Talvolta i libri non nascono tanto per esporre un sapere, quanto per raccogliere un'intera stagione del pensiero prima che il tempo la disperda. La malinconia, allora, smette di essere una semplice tristezza e diventa una particolare disposizione dello sguardo: quella di chi osserva gli uomini con sufficiente distanza per sorridere delle loro illusioni e, nello stesso tempo, con sufficiente partecipazione per soffrirne. Fra il riso di Democrito e il pianto di Eraclito si apre così lo spazio più difficile da abitare: quello di chi cerca di comprendere il mondo senza smettere di sentirsi parte di esso.