Frammenti d'autore

L'umanesimo italiano

💬 II. La vita civile

Ben altra la statura del Pontano! Il quale, se ebbe quasi il culto degli studi astrologici, ispiratori di prose e di versi; se amò diffondersi nei suoi trattati morali in variazioni aristotelico-stoiche, del resto non del tutto inefficaci; se in gravi questioni filosofiche si abbandonò troppo spesso a generiche affermazioni; mostrò tuttavia di sentire l'importanza di talune questioni che diventeranno centrali nel '500. Così, nell'Actius noi lo vediamo affannarsi a determinare la natura della poesia mettendola a confronto con la storia. Ed eccolo accettare la definizione che fa della storia una poetica soluta; eccolo sostenere, nelle due, un'identità di contenuto, e far consistere la differenza solo nella disposizione del discorso, più casta nella storia, più molle nella poesia (historia tamen est castior, illa vero lascivior). L'incontinenza poi dello stile poetico si concreta nel dare il linguaggio alle cose mute, o agli dèi. «Entrambe, storia e poesia, hanno ritmi e figure, ma diversi. E diverso è l'ordine tenuto nella narrazione, poiché la storia segue la serie e il processo degli eventi, mentre la poesia molto spesso comincia dal mezzo o addirittura dalla fine,... e dà voce e parola agli esseri muti (vocem quoque dat et orationem rebus mutis)». Frase vichiana, che richiama l'altra, sempre dell'Actius, essere il linguaggio nato come espressione di uomini agresti, i cui usi e abitudini si rispecchiarono nelle parole che li tramandarono fino a noi: «sermonem autem quo utimur ab agrestibus ac rudibus coepisse hominibus, illud declarat potissimum, quod pleraeque e primis illis impositionibus sunt rusticis incomptisque a rebus sumptae».

Ma in realtà, ricondotta la poesia a imitazione della natura (cum... ipsa vero poetica naturam potissimum imitetur...), la storia viene presentata soprattutto come retorica, e come tale educatrice e formatrice delle costumanze civili. L'oratoria, e cioè i discorsi dei sommi personaggi, costituiscono quasi l'anima della storia; «cosiffatte allocuzioni non solo adornan le storie, ma quasi le animano». D'altra parte là dove l'oratoria si fa veramente alata, e commuove, e penetra l'animo, e lo plasma, sembra tornare alla potenza originaria della poesia, che attinge le proprie forze dalla natura stessa.

La conclusione dell'Actius, con l'eloquente elogio della poesia, è tra le cose veramente più felici del Pontano. «Quando i poeti fingono le loro immagini e dolcemente, mirabilmente, magnificamente le esprimono, essi insegnano anche agli altri a parlare. Infatti coloro che, imitandoli, in seguito perorarono le cause nei tribunali, o discussero le leggi nel senato, o tramandarono le storie, recarono a perfezione quella primitiva libera eloquenza. Perciò ogni forma del dire è derivata dalla poesia. I poeti infatti furono i primi sapienti, e tutto dissero in carmi e ritmi... Salve dunque, o Poesia, madre fecondissima d'ogni dottrina! Salve ancora! Tu infatti sei venuta in soccorso dell'umanità condannata a morire con l'immortalità dei tuoi scrittori. Tu hai tratto gli uomini fuori dalle caverne e dalle selve. Per te conosciamo, per te abbiamo dinanzi agli occhi le cose passate; per te comprendiamo Dio, per te abbiamo la religione e il culto...». [...] # Altro
✦ Eugenio Garin. L'umanesimo italiano. Laterza, 1958

La poesia, per Pontano, non è un semplice ornamento del linguaggio: è la sua forza originaria, quella che dà voce perfino alle cose mute e insegna agli uomini a dire il mondo. La storia segue l'ordine degli eventi; la poesia può spezzarlo, ricomporlo, cominciare dal mezzo o dalla fine, animare ciò che non parla. E tuttavia entrambe partecipano della stessa potenza della parola, capace non solo di raccontare, ma di educare e trasformare. Per questo, alla fine, la poesia diventa «madre fecondissima d'ogni dottrina»: prima forma del sapere, memoria delle cose trascorse e quasi risposta umana alla mortalità.

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