore o superiore ne contiene almeno un po'. In che misura e in che forma bisogna avere questo sapere non è stabilito dalla descrizione generale della saggezza.

Saggezza non è solo conoscere le verità fondamentali, se queste non servono a guidare la vita o a delineare il suo significato. Se le profonde verità fisiche sull'origine e il funzionamento dell'universo avessero una scarsa rilevanza pratica e non cambiassero la nostra immagine del significato dell'universo e del nostro posto dentro di esso, conoscerle non sarebbe saggezza. (D'altro canto, una teoria che collegasse l'origine e la durata dell'universo ai disegni di un essere divino potrebbe considerare saggezza una conoscenza di questo genere che portasse a delle conclusioni sullo scopo e la migliore conduzione della vita umana.)

La saggezza non è un sapere particolare, ma un insieme di saperi diversi. L'elenco di ciò che una persona saggia deve sapere e comprendere è vario: i fini e i valori più importanti della vita – il fine ultimo, se ve ne è uno; quali mezzi portano a tali fini senza costi eccessivi; quali pericoli minacciano il raggiungimento di questi fini; come riconoscere ed evitare o ridurre al minimo tali pericoli; come si comportano esseri umani diversi nelle loro azioni e motivazioni (di fronte a pericoli o opportunità); cosa non è possibile ottenere (o evitare); che cosa è opportuno e quando; sapere quando determinati fini sono stati sufficientemente raggiunti; quali limiti sono inevitabili e come accettarli; come migliorare se stessi e i propri rapporti con gli altri o con la società; sapere qual è il valore vero e non superficiale delle cose; quando assumere una prospettiva a lungo termine; conoscere la varietà e pertinacia dei fatti, delle istituzioni e della natura umana; capire quali sono le proprie reali motivazioni; come affrontare le tragedie e i dilemmi principali della vita, e anche le cose più belle. Non mancano neppure elementi di saggezza negativa: certe cose non sono importanti, certe altre non sono mezzi efficaci, ecc. Ogni buona raccolta di aforismi conterrà questo e altro, tra le pieghe del suo cinismo mordace.

Forse la varietà della saggezza è solo apparente, e in realtà essa può fluire tutta da un unico sapere fondamentale, ma questo non andrebbe presupposto o postulato fin dall'inizio. Un individuo che avesse compreso quell'unica verità da cui fluisce tutta la saggezza sarebbe più saggio di un altro che vivesse e insegnasse come lui ma che avesse capito solo la varietà? Il primo vedrebbe più in profondità, ma se la sintesi teorica non potesse avere alcuna conseguenza pratica non è detto che sarebbe più saggio.

Una persona saggia sa tutte queste cose diverse e le vive. Uno che le sapesse soltanto, che desse buoni consigli agli altri ma vivesse da sciocco, non sarebbe saggio. Avremmo il sospetto che c'è almeno una cosa che questa persona non sa: come applicare tutto quello che sa. Non è possibile, tuttavia, che egli in realtà sappia applicare tutto quello che sa, e semplicemente non lo faccia? Uno può saper nuotare senza per questo andare a nuotare. Indipendentemente da come rispondiamo a questa domanda, per essere saggia una persona non deve solo avere sapere e comprensione – avere saggezza, se volete – ma deve anche usarla e viverla. Questo però non significa che, oltre alla sua comprensione e al suo sapere pratico, la persona saggia deve possedere anche qualcos'altro, qualcosa che serve ad applicare il sapere e a produrre una vita conforme ad esso. Essere saggi forse significa semplicemente vivere in un certo modo grazie alla propria comprensione e al proprio sapere pratico; non c'è bisogno di un terzo fattore che sia contemporaneamente una parte della saggezza e un mezzo per passare da quel sapere alla sua attuazione nella vita. # Altro
✦ Robert Nozick. La vita pensata: meditazioni filosofiche. BUR Rizzoli, 2004

La saggezza non consiste nel sapere più cose degli altri, ma nel riconoscere quali sono quelle che meritano davvero di orientare una vita. Tutto il resto trova allora spontaneamente la propria misura: ciò che è essenziale acquista peso, ciò che è secondario smette di reclamarlo. Ma questa comprensione rimane incompiuta finché non diventa modo di vivere. Le idee possono abitare la mente; la saggezza comincia soltanto quando scende nei gesti, nelle scelte, nel carattere. È allora che il pensiero cessa di essere un esercizio dell'intelligenza e diventa una forma silenziosa di fedeltà a ciò che abbiamo riconosciuto come vero.

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