Frammenti d'autore

Le strade di polvere

💬 Il Pidrèn

La casa la fece costruire il Gran Masten alla fine del Settecento quando divenne un particulare, qualcuno che aveva terra di suo, buoi, mucche, galline e conigli, e tante moggia da avere bisogno di altre braccia. Aveva fretta e non si preoccupò troppo delle fondamenta anche se la casa con la sua facciata giallina rimase nel tempo ancorata alla terra, la lunga sequenza di stanze una appresso all'altra. Una costruzione a due piani più il granaio dalle finestre schiacciate a diretto contatto del tetto. Il viottolo di mattoni la collegava al viale che piegava giù verso il cancello mentre il fienile e le stalle si allungavano di fianco fino ad arrivare alla strada dove si apriva il grande portale di assi. Come si chiamasse quella strada allora è difficile saperlo; la casa era l'ultima del paese e quando in seguito ne venne costruita un'altra questa ebbe l'obbligo del muro cieco per la parte che affacciava sul giardino.

Nessuno ha mai saputo il vero nome del Gran Masten perché i registri parrocchiali andarono bruciati durante la prima campagna napoleonica. Certo era uno che si era arricchito tra l'andare e venire dei soldati, con il foraggio per i cavalli e il grano nascosto e rivenduto tre volte tanto. Con il vino per far ubriacare francesi e austriaci, russi, bavaresi, alsaziani, durante quelle interminabili guerre che avevano colorato come un gioco di travasi la mappa dell'Europa centrale. Di lui si sa solo che lavorando dall'alba al tramonto, senza soste mai, in pochi anni raddoppiò la moggia di terra e che aveva gambe così lunghe da oltrepassare i fossi senza saltare. Prese moglie tardi e dei tanti figli venuti al mondo gliene restarono grandi soltanto due: Pietro e Giuseppe. A Pietro detto il Pidrèn venne in seguito dato il soprannome di Sacarlott, Giuseppe invece era così biondo che fin da bambino venne chiamato il Giai, che vuol dire il giallo.

Prima fu la moglie a raggiungere tutti quei bambini morti al suono della Tribundina, sepolti in fretta con soltanto una pietra a indicare dove. Lui, il Gran Masten, finì sotto le ruote del carro un'estate in cui diluviò fino a far straripare il Tanaro e i campi si allagarono quando ancora il granturco non era stato raccolto. Non fecero neanche a tempo a suonare l'Agonia, e durante il funerale continuò a piovere e i parenti furono costretti a ripararsi in Chiesa. La grandine mandò in frantumi una vetrata. Il Pidrèn e il Giai decisero di prendere moglie: avevano rispettivamente ventidue anni e ventuno. # Altro
✦ Rosetta Loy. Le strade di polvere. Einaudi, 1987

Tutto comincia con una casa. Una casa di campagna costruita in fretta, tra campi, stalle e raccolti, destinata a sopravvivere a chi l'ha voluta. Attorno ad essa scorrono guerre, piogge, nascite, morti e raccolti; passano francesi, austriaci e russi, mentre i soprannomi finiscono per durare più dei nomi veri. Le vicende dei singoli si intrecciano a quelle della terra, e il tempo si misura non in anni ma in generazioni. È il respiro ampio delle grandi saghe: quelle storie che nascono da un cortile, da una famiglia e da un paese, e finiscono per raccontare un mondo intero.