Frammenti d'autore

Il filosofo e il mago

💬 Nel 1621 vide la luce a Oxford uno dei libri più singolari del secolo, destinato a una eccezionale fortuna lungo tutto il Seicento: The Anatomy of Melancholy (L'anatomia della malinconia), opera di un enigmatico Democritus Junior, ossia di Robert Burton, nato nel 1577 e destinato a diventare nel 1626 bibliotecario del Christ Church College. Quando il suo libro fu pubblicato, Shakespeare non era morto da molto, e Francis Bacon era ancora vivo e operante. Buon astrologo, Burton nel suo libro massiccio e bizzarro condensò e consegnò all'Inghilterra colta gran parte della riflessione filosofico-scientifica sull'uomo di circa due secoli, del Rinascimento appunto, dando uno spazio particolarmente ampio alla produzione italiana, di cui fu uno dei canali privilegiati di diffusione nel suo paese.

A cominciare dall'argomento, la malinconia e il malinconico, egli indicava, anche senza dirlo esplicitamente, una delle sue fonti predilette, Marsilio Ficino, non a caso citato di continuo. Malinconico, nato sotto Saturno, è l'intellettuale, anzi il filosofo, e in particolare il nuovo tipo di filosofo, da un po' di tempo circolante in Europa, quale appunto Ficino: moralista e medico, mago e astrologo, che come i saggi antichi ride e piange delle cose del mondo, e per cui la malinconia assume i caratteri della divina mania di Platone. L'idea stessa di nascondersi sotto la maschera di Democritus Junior poteva essere stata suggerita a Burton proprio dal Ficino, di cui si sapeva che nei locali della sua 'accademia' aveva dipinto su una parete la sfera della Terra e, da un lato, Democrito che rideva delle follie degli uomini, e dall'altro Eraclito che piangeva sulle loro sventure.
✦ Eugenio Garin. Il filosofo e il mago. In «L'uomo del Rinascimento». Laterza, 1998

Talvolta i libri non nascono tanto per esporre un sapere, quanto per raccogliere un'intera stagione del pensiero prima che il tempo la disperda. La malinconia, allora, smette di essere una semplice tristezza e diventa una particolare disposizione dello sguardo: quella di chi osserva gli uomini con sufficiente distanza per sorridere delle loro illusioni e, nello stesso tempo, con sufficiente partecipazione per soffrirne. Fra il riso di Democrito e il pianto di Eraclito si apre così lo spazio più difficile da abitare: quello di chi cerca di comprendere il mondo senza smettere di sentirsi parte di esso.

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