Frammenti d'autore

L'ancien regime

💬 LA FRANCIA TRA '500 E '700

III. CONFLITTI E DEVIANZA

IL CRIMINE E LA STREGONERIA (4/4)

Perché si invoca Satana?

Nel perdurare delle pratiche di magia, ben oltre la fine delle persecuzioni, continua a farsi sentire questa cosa altra, questo modo d'essere differente, attraverso cui parlano il corpo e i suoi desideri. Per molti, per le donne vittime troppo spesso degli uomini di Chiesa e della loro «ambizione a una nobile e infeconda purezza», per i più poveri – anche se la stregoneria non trova il suo terreno di sviluppo esclusivamente nell'indigenza – è l'unica espressione culturale possibile del loro bisogno di trascendenza e del loro rapporto con il mondo. Il soprannaturale della gente comune non si lascia esorcizzare né dalla ragione né dalla medicina.

Nella caccia alle streghe deve scorgersi allora uno sforzo di rimessa in ordine espresso dal corpo sociale; essa ha i suoi agenti, le sue vittime e i suoi testimoni, trova nei villaggi e nelle città i suoi alleati e i suoi martiri, pronti a confessare ai giudici qualsiasi cosa. Da un punto di vista generale, essa esprime situazioni marginali e periferiche. Si sviluppa, infatti, soprattutto nelle zone in cui si svolge la battaglia di acculturazione religiosa, sul fronte delle confessioni contrapposte, come i Pirenei baschi, le boscaglie della Normandia, le montagne della Franca-Contea, le foreste della Lorena ducale, i villaggi desolati delle Fiandre, sottoposti a continue devastazioni da parte delle soldataglie cattoliche e ugonotte. In queste zone, i conflitti di carattere culturale degenerano facilmente e la drammatizzazione dello scontro tra le ortodossie contrapposte provoca tutto un fiorire di demoniache perversioni, che esprimono, senza dubbio, un'esplosione di panicità latente, ma rappresentano anche una maniera di resistere e di ribellarsi. Comunque sia, la marginalità resta il segno distintivo del satanismo. Nelle zone di pianura, trova rifugio nei boschi, alla periferia del bassopiano parigino, come nelle Ardenne, nel Bassigny, nel Pays d'Othe e nel Berry. Il suo territorio, sta oltre i confini dei mansi, verso le distese dei pascoli, i boschi cedui, le lande e le foreste, da sempre bramate dai nobili di villaggio. Esso è il rifugio della sacralità misteriosa degli alberi, delle rocce e delle acque, lontano dai villaggi e dalle terre lavorate; è il mondo dei pastori, dei carbonai e dei boscaioli, dei mestieri che hanno a che fare con il fuoco e con il legno; ma, in fin dei conti, nessuno in nessun posto può ritenersi al sicuro dagli influssi malefici del satanismo. Il mago, la strega sono al tempo stesso lontanissimi e vicinissimi. Anche in città sono presenti, ma come dispersi in un ambiente sociale più controllato dalle autorità religiose. Si rifugiano nelle soffitte delle periferie e dei quartieri popolari (verso il 1750 Jacques-Louis Ménétra ne farà l'esperienza a Parigi) come nei conventi e nei palazzi dei quartieri eleganti. Il satanismo si manifesta sotto forma di eccessi che, di solito, non oltrepassano le mura casalinghe. Dappertutto, è una caratteristica delle donne.

La proporzione è uno stregone ogni quattro streghe, e si tratta per lo più di donne sole, vedove, donne anziane. La psicosi collettiva non risparmia neppure le monache di clausura. Non si tratta di un fatto collegato alla natura femminile, ma di un'eco della divisione sessuale dei ruoli.

Le donne sono le detentrici delle chiavi essenziali della vita, dalla nascita alla morte, manipolatrici di corpi e signore del sangue. Esse puliscono, curano, guariscono; nei villaggi hanno una cultura propria (lo vedremo nell'analisi della famiglia), e uno spazio particolare. In questa cerchia, ristretta e separata, possono facilmente nascere voci e maldicenze, le donne sono sempre vicine e la malasorte non è lontana. In caso di crisi o di bisogno, tutti sanno a chi rivolgersi, specialmente uomini che attribuiscono facilmente al sesso debole poteri inversamente proporzionali alla sua effettiva mancanza di potere nella società: e cioè da una parte, tutte le procedure necessarie per mettere il demonio al servizio di un essere umano, dall'altra tutta la cucina magica e cabalistica e i segreti medicinali e diabolici per fare la «fattura». Nel primo caso, giudice e accusata sono entrambi convinti dell'esistenza di un influsso demoniaco; nel secondo, sono gli altri e lo stesso giudice a credere nel «malocchio».

Fra la stregoneria com'è normalmente intesa dai contadini e la stregoneria sabbatica com'è intesa dai magistrati si intreccia una strana e costante danza incrociata, ma la prima non è vissuta come l'altra: lo spirito di persecuzione ha infatti profonde radici nella coscienza collettiva, e i sortilegi, gli ostracismi e perfino i linciaggi sopravviveranno alla fine dei processi. La realtà ineliminabile della sofferenza rende certi dell'esistenza del diavolo, presenza che è immanente alla religione cristiana. Nell'ambiente ristretto del villaggio, la buona e la cattiva sorte sono esperienza di tutti i giorni e le difficoltà della vita rendono più acute ancora le frustrazioni. Tuttavia, l'inefficacia delle tecniche mediche e sociali escogitate per fronteggiare le sofferenze ordinarie e straordinarie, impone il rifugio nella magia. L'unico chiaro criterio che guida l'azione umana è il principio di causalità, la lezione delle cose non può essere compresa. L'angoscia spinge allora ad accusare colui che è stato sempre sospettato, perché chi vuole fortemente può efficacemente, ed è quindi il colpevole predestinato. La stregoneria che sopravviverà alle rivoluzioni razionalistiche è soprattutto uno strumento di aiuto e di interpretazione, un modo per riportare ordine nei turbamenti della vita. È inutile allora voler vedere nelle streghe dei tempi moderni la sopravvivenza nascosta di un culto pagano della fertilità: la stregoneria, soprattutto nella pratica popolare della fattura e della contro-fattura, assicura che è sempre possibile un intervento risolutivo, benefico o malefico che sia. L'adesione emotiva delle masse contadine alla teologia tridentina può senza dubbio aver giocato un suo ruolo nelle persecuzioni, perché stregoneria e religione hanno in comune l'ambivalenza propria delle culture di quel tempo; tra il bene e il male, tra il buon Dio e il diavolo possono insinuarsi sia la paura che la speranza, sia la salvezza che la dannazione: tutto dipende dal destino. [Leggi dall'inizio]
✦ Pierre Goubert, Daniel Roche. L'ancien regime. Vol. II: Cultura e Società. Jaca Book, 1987

Quando il dolore non trova rimedio e la disgrazia non offre spiegazioni, la magia restituisce almeno una causa, un colpevole, una possibilità d'intervento. Per questo sopravvive ai roghi, ai medici e alla ragione: non come residuo pittoresco di un culto antico, ma come linguaggio del bisogno, della paura e della speranza. Ai margini dei villaggi e della società, soprattutto nelle mani di donne cui il potere reale è negato, si concentra così un potere immaginato, capace insieme di curare e nuocere. La stregoneria dà un ordine all'incomprensibile: dove la vita appare cieca, promette ancora che qualcosa possa essere fatto.

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