L'ultimo passo conduce all'uomo moderno. La persona non è più soltanto una maschera, un nome, un diritto, una coscienza morale o una sostanza spirituale ma diventa l'«io», il luogo in cui ciascuno riconosce se stesso come individuo unico. Anche questa conquista, che oggi sembra la più naturale del mondo, è il risultato di una storia lunghissima: l'identità non è stata scoperta una volta per sempre ma si è lentamente costruita fino a diventare il centro della nostra esperienza, delle nostre libertà e delle nostre responsabilità.
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Rileggi i quattro frammenti e i rispettivi commenti. Dietro la storia della parola «persona» si nasconde un percorso molto più vasto: l'archeologia di ciò che oggi chiamiamo «io», costruito nei secoli attraverso riti, diritto, morale, religione e filosofia. Dopodiché, scegli mentalmente la tua risposta e scopri la soluzione.
1. Quando Mauss scrive che a Roma la «persona» diventa «più che un fatto di organizzazione, più che un nome o un diritto a un personaggio e una maschera rituale», quale trasformazione sta indicando?
Risposta corretta: B
Mauss definisce la persona romana «un fatto fondamentale del diritto». Maschera, nome, imago, appartenenza alla gens non scompaiono, ma acquistano una nuova consistenza giuridica. Non siamo ancora all'«io» interiore della risposta A; e neppure, come suggerisce C, tutte le antiche prerogative vengono rese comuni: alcune rimangono legate a famiglie privilegiate, mentre lo schiavo è ancora escluso dalla persona: «Servus non habet personam».
2. Che cosa significa l'affermazione secondo cui «la coscienza morale introduce la coscienza nella concezione giuridica del diritto»?
Risposta corretta: B
Il passaggio è un arricchimento, non una sostituzione. «Alle funzioni, agli onori, alle cariche, ai diritti» si aggiunge la persona morale cosciente. La maschera e il personaggio rimangono sullo sfondo, ma ora prendono forma la coscienza del bene e del male, l'autonomia e la responsabilità. La persona comincia così a essere non soltanto ciò che gli altri riconoscono, ma anche ciò che ciascuno costruisce e giudica davanti a se stesso.
3. Perché, dopo la persona giuridica e quella morale, Mauss afferma che mancava ancora una «base metafisica certa»?
Risposta corretta: A
Il passaggio decisivo è quello dall'«uomo rivestito di uno stato» all'uomo tout court. La persona non è più soltanto una condizione riconosciuta dal diritto o un soggetto moralmente responsabile: acquista una consistenza propria, condensata nella formula «substantia rationalis individua». La coscienza morale della risposta C appartiene già alla tappa precedente; le persone collettive ricordate in B rappresentano invece un'altra applicazione giuridica del concetto.
4. Che cosa mostra, nel suo insieme, il percorso che conduce dalla «maschera» alla moderna «categoria dell'io»?
Risposta corretta: B
Mauss nega espressamente che la «categoria dell'io» sia un'idea primordiale e innata: essa si è costruita, chiarita e specificata lentamente. Nella conclusione ricapitola il percorso «da un semplice mascheramento alla maschera, da un personaggio a una persona, a un nome, a un individuo», fino alla coscienza morale e a una «forma fondamentale del pensiero e dell'azione». È questa la grande archeologia dell'Io compiuta dal saggio. Ciò che l'uomo moderno sente come più intimo e immediatamente proprio poggia sopra fondamenta costruite nei millenni. Come una città antica, la coscienza continua a vivere sopra strati che quasi nessuno vede più, ma senza i quali la città stessa non esisterebbe. E conoscere quella storia non significa arrestare il cammino: significa prendere coscienza di noi stessi per continuare ad articolarlo e perfezionarlo.