Frammenti d'autore

Con d'Annunzio e Millo

💬 IL GIURAMENTO DI D'ANNUNZIO

Quello di d'Annunzio fu espresso ripetutamente e in modo inequivocabile.

Il Poeta-soldato, che il 9 Settembre 1919 aveva lanciato agli Italiani non degeneri il motto e il grido «Italia o morte», lo trasformava e lo precisava il 20 di quello stesso mese nella disperata promessa dei difensori di Fiume (a cominciare da lui, non c'è bisogno di dirlo): «Fiume o morte». Ma un dilemma eroico di questo genere non ha il significato che sembra espresso dalle parole, non va inteso nel senso più rigoroso; per quanto mosso da una sublime volontà di sacrificio, uno ben sa che non appartiene ad alcuna creatura il decidere il problema della morte. L'uomo può desiderare, affrontare, magari cercare la morte; ma quante volte, dopo aver tentato di suicidarsi, uno è stato imprevedibilmente salvato ed è rimasto fino alla tarda vecchiaia nel mondo da cui voleva fuggire? e quanti non sono sopravvissuti a due, a tre, a numerosi tentativi di suicidio?

La promessa di cui si discorre deve essere interpretata nel senso di preferire l'estremo pericolo alla rinunzia, alla defezione, o alla fuga: Garibaldi non cesserà di essere in eterno il nostro eroe nazionale, anche se non ha lasciato a Roma la sua spoglia mortale, anche se ha concluso la sua giornata tanto gloriosa nella operosa pace di Caprera.

Dunque il motto «Fiume o morte», anche per i precedenti a cui indubbiamente si riferisce, deve interpretarsi come una promessa generica. Ma pochi giorni dopo, nel messaggio al popolo di Francia, si inizia la serie delle promesse specifiche: «Sono deliberato tenere e difendere la città sino alla fine, con tutte le armi. Noi siamo pronti a morire di fame nelle sue strade, a seppellirci sotto le sue rovine, ad ardere nelle sue case incendiate, a beffarci di tutte le minaccie e a sfidare ridendo la morte più crudele».

Il 7 Ottobre 1919, davanti alle Salme dei primi legionari, due aviatori, morti a Fiume: «E tenete per fermo che tutti, come questi due arsi confessori della fede, vogliamo per la fede morire».
✦ Giovanni Giuriati. Con d'Annunzio e Millo in difesa dell'Adriatico. Sansoni, 1954

A Fiume, le parole smettono di essere slogan e cercano di diventare destino. Il giuramento non promette semplicemente la vittoria: promette la resistenza fino all'estremo limite, contro la fame, il fuoco, le rovine e perfino contro la morte. L'impresa assume così il tono di una crociata laica, alimentata da un linguaggio che trasforma la politica in fede e i volontari in una comunità di combattenti pronti al sacrificio. Più che un programma, emerge uno stato d'animo: la convinzione che esistano cause alle quali non sia lecito rinunciare. In questo clima febbrile, Fiume diventa molto più di una città contesa: diventa un simbolo per cui vivere o morire.