Frammenti d'autore

L'ancien regime

💬 LA FRANCIA TRA '500 E '700

III. CONFLITTI E DEVIANZA

IL CRIMINE E LA STREGONERIA (1/4)

Nel rapporto con il mondo e con Dio, un posto centrale occupano senza dubbio la stregoneria e il crimine. La linea di demarcazione tra crimine di lesa-divinità e crimine di lesa-società, in questi casi quasi si confonde, e, qui come in altri campi, durante il XVII e XVIII secolo assistiamo a un trasferimento di responsabilità nelle mani dello Stato, dovuto alle necessità connesse col mantenimento dell'ordine pubblico che si fa più pregnante. Dopo la fine del Medio Evo, il giuramento del sovrano davanti a Dio trasferisce alla giustizia del re il braccio secolare, e, quindi, la missione di difendere l'ortodossia contro eretici e devianti. Si tratta di un dovere oltre che di un diritto, che comporta l'obbligo per il re di essere legislatore, con l'artificio di delegare ai magistrati la funzione giurisdizionale, la cui piena titolarità resta tuttavia del sovrano. Questo sistema, che è alla base del potere di tutti gli organi giudicanti, come pure del funzionamento del Consiglio, prevede tuttavia la possibilità del ricorso in ultima istanza al monarca rappresentante di Dio sulla terra, che resta però, per la maggior parte della popolazione, di fatto inaccessibile: è questa una delle ragioni del mantenimento di un'amministrazione della giustizia basata sul compromesso e sull'arbitrato. La difesa dell'ordine pubblico si trasforma quindi in difesa dell'ordine religioso e morale: avremo perciò una polizia religiosa che sorveglia e punisce gli attentati al conformismo della fede e della disciplina ecclesiastica e una polizia profana che vigila e punisce le infrazioni all'ordine sociale; apparato repressivo e simbolismo giudiziario intrecciano costantemente il religioso con il civile. Ogni esecuzione capitale costituisce un evento coinvolgente per la coscienza collettiva, in cui per l'ennesima volta si ripete in pubblico il primordiale rito del presentarsi alla comunità e del pagare il proprio debito. L'esecuzione di un mercenario assassino, a Caen, nel 1760, mette chiaramente in luce la dimensione teatrale di questo genere di eventi e il suo significato profondo (Perrot). La drammaturgia finale – sorvoliamo sulla barbarie delle procedure che l'hanno preceduta – si struttura, a cominciare dalla confessione pubblica (in cui il condannato esorta la folla a pregare per la sua salvezza eterna) fino ad arrivare alla ruota – supplizio finale – come una cerimonia religiosa, al tempo stesso incredibilmente crudele e profondamente intrisa di compassione nell'accezione prima del termine. Il boia inizia spezzando le gambe e le braccia del criminale che sopporta passivamente e intona il Veni Creator. La folla gli risponde riprendendo l'inno. Due preti sostengono la testa del disgraziato davanti alla moltitudine curiosa ed edificata. Finalmente, passata all'incirca un'ora, il boia strangola, «con molta fatica», il colpevole. Il testimone, a cui dobbiamo questo incomparabile resoconto di morte pubblica e santa, commenta così la scena: «Questo esempio dovrebbe far ricredere certi liberi pensatori che abbandonano la nostra religione per seguire quella naturale basata sul libertinaggio». libertinaggio». A guardar bene, in questo episodio è come se si celebrasse un doppio funerale: quello del condannato, immolato in difesa dell'ordine divino e terrestre, e quello di un modo di morire che ha fatto ormai il suo tempo. La ruota, il rogo, la galera da cui pochi escono, la ferocia delle punizioni non devono sorprendere, è l'ordine naturale di una società senza tenerezza in cui la violenza si annida insidiosa dappertutto. C'è solo da notare che, dopo il 1760, con il crescere del movimento riformatore, si assiste a un mutamento nelle posizioni delle élites giudiziarie e amministrative, con il progressivo abbandono – motivato dalla necessità di difendere e conservare l'ordine sociale – dei richiami al soprannaturale e al trascendente per giustificare l'istituzione giudiziaria e il ricorso alle torture. Si instaura, cioè, un ordine razionale del politico al quale non sono estranei gli stessi chierici con le loro nuove esigenze. La sparizione delle streghe e la sopravvivenza dei sortilegi, la socializzazione del crimine e la persistenza delle pratiche di magia, dimostrano l'esistenza di continuità e di rotture. [Continua]
✦ Pierre Goubert, Daniel Roche. L'ancien regime. Vol. II: Cultura e Società. Jaca Book, 1987

Per secoli, colpire il delitto significa insieme riparare un'offesa a Dio e ristabilire l'ordine degli uomini. La giustizia del re custodisce entrambe le sfere, e il supplizio pubblico diventa così rito, ammonimento e spettacolo: il condannato prega, la folla risponde, il boia esegue, mentre la pena restituisce simbolicamente alla comunità ciò che il crimine aveva infranto. Ma nella seconda metà del Settecento quella terribile liturgia comincia a perdere il proprio fondamento. Il castigo non scompare: cambia la ragione con cui lo si giustifica. Mentre muore lentamente il soprannaturale della giustizia, nasce l'ordine razionale dello Stato.

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