Frammenti d'autore

Manuale dei luoghi fantastici

💬 FANTÀSIA, paese privo di confine alcuno, di cui è impossibile dare una descrizione esatta: pianure, fiumi, mari e montagne, e gli stessi punti cardinali, mutano in continuazione. Le distanze non sono misurabili, essendo soggettive; anche le stagioni e l'alternarsi di giorno e notte obbediscono a leggi diverse dalle nostre. Accanto a una regione artica si può trovare un deserto infuocato, senza soluzione di continuità.

Fantàsia, divisa in due per lunghi tratti dal Profondo Abisso, ospita i più vari tipi di abitanti, spesso in lotta tra loro. I Minuscoli costruiscono le loro città sui rami degli alberi, e le loro casette sono collegate da un intrico di scalette intessute, scivoli e rampe. Nel Bosco di Haule vivono esseri simili a tronchi d'albero, e i cosiddetti Mordipietra popolano il monte Gange, rosicchiandolo al punto che ora appare come un nero gruviera. Nelle strade fiammeggianti della città di Brousch scorrazzano creature il cui corpo è fatto di fuoco. Sull'altopiano di Sassafrania si nasce vecchi e si muore poppanti. Tra le molte singolarità spicca la foresta notturna di Perelin, che all'alba si trasforma nel deserto cromatico di Goap. Nel castello incantato di Horók vive la maga più potente del paese, ed è meglio evitare di incontrarla.

Uno dei più vasti agglomerati urbani di Fantàsia è la Città degli Spettri, nel Paese della Gentaglia, piena di alti palazzi le cui facciate sono adorne di grandi figure che rappresentano demoni o scheletri. La città è vuota e abbandonata, dato che gli abitanti, in una sorta di ipnosi di massa, si sono suicidati tutti, gettandosi nel Nulla crescente.

I viaggiatori non manchino di ammirare la città argentea di Amargánth. Le case sono d'argento cesellato, costruite su barche, battelli o (i palazzi più grandi) su chiatte, collegate da strade e ponti, oltre che da imbarcazioni d'argento. Amargánth venne costruita a suo tempo sul Murhu o Lago delle Lacrime per proteggerla da ogni attacco; l'acqua è infatti talmente salata che in men che non si dica disgrega qualsiasi cosa, per esempio navi o equipaggi nemici, prima che possano raggiungere la città. Solo l'argento resiste in questo liquido. Particolarmente notevole la Biblioteca Civica, racchiusa in un'enorme scatola d'argento posata su una nave circolare. Contiene migliaia di volumi: l'edizione integrale dell'opera narrativa di ciascun visitatore.

Residenza della sovrana di Fantàsia, la Principessa Infantile, è la Torre d'Avorio, delle dimensioni di una città. Si trova in mezzo a una vasta pianura organizzata come un giardino labirintico. È a forma di conoide, come un guscio di lumaca, e la vetta tocca le nuvole. La strada principale sale a spirale tutt'intorno. L'edificio è un intrico di scale, porte, casette con bow-window, balconi, cupolette e terrazze, tutto d'avorio. Qui vive la corte; in cima si trova la sala del trono, rotonda, e in un padiglione, costruito come un fiore di magnolia, le stanze dell'Imperatrice. Nessuna scala e nessuna via vi conducono, e nessuno di coloro che ci sono arrivati si ricorda come abbia fatto.

Nessun altro paese del mondo dipende dal turismo come Fantàsia. Se non vi giunge nessun visitatore, erompe il Nulla, che minaccia di ingoiarsi l'intera contrada. Basta l'arrivo di una sola persona per ridare la salute a Fantàsia; ma ottiene il visto solo chi trova un nuovo nome per l'Imperatrice Infantile. Il visto stesso è poi un amuleto d'oro che esaudisce i desideri, chiamato Auryn. Il suo uso è tuttavia pericoloso; il suo potere è legato alla perdita del ricordo della realtà quotidiana, col rischio di vedersi annullata la propria identità terrena e di rimanere per sempre a Fantàsia. Coloro cui capita questo inconveniente vengono ospitati nella Vecchia Città Imperiale, luogo della pazzia e dell'assurdo. Se però il visitatore depone per tempo e per libera scelta l'Auryn, esso si trasforma all'istante nel luogo da cui è possibile il ritorno nel mondo degli uomini. (Michael Ende, Die unendliche Geschichte, Stoccarda, 1979) # Altro
✦ Gianni Guadalupi, Alberto Manguel. Manuale dei luoghi fantastici. Rizzoli, 1982

Fantàsia non è semplicemente un luogo dove accadono cose meravigliose: è un mondo che esiste soltanto finché qualcuno continua a immaginarlo. Per questo non possiede confini stabili, distanze misurabili o leggi immutabili: muta con chi lo attraversa, accosta deserti e ghiacci, città d'argento e foreste notturne, creature di fuoco e popoli che vivono sugli alberi. Ma sotto questa abbondanza inesauribile corre una minaccia inquietante: il Nulla. Fantàsia può essere salvata soltanto dall'arrivo di un uomo, e proprio qui il gioco si capovolge. Chi entra per alimentare il mondo della fantasia rischia a sua volta di smarrire il proprio. L'Auryn esaudisce i desideri, ma consuma i ricordi; permette di diventare tutto ciò che si vuole, fino al pericolo di non sapere più chi si era. Per questo il vero viaggio non consiste nell'entrare a Fantàsia, ma nel riuscire a tornarne indietro portando con sé qualcosa di ciò che vi si è imparato: l'immaginazione salva il mondo soltanto se non divora la realtà.

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