Frammenti d'autore

Fantasmi italiani

💬 L'Impegno degli Scrittori, invece, continua correntemente a ridursi nella sua forma più elementare a quel tormentone notissimo: quella telefonata che domanda il nome e la firma e talvolta la faccia pro o contro una iniquità che si è appena perpetrata in luoghi esotici di cui non si sa mai molto. Dunque equivale, nella sua semplicità, a scrivere «boia» o «libero» con vernici di colore diverso accanto a un medesimo nome sui muraglioni dei lungoteveri, magari in compagnia di «laziali bocchinari» e «romanisti pipparoli».

Può tuttora coincidere con quella pia illusione – tanto gratificante per gli scrittori – che «impegno» significhi trasformare concretamente per mezzo di libri di letteratura le realtà che né i governi né i partiti né i sindacati né le diplomazie né le industrie riescono a modificare con tutti gli strumenti a loro disposizione.

Oppure significa abbandonare un proprio mestiere «che si sa fare» in maniera specializzata e specialistica, appunto la Letteratura, per quella Praxis che volentieri continua a risolversi in piccoli Voli su Vienna e piccole Beffe di Buccari, senza che nel "gap" fra il discorso teorico e il trip d'azione ci si soffermi troppo a considerare quei "servizi" che interessano soprattutto alla "gente": ospedali, treni, scuole, poste, autobus...

Ancora, «impegno» come abbandono dell'attività letteraria (vituperata come cosa inutile, da vergognarsene), non per avventure di cortei e barricate e guerriglie, ma piuttosto per mansioni organizzative, manageriali, burocratiche, della cultura o d'altro. Già; però i lavori che durano e contano oltre l'attualità e le sue mode e le sue pretese e i suoi birignao sono poi i libri, soltanto i libri, e neanche poi tanti. Ma questi, bisogna pure che qualcuno li faccia. Magari, Tarchetti o Faldella. Altrimenti, chi fornirà mai (si fa per dire) piacere agli utenti e impiego ai funzionari? # Altro
✦ Alberto Arbasino. Fantasmi italiani. Cooperativa Scrittori, 1977

L'impegno dello scrittore può diventare uno spettacolo curioso: una firma, un appello, una posa ben illuminata davanti all'ultima indignazione di giornata. Poi, archiviato lo scandalo, tutti a casa fino al prossimo telegramma della coscienza. Ma i cortei invecchiano in fretta, e le burocrazie culturali ancor prima. I libri, au contraire, hanno il cattivo vizio di restare. E siccome qualcuno dovrà pur scriverli, forse non è poi così scandaloso che uno scrittore si dedichi ostinatamente a fare lo scrittore.

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