Frammenti d'autore

Splendori e miserie del gioco del calcio

💬 Morte sul campo

Abdón Porte difese la maglia del club uruguagio Nacional per più di duecento partite nel corso di quattro anni, sempre applaudito, a volte osannato, fino a quando la sua buona stella non tramontò.

Allora lo misero fuori dalla squadra titolare. Aspettò, chiese di tornare, tornò. Ma non c'era niente da fare, la malasorte continuava, la gente lo fischiava: in difesa gli scappavano via anche le tartarughe, in attacco non ne imbroccava una.

Alla fine dell'estate del 1918, nello stadio del Nacional, Abdón Porte si uccise. Si sparò un colpo a mezzanotte, nel centro di quel campo dove era stato tanto amato. Tutte le luci erano spente. Nessuno sentì lo sparo.

Lo trovarono all'alba. In una mano aveva un revolver, nell'altra una lettera. [...] # Altro
✦ Eduardo Galeano. Splendori e miserie del gioco del calcio. Sperling & Kupfer, 2000

Il campo dove aveva conosciuto l'amore del pubblico diventa il luogo scelto per morire. Non una stanza, non una strada qualsiasi: proprio il centro di quel terreno che per anni aveva dato senso al suo nome, alla sua forza, alla sua appartenenza. Quando gli applausi cessano e arrivano i fischi, Porte sembra non riuscire a separare se stesso dal giocatore che non è più. La fama sportiva è una forma di riconoscimento potente, ma anche terribilmente fragile: vive dello sguardo degli altri, e quello sguardo può mutare in un istante. Dietro l'ovazione si cela sempre il rischio del silenzio, dietro la gloria quello dell'abbandono.

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