Frammenti d'autore

Gramsci e la teoria marxistica

💬 Gramsci e la concezione marxistica della storia (4/4)

Se si richiama alla memoria la storia degli articoli di fede in cui fu trasposta la concezione marxistica della storia, si comprende più facilmente perché i lavori storico-filosofici di Antonio Gramsci si siano introdotti così lentamente e così faticosamente nel movimento operaio. Una certa pulizia ideale, dolorosa e contrastata, era necessaria, è ancora necessaria per sgomberare il terreno sul quale possano trovare posto i Quaderni. Infatti, non soltanto a causa della censura carceraria Antonio Gramsci indicò il marxismo come «filosofia della prassi». L'interpretazione fatalistica e meccanicistica della concezione marxistica della storia – scrisse Gramsci – poté essere a tutta prima inevitabile nell'opera di volgarizzazione: fu l'aroma della forza di resistenza e della fede nel futuro; ma nella generalizzazione filosofica ricevette un carattere religioso, mistificatorio. Di per sé, al di fuori degli uomini, non c'è nessuna oggettiva conformità della storia a leggi; c'è soltanto in connessione con gli uomini che fanno la storia in circostanze determinate. Fare politica significa mutare il mondo, e il marxismo è una filosofia che è anche una politica e una politica che è anche una filosofia. Il carattere tendenziale delle leggi storiche non può perciò essere colto dal punto di vista del determinismo proprio della scienza naturale; inoltre esso vieta predizioni sicure. Di prevedibile c'è soltanto la lotta, e la conformità alle leggi di sviluppo non soffoca la responsabilità delle decisioni, la possibilità di alternative.

Perciò Gramsci vide nella Rivoluzione di ottobre, nella rivoluzione socialista in un paese arretrato, un trionfo su quell'interpretazione meccanicistica della concezione marxistica della storia che, in corrispondenza con la «teoria delle forze produttive», ritagliava la conformità della società alle leggi di sviluppo in stadi nettamente distinti l'uno dall'altro, misconoscendo la possibilità che le riserve inutilizzate di una rivoluzione borghese potessero fornire anche il carburante per una rivoluzione socialista. In un articolo scritto in polemica contro coloro che, in considerazione dell'arretratezza della Russia, indicavano la Rivoluzione di ottobre come «utopia russa», egli scriveva che questo filisteismo consiste «nel vedere il futuro come una solidità già sagomata, nel credere ai piani prestabiliti... Non hanno imparato che la libertà è la forza immanente della storia, che fa scoppiare ogni schema prestabilito. I filistei del socialismo hanno ridotto la dottrina socialista a uno strofinaccio del pensiero, l'hanno insozzata e si infuriano buffamente contro chi, a loro parere, non la rispetta».

Ed è utile, non solo in polemica con le concezioni di Renner, ma anche, in generale, per le discussioni all'interno del movimento operaio, osservare quanto spesso Gramsci si scagliò contro l'abitudine di spiegare errori e sbagli politici in nome del marxismo «conforme alle leggi», così giustificandoli. Le implicazioni pratiche appaiono evidenti se leggiamo le seguenti righe: «Il materialismo storico meccanico non considera la possibilità di errore, ma assume ogni atto politico come determinato dalla struttura, immediatamente, cioè come riflesso di una reale e permanente (nel senso di acquisita) modificazione della struttura. Il principio dell'"errrore" è complesso: può trattarsi di un impulso individuale per errato calcolo, o anche di manifestazione dei tentativi di determinati gruppi o gruppetti di assumere l'egemonia nell'interno del raggruppamento dirigente, tentativi che possono fallire. Non si considera abbastanza che molti atti politici sono dovuti a necessità interne di carattere organizzativo, cioè legati al bisogno di dare una coerenza a un partito, a un gruppo, a una società. Questo appare chiaro nella storia per esempio della Chiesa cattolica. Se di ogni lotta ideologica nell'interno della Chiesa si volesse trovare la spiegazione immediata, primaria, nella struttura, si starebbe freschi: molti romanzi politico-economici sono stati scritti per questa ragione. È evidente invece che la maggior parte di queste discussioni sono legate a necessità settarie, di organizzazione. Nella discussione tra Roma e Bisanzio sulla processione dello Spirito Santo, sarebbe ridicolo cercare nella struttura dell'Oriente europeo l'affermazione che lo Spirito Santo procede solo dal Padre, e in quella dell'Occidente l'affermazione che esso procede dal Padre e dal Figlio».

Il movimento operaio ha bisogno del mondo ideale di Gramsci, stimolante e ricco di spunti. Esso aiuta a orientarsi nella discussione delle questioni fondamentali della «filosofia della prassi», soprattutto per ciò che concerne la componente attiva della sua dialettica, tanto nella critica della conoscenza quanto, in modo particolare, nella filosofia della storia. Esso aiuta a liberarsi da quei dogmi che nella volgarizzazione della concezione marxistica della storia vengono spesso identificati con essa. Esso ci sembra anche necessario per prendere posizione dinanzi ai nuovi fenomeni della discussione teorica del marxismo che, sul fondamento della rinascita delle idee marxiane in molti paesi, fanno un certo scalpore. [Leggi dall'inizio]
✦ Franz Marek. Gramsci e la concezione marxistica della storia. In «Gramsci e la cultura contemporanea II». Editori Riuniti, 1975

Restituire alla storia la praxis significa restituirle anche l'errore, l'alternativa e la responsabilità. In ciò, la concezione storicistica gramsciana, se da un lato spiega con la sua propria sostanza la timidezza riservatale sul palcoscenico del marxismo e dello stalinismo deterministi allora prevalenti, segna al contempo un punto decisivo di non ritorno: non esiste uno sviluppo già sagomato nel quale gli uomini debbano soltanto prendere posto: esistono circostanze determinate, tendenze riconoscibili e una lotta il cui esito non è scritto in anticipo. La libertà può far saltare gli schemi, ma proprio per questo nessuna scelta può giustificarsi solo dietro pretese di necessità. Nemmeno le singole decisioni politiche, prese per loro stesse, sono il riflesso immediato della struttura: colà intervengono calcoli sbagliati, lotte interne, esigenze organizzative, tentativi di egemonia. Cercare sotto ogni avvenimento una causa economica automatica significa sostituire alla storia un meccanismo; comprenderla, significa invece riconoscervi uomini che agiscono dentro condizioni che non hanno scelto, ma che non possono per ciò essere privati della speranza di esiti sostanziali derivanti dal loro libero impegno.

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Mettiti alla prova: Gramsci e la filosofia della prassi

Rileggi i quattro frammenti e i rispettivi commenti, scegli mentalmente una risposta e poi scopri la soluzione.

1. Che cosa accade quando le leggi della storia vengono pensate sul modello delle leggi della natura, come se il socialismo dovesse seguire al capitalismo allo stesso modo in cui il giorno segue alla notte?

  • A) Le tendenze storiche acquistano maggiore precisione, mentre l'azione politica conserva intatta la propria funzione.
  • B) Il corso storico rischia di apparire già garantito, e la decisione degli uomini finisce per ridursi ad attesa di ciò che dovrebbe comunque accadere.
  • C) Ogni regolarità dello sviluppo sociale scompare, lasciando la storia interamente affidata al caso.
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Risposta corretta: B

È il nodo da cui prende avvio tutto il ragionamento. Se il passaggio da una formazione sociale all'altra possiede la stessa necessità del flusso e del riflusso o del giorno e della notte, l'azione politica rischia di diventare superflua: agli uomini non resterebbe che aspettare. Gramsci rompe precisamente questa identificazione fra necessità e destino. Le condizioni esistono e pongono limiti reali, ma la storia passa attraverso uomini che interpretano, organizzano, scelgono e agiscono.

2. Perché, passando da Hegel a Marx, lo sviluppo storico non può più procedere come una «falange corazzata» o svolgersi docilmente «come il filo dal fuso»?

  • A) Perché le leggi storiche indicano tendenze che si realizzano attraverso la praxis umana e ammettono accelerazioni, arresti, regressi e perfino ricadute nella barbarie.
  • B) Perché Marx nega l'esistenza di qualsiasi tendenza riconoscibile nello sviluppo della società.
  • C) Perché il movimento della storia dipende esclusivamente dalla volontà individuale di coloro che decidono di trasformarla.
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Risposta corretta: A

Marx non sostituisce alla necessità il puro arbitrio. La svolta consiste nel riconoscere che le leggi dello sviluppo sociale hanno carattere tendenziale e operano attraverso l'attività degli uomini. Possono essere comprese, assecondate, rafforzate e accelerate, ma non offrono garanzie automatiche. La storia non possiede un argano invisibile che la trascini inevitabilmente in avanti: può fermarsi, arretrare e perfino precipitare nella barbarie.

3. Qual è il pericolo politico di una concezione che trasforma ogni sconfitta, errore o decisione in espressione di una «ferrea necessità» storica?

  • A) La storia rischia di diventare un alibi: ciò che è accaduto viene dichiarato inevitabile e la responsabilità delle scelte scompare dietro la necessità.
  • B) Diventa impossibile riconoscere l'esistenza di condizioni economiche che limitano concretamente l'azione politica.
  • C) Ogni avvenimento viene attribuito alla volontà personale dei dirigenti, escludendo completamente il peso delle strutture sociali.
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Risposta corretta: A

Qui il determinismo mostra il suo volto più insidioso. Una teoria nata per spiegare la storia può finire per assolverla: la sconfitta diventa inevitabile, l'errore necessario, la decisione del potere emanazione di una legge superiore. Nell'austro-marxismo questa logica poteva trasformare l'insuccesso in fatalità; nello stalinismo arrivò a rivestire di necessità perfino singole risoluzioni e leggi. Quando tutto ciò che accade «doveva» accadere, diventa quasi impossibile chiedere chi abbia scelto, sbagliato o avrebbe potuto agire diversamente.

4. Che cosa significa allora, nella prospettiva gramsciana, affermare che la libertà è una «forza immanente della storia»?

  • A) Che gli uomini possono plasmare liberamente la storia senza essere condizionati dalle circostanze ereditate.
  • B) Che il futuro è già contenuto nelle leggi dello sviluppo, e la libertà consiste nel riconoscerlo e adeguarvisi.
  • C) Che gli uomini agiscono dentro condizioni che non hanno scelto, ma quelle condizioni non prescrivono un unico esito: restano possibili scelta, errore, lotta, alternativa e responsabilità.
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Risposta corretta: C

La libertà non è arbitrio e non cancella le condizioni storiche. Significa piuttosto che quelle condizioni non costituiscono uno stampo nel quale il futuro sia già colato. È per questo che Gramsci può vedere nella Rivoluzione d'ottobre la smentita di uno sviluppo rigidamente suddiviso in stadi prestabiliti e può ammettere, contro il materialismo meccanico, la possibilità dell'errore politico. La storia pone il terreno della partita, ma non gioca al posto degli uomini.