Frammenti d'autore

Le strade di polvere

💬 Gavriel e Luìs

L'inverno fu lungo, freddo, silenzioso. Per molto tempo i campi furono impraticabili e per vincere la malinconia Luìs si unì agli uomini e ai ragazzi che preparavano la recita di carnevale. Le prove durarono alcuni mesi e lui imparò la parte di Re Erode.

Era il primo della famiglia a salire su un palcoscenico e la Maria lo criticò per ogni cosa, per la perdita di tempo e la maniera di recitare, per il vestito di Re Erode con la corona di latta; ma soprattutto per la parte. Una parte insignificante che durava appena qualche minuto.

A vederlo recitare andarono tutti, seduti in prima fila sulle seggiole con il cuscino. Venne anche la Rosetta del Fracin sposata da pochi mesi e fu la prima a battere le mani. Il marito piccolo, butterato dal vaiolo, passava per essere un grande amatore e lei scompariva sotto un largo cappello ornato di nastri; a un certo punto se lo tolse sfilando un lungo spillone e il suo collo bianco, il mento rotondo e le guance, si illuminarono nel buio della sala. Con un gesto solo lei mostrava alla platea attonita quale tocco magico possedesse l'ometto scuro che le sedeva accanto, quel Camurà che aveva conoscenza di donne e di denaro. Gli attori si confusero sul palco e Luìs fu sul punto di precipitare, la corona di latta rotolò sulle assi.

Dopo la recita furono offerte le torte e il vino, ma era un anno di magra e le torte erano secche, molta era farina di granturco e il vino lasciava in bocca un sapore vuoto e dolciastro. I bambini correvano fuori nel gelo a nascondersi le fette di torta nella camicia per farsene dare ancora, la Rosetta del Fracin si teneva ritta su una sedia nel suo vestito da signora, intimidita lei stessa dal suo fulgore. Anche lei sembrava recitare una parte, a metà fra un Angelo e la Betsabea di Uria. Luìs era uscito fuori e guardava i bambini che si gonfiavano le guance magre con la torta. Per mesi si era dedicato a impersonare un Re morto duemila anni prima, a rimangiarsi le delusioni e a essere come gli altri della sua età. Adesso aveva solo voglia di buttarsi nel canale e fare la fine dei buoi e dei cavalli in quella terribile notte. I bambini gli davano fastidio, gli dava fastidio la puzza degli abiti che aveva addosso e gli sembrava il tempo quando andava nei campi con la Rosetta del Fracin lontano come non fosse mai esistito. Quando voleva diventare un particulare migliore degli altri, avanti nei suoi tempi; e aveva finito per mettersi in testa una corona di latta per divertire i bambini che gli schiamazzavano intorno.

Aveva Luìs, quel giorno di carnevale nel 1840, ventitre anni. # Altro
✦ Rosetta Loy. Le strade di polvere. Einaudi, 1987

Per mesi ha recitato una parte nel tentativo di dimenticarne un'altra. Ha imparato le battute di un re sconfitto, ha indossato una corona di latta, ha cercato di assomigliare agli uomini della sua età. Ma basta un gesto della Rosetta del Fracin – un cappello che cade, un volto che si illumina nel buio – perché ogni equilibrio si spezzi. Da quel momento, la festa si svuota, il vino perde sapore, i bambini diventano un fastidio. Ci sono desideri che il tempo non consuma ma seppellisce soltanto sotto uno strato sottile di giorni. E quando riaffiorano, lasciano dietro di sé la sensazione crudele di aver recitato per troppo tempo la parte sbagliata.