Frammenti d'autore

Il regno del drago d'oro

💬 LA VALLE DEGLI YETI

Tensing, il monaco buddhista, e il suo discepolo, il principe Dil Bahadur, avevano scalato per giorni interi le alte vette dell'Himalaya, la regione dei ghiacci perenni dove, nel corso della storia, solo pochi lama hanno messo piede. Non tenevano il conto del tempo che passava, non interessava a nessuno dei due. Il calendario è un'invenzione degli uomini; per lo spirito, il tempo non esiste, aveva insegnato il maestro all'allievo.

La cosa più importante in quel momento era la traversata che il giovane principe affrontava per la prima volta. Il monaco sapeva di averla portata a termine in una vita precedente, ma erano ricordi piuttosto confusi. I due seguivano le indicazioni di una pergamena e si orientavano con l'aiuto delle stelle, procedendo su un territorio dalle condizioni climatiche proibitive persino d'estate. La temperatura, di diversi gradi sotto lo zero, era sopportabile solamente un paio di mesi l'anno, quando non infuriavano temibili tempeste.

Anche con il cielo sereno, il freddo era pungente. Indossavano tuniche di lana e ruvidi mantelli di pelle di yak. Calzavano stivali di cuoio dello stesso animale, foderati di pelo e impermeabilizzati con il grasso. Procedevano con estrema cautela perché uno scivolone sul ghiaccio poteva farli precipitare per centinaia di metri nei profondi crepacci che, come colpi d'ascia vibrati da un dio, fendevano le montagne.

Contro il cielo azzurro intenso si stagliavano le luminose cime innevate dei monti, verso le quali i due viandanti avanzavano lentamente per la rarefazione d'ossigeno dovuta all'altitudine. Facevano frequenti soste per abituare i polmoni. Provavano dolore al petto, alle orecchie e alla testa, sentivano nausea e spossatezza, ma nessuno dei due accennava alle debolezze del corpo; si limitavano a controllare la respirazione per trarre il maggior vantaggio da ogni singola boccata d'aria. # Altro
✦ Isabel Allende. Il regno del drago d'oro. Feltrinelli, 2003

Le montagne appartengono a un mondo anteriore agli uomini. Il freddo, il silenzio, i crepacci e l'aria rarefatta cancellano poco a poco ogni abitudine della pianura, fino a ridurre il viaggio all'essenziale: un passo, un respiro, una stella da seguire. Il maestro e il discepolo avanzano come pellegrini sospesi tra la terra e il cielo, guidati da una pergamena e da una memoria che pare venire da altre vite. In luoghi simili, il tempo perde consistenza. Restano solo le cime innevate, il cammino e l'antica sensazione che dietro la prossima vetta possa nascondersi un segreto custodito da sempre.