Texaco
💬 Annunciazione
(nella quale l'urbanista che arriva per radere al suolo il malsano quartiete Texaco piomba in un circolo creolo e affronta l'eloquio di una donna-matador).
Come entrò a Texaco il Cristo si beccò una sassata. Tanta aggressività non sorprese. A quel tempo, bisogna dirlo, tutti eravamo nervosi: una strada chiamata Penetrante Ovest aveva collegato il nostro Quartiere al centro d'Incittà. Perciò i benpensanti da dentro le loro vetture avevano scoperto giorno dopo giorno l'ammassarsi delle nostre baracche – e tale spettacolo gli parve contrario all'ordine pubblico.
Ma se loro ci guardavano, anche noi li guardavamo. Era una battaglia di sguardi fra noi e l'Incittà in una guerra antichissima. E in quella guerra una tregua s'era spezzata perché secondo noi la costruzione di quella strada non preannunciava altro che un'ultima irruzione poliziesca per farci sloggiare; e aspettavamo l'assalto ogni minuto di ogni giorno, e l'atmosfera era nervosa, quando il Cristo apparve.
Per primo lo scorse Iréné, pescatore di squali. Poi Sonore, capressa dai capelli bianchi ma non di vecchiaia, lo vide arrivare. Però tutti seppero della comparsa grazie a Marie-Clémence, ha una lingua ch'è davvero un telegiornale. A vederlo pareva uno di quegli agenti del moderno municipio, che distruggevano i quartieri popolari per trasformarli in civilizzate conigliere a fitto basso, o anche pareva uno di quegli uscieri che ai vecchi tempi-la-miseria ci intimavano di sparire. Perciò forse beccò la sassata, e perse un po' di sangue, che colava sulla guancia. Ma chi aveva tirato la pietra ? Le risposte a questa domanda pullularono così tanto che la verità vera ci sfuggì sempre. Ma la domenica sera degli anni bisestili ci capita di sospettare del più tremendo abitante di Texaco, Julot soprannominato La Rogna, che nulla teme eccetto il ritorno in vita della defunta madre.
Appena posata in fondo all'interro quella matrigna senzanima che gli aveva arrostito l'infanzia, Julot aveva preso la precauzione di rendere ferrea la bara con sette nodi invincibili di corda d'impiccato. Forte di tale precauzione canzonò la morte, prese Dio a compare di rum, se ne infischiò di far buon viso alla sorte. Quando il caso lo mandò fra noi a Texaco, ci protesse dagli altri malvagi d'Incittà, e divenne un Major; la sua benevolenza proteggeva soltanto i negri che gli si mettevano sotto i testicoli, voglio dire: i suoi vassalli. Ad ogni irruzione poliziesca fu visto in prima fila sotto la pioggia di manganellate. Questo per dire che con sasso, acido o rasoio, sempre fu di sua iniziativa preposto ad accogliere ferocemente gli indesiderabili.
Ma non perdiamo il filo e riprendiamo la cosa maglia per maglia, se possibile mettendo una maglia dopo l'altra. Dunque: prima di tutti Iréné...
L'ARRIVO DEL CRISTO SECONDO IRÉNÉ.
Quel giorno il pescatore di squali, Iréné, il mio uomo, s'era alzato ch'era buio, come gl'imponeva il raccolto di quei mostri. Raggiungere subito il mare laddove un pezzo di polistirolo segnalava le sue esche gli evitava di riportare, degli squali presi all'amo, soltanto la cartilagine. Mandato giù il caffè si srigidì nella ventosità propria dell'ora antelucana, poi esaminò i sogni che gli rivelavano la natura della preda. Dalla soglia mi annunciava cos'aveva pescato, e al ritorno confermava. Quel giorno non aveva avuto sogni profetici. Ci trovò soltanto le beate coglionerie che lascia in mente il rum Neisson. Da un fracco di tempo il mare non appendeva alcuna fortuna alle esche. Iréné partì dunque senza indugio già pensando a come trovare dopo la pesca di che sporcare la sua cazzuola di muratore occasionale.
Da sotto la tettoia prese remi, bidoncino di benzina e motore, mise tutto in carriola e risalì la Penetrante verso il gommone sovvenzionato grazie agli esperti in sviluppo economico che lavoravano per il consiglio regionale.
Mentre andava scorse il Cristo che avanzava allocchito a naso per aria, sopracciglia a curva d'incomprensione e passo impregnato di vaga ripugnanza scrutando le nostre baracche abbarbicate su falesie insicure. La rigidità delle ossa diceva il suo disagio. Iréné capì in un batter di ciglia: lo strano visitatore arrivava per mettere in discussione l'utilità della nostra malsana esistenza. Perciò lo guardò come fosse un cagnaccio spelato rognoso acconciato da uomo. Il Cristo non lo vide, o finse di non vederlo, e continuò la Penetrante verso l'interno di Texaco.
Iréné raggiunse il gommone dove lo aspettava l'equipaggio: un pischello ricciuto, con gli occhi bendati di occhiali neri, sperso nella fosforescenza gialla di un'incerata da marinaio: era Joseph Granfer. Se ne andarono per la loro storia di squali e Iréné non fece cenno all'incontro increscioso. [...]
✦ Patrick Chamoiseau. Texaco. Einaudi, 1994
L'arrivo del «Cristo» è annunciato da una sassata: a Texaco, baraccopoli alla periferia di Fort-de-France, persino l'Annunciazione deve assumere le forme della diffidenza e della resistenza. L'urbanista viene dall'«Incittà», da quel mondo che guarda le baracche come un disordine da cancellare; gli abitanti, invece, vedono in lui l'avanguardia dell'ennesimo assalto. Per questo la scena, grottesca e quasi leggendaria, contiene già l'intero conflitto del romanzo: da una parte la modernità che misura, ordina e demolisce, dall'altra una comunità, quella martinicana, che ha fatto della precarietà il proprio modo di esistere e della memoria la propria difesa. E sarà per l'appunto la parola di una donna-matador a trasformare colui che arriva per giudicare Texaco nell'uomo capace, alla fine, di comprenderla meglio.