Frammenti d'autore

La nozione di persona(Q)

💬 La persona, essere psicologico

A questo punto, vorrete scusarmi se, riassumendo un certo numero di ricerche personali e di innumerevoli opinioni di cui si può tracciare la storia, vi sottopongo più idee che prove.

Intanto, la nozione di persona doveva subire un'altra trasformazione prima di diventare quella che è diventata da meno di un secolo e mezzo fa, la categoria dell'io. Lontana dall'essere l'idea primordiale, innata, chiaramente iscritta dal tempo di Adamo nel più profondo del nostro essere, essa continua, quasi fino ai nostri giorni, a costruirsi lentamente, a chiarirsi, a specificarsi, a identificarsi con la conoscenza di sé, con la coscienza psicologica.

Il lungo travaglio della Chiesa, delle Chiese, dei teologi, dei filosofi scolastici, dei filosofi della Rinascenza – scossi dalla Riforma – causò anche qualche ritardo e frappose degli ostacoli alla creazione dell'idea che ora riteniamo chiara. La mentalità dei nostri antenati fino al XVII secolo, e anche fino alla fine del XVIII, è assillata dal desiderio di sapere se l'anima individuale sia una sostanza o sorretta da una sostanza, se sia la natura dell'uomo o se sia solo una delle due nature dell'uomo; se sia una e inscindibile o divisibile e separabile; se sia libera, fonte assoluta di azione – o se sia determinata e vincolata da altri destini, da una predestinazione. Ci si chiede con ansietà da dove venga, chi l'abbia creata e chi la guidi. E nel dibattito delle sette, delle chiesuole e delle grandi istituzioni della Chiesa e delle scuole filosofiche, delle Università in particolare, non si va gran che oltre il risultato già acquisito fin dal IV secolo della nostra era. Il concilio di Trento pone fortunatamente termine a polemiche inutili sulla creazione personale di ogni anima.

Del resto, quando si parla delle funzioni precise dell'anima, è al pensiero, al pensiero discorsivo, chiaro, deduttivo che il Rinascimento e Cartesio si rivolgono per comprenderne la natura. È a questo problema che si collega il rivoluzionario Cogito ergo sum; è qui che si colloca l'opposizione spinoziana tra l'«estensione» e il «pensiero». È solo una parte della coscienza che viene considerata.

Perfino Spinoza ha conservato l'antica idea sull'immortalità dell'anima. È noto che egli non crede alla sussistenza dopo la morte di una parte dell'anima diversa da quella che è animata dall'«amore intellettuale di Dio». Egli ripete, in fondo, Maimonide, che ripeteva a sua volta Aristotele (De an., 408, 6, cfr. 430 a. Gen. an., II, 3, 736 b). Solo l'anima poetica può essere eterna, perché le altre due anime, la vegetativa e la sensitiva, sono necessariamente legate al corpo e l'energia del corpo non penetra nella νοῦς. – E, nello stesso tempo, per una opposizione naturale, messa bene in luce da Brunschvicg, è Spinoza ad avere, meglio di Cartesio e meglio dello stesso Leibniz, la visione più corretta dei rapporti della coscienza individuale con le cose di Dio, per aver posto prima di tutto il problema etico.

Il problema della persona, la quale non è altro se non coscienza, non ha trovato la sua soluzione presso i cartesiani, ma in altri ambienti. L'importanza dei movimenti settari durante tutto il corso dei secoli XVII e XVIII per la formazione del pensiero politico e filosofico non poteva essere maggiore. Fu in questi movimenti che vennero poste le questioni riguardanti la libertà individuale, la coscienza individuale, il diritto di comunicare direttamente con Dio, di essere il sacerdote di se stessi, di avere un Dio interiore. Le nozioni dei Fratelli Moravi, dei Puritani, dei seguaci di Wesley, dei pietisti formano la base su cui si stabilisce la nozione: la persona = l'io; l'io = la coscienza – e ne è la categoria originaria.

Tutto questo è abbastanza recente. Ci volle Hume per dire, rivoluzionando tutto (dopo Berkeley che aveva cominciato), che, nell'anima, ci sono solo stati di coscienza, «percezioni»; egli però finiva con l'esitare davanti alla nozione di «io» come categoria fondamentale della coscienza. Gli Scozzesi portarono nuovi contributi alle sue idee.

È solo con Kant che essa prende una forma precisa. Kant era pietista, swedenborghiano, allievo di quel debole filosofo ma psicologo e teologo avveduto che fu Tetens; l'«io» inscindibile egli lo trovava intorno a sé. Kant pose, ma senza risolverlo, il problema consistente nel sapere se l'«io», das Ich, sia una categoria.

Chi rispose infine che ogni fatto di coscienza è un fatto dell'«io», chi fondò tutta la scienza e tutta l'azione sull'«io», fu Fichte. Kant aveva già fatto della coscienza individuale, del carattere sacro della persona umana, la condizione della ragion pratica. Fu Fichte a farne la categoria dell'«io», condizione della coscienza e della scienza, della ragion pura.

Da questo momento la rivoluzione delle menti è un fatto compiuto, ciascuno di noi ha il proprio «io», eco delle Dichiarazioni dei Diritti che avevano preceduto Kant e Fichte.

Conclusione

Da un semplice mascheramento alla maschera, da un personaggio a una persona, a un nome, a un individuo, da questo a un essere di un valore metafisico e morale, da una coscienza morale a un essere sacro, da questo a una forma fondamentale del pensiero e dell'azione: il percorso è compiuto.

Chi può sapere quali saranno ancora i progressi dell'Intelletto su questo argomento? Quale luce getteranno su questi problemi recenti la psicologia e la sociologia, già progredite, ma che devono progredire di più?

Chi può sapere, inoltre, se questa «categoria», che tutti ora riteniamo fondata, sarà sempre riconosciuta tale? Essa ha una forma e un fondamento solo per noi, presso di noi. Perfino la sua forza morale – il carattere sacro della persona umana – è posta in discussione non soltanto in tutto l'oriente, dove non si è pervenuti alle nostre conoscenze, ma anche in paesi in cui tale principio è stato scoperto. Noi abbiamo grandi beni da difendere, con noi può scomparire l'Idea. Non facciamo i moralisti.

Non dobbiamo, tuttavia, neanche speculare troppo. Diciamo che l'antropologia sociale, la sociologia, la storia ci insegnano a vedere come il pensiero umano «cammini» (Meyerson); esso giunge lentamente ad articolarsi attraverso le epoche, le società, i loro contatti, i loro cambiamenti, per le vie apparentemente più rischiose. Lavoriamo per dimostrare che bisogna prendere coscienza di noi stessi, per perfezionarlo e articolarlo ancora meglio. [...] # [Leggi dall'inizio]
✦ Marcel Mauss. Teoria generale della magia e altri saggi. Einaudi, 1965

L'ultimo passo conduce all'uomo moderno. La persona non è più soltanto una maschera, un nome, un diritto, una coscienza morale o una sostanza spirituale ma diventa l'«io», il luogo in cui ciascuno riconosce se stesso come individuo unico. Anche questa conquista, che oggi sembra la più naturale del mondo, è il risultato di una storia lunghissima: l'identità non è stata scoperta una volta per sempre ma si è lentamente costruita fino a diventare il centro della nostra esperienza, delle nostre libertà e delle nostre responsabilità.

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Mettiti alla prova: Mauss e l'archeologia dell'Io

Rileggi i quattro frammenti e i rispettivi commenti. Dietro la storia della parola «persona» si nasconde un percorso molto più vasto: l'archeologia di ciò che oggi chiamiamo «io», costruito nei secoli attraverso riti, diritto, morale, religione e filosofia. Dopodiché, scegli mentalmente la tua risposta e scopri la soluzione.

1. Quando Mauss scrive che a Roma la «persona» diventa «più che un fatto di organizzazione, più che un nome o un diritto a un personaggio e una maschera rituale», quale trasformazione sta indicando?

  • A. La persona comincia a identificarsi con l'interiorità dell'individuo e con la coscienza che egli possiede di sé, indipendentemente dalla posizione occupata nella società.
  • B. La persona acquista una consistenza propriamente giuridica: non è più soltanto maschera, nome o ruolo rituale, ma una condizione riconosciuta dal diritto, fino alla persona civile del cittadino libero.
  • C. Le antiche prerogative rituali dei clan vengono progressivamente estese a tutti, cosicché maschere, nomi e immagini degli antenati cessano di distinguere famiglie e condizioni sociali.
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Risposta corretta: B

Mauss definisce la persona romana «un fatto fondamentale del diritto». Maschera, nome, imago, appartenenza alla gens non scompaiono, ma acquistano una nuova consistenza giuridica. Non siamo ancora all'«io» interiore della risposta A; e neppure, come suggerisce C, tutte le antiche prerogative vengono rese comuni: alcune rimangono legate a famiglie privilegiate, mentre lo schiavo è ancora escluso dalla persona: «Servus non habet personam».

2. Che cosa significa l'affermazione secondo cui «la coscienza morale introduce la coscienza nella concezione giuridica del diritto»?

  • A. Il significato morale sostituisce quello giuridico: la persona cessa ormai di essere definita da diritti, funzioni e condizioni civili e dipende soltanto dal giudizio interiore dell'individuo.
  • B. Alla persona riconosciuta dal diritto si aggiunge una nuova dimensione: essa viene concepita come essere cosciente, indipendente, autonomo, libero e responsabile, capace anche di giudicare moralmente se stesso.
  • C. La persona viene identificata con il «personaggio» che ciascuno sceglie di rappresentare nella vita, trasferendo nella coscienza individuale l'antica funzione della maschera rituale.
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Risposta corretta: B

Il passaggio è un arricchimento, non una sostituzione. «Alle funzioni, agli onori, alle cariche, ai diritti» si aggiunge la persona morale cosciente. La maschera e il personaggio rimangono sullo sfondo, ma ora prendono forma la coscienza del bene e del male, l'autonomia e la responsabilità. La persona comincia così a essere non soltanto ciò che gli altri riconoscono, ma anche ciò che ciascuno costruisce e giudica davanti a se stesso.

3. Perché, dopo la persona giuridica e quella morale, Mauss afferma che mancava ancora una «base metafisica certa»?

  • A. Perché occorreva compiere un ulteriore passaggio: dalla persona come stato, diritto e coscienza morale alla persona umana in quanto tale, concepita come realtà individuale e irriducibile.
  • B. Perché era necessario estendere la personalità giuridica dagli individui alle corporazioni, alle città e alle fondazioni, attribuendo anche ad esse una realtà autonoma.
  • C. Perché il pensiero greco-romano non aveva ancora collegato alla persona la libertà, la responsabilità e la coscienza del bene e del male, che sarebbero sorte soltanto con il cristianesimo.
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Risposta corretta: A

Il passaggio decisivo è quello dall'«uomo rivestito di uno stato» all'uomo tout court. La persona non è più soltanto una condizione riconosciuta dal diritto o un soggetto moralmente responsabile: acquista una consistenza propria, condensata nella formula «substantia rationalis individua». La coscienza morale della risposta C appartiene già alla tappa precedente; le persone collettive ricordate in B rappresentano invece un'altra applicazione giuridica del concetto.

4. Che cosa mostra, nel suo insieme, il percorso che conduce dalla «maschera» alla moderna «categoria dell'io»?

  • A. Che sotto forme diverse le società hanno sempre posseduto, in sostanza, la stessa idea dell'individuo moderno, progressivamente liberata nel corso dei secoli dai suoi rivestimenti rituali e religiosi.
  • B. Che l'«io» moderno non è un dato originario e già compiuto, ma il risultato di una lunghissima stratificazione nella quale riti, clan, nomi, diritto, morale, religione e filosofia hanno concorso alla formazione della persona.
  • C. Che la scoperta moderna della coscienza ha infine sostituito le precedenti concezioni sociali, giuridiche e religiose della persona, rendendole semplici sopravvivenze di un passato ormai superato.
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Risposta corretta: B

Mauss nega espressamente che la «categoria dell'io» sia un'idea primordiale e innata: essa si è costruita, chiarita e specificata lentamente. Nella conclusione ricapitola il percorso «da un semplice mascheramento alla maschera, da un personaggio a una persona, a un nome, a un individuo», fino alla coscienza morale e a una «forma fondamentale del pensiero e dell'azione». È questa la grande archeologia dell'Io compiuta dal saggio. Ciò che l'uomo moderno sente come più intimo e immediatamente proprio poggia sopra fondamenta costruite nei millenni. Come una città antica, la coscienza continua a vivere sopra strati che quasi nessuno vede più, ma senza i quali la città stessa non esisterebbe. E conoscere quella storia non significa arrestare il cammino: significa prendere coscienza di noi stessi per continuare ad articolarlo e perfezionarlo.