Frammenti d'autore

Scherzi a parte

💬 I pesci d'aprile

Del pesce d'aprile e delle sue origini

La strana consuetudine è l'ultima traccia delle feste «Cereali» dei romani, che si celebravano ai primi di aprile, culminando nella rappresentazione mimica del ratto di Proserpina. Proserpina coglieva fiori nei campi elisi e già aveva il grembo colmo di gigli e garofani quando Pluto la ghermì e la trasse seco nei bei regni d'Averno. Cerere, Dea delle biade, udendo i gridi della diletta figliuola accorse, e per un giorno intero, il primo aprile, inseguì quella voce credendo di raggiungere il rapitore. Pluto le aveva giocato un tiro birbone con la complicità della agile ninfa Eco.

D'allora in poi, nel mondo romano prima e quindi attraverso i secoli fino ai nostri giorni, si perpetuò l'atroce burla di cui fu vittima Cerere in quelle fatali calende di aprile. L'allegro costume, languente nel XIV secolo, tornò a diffondersi poi nel 1564, allorché Carlo IX, re di Francia, volle iniziare l'anno il primo di gennaio. Siccome fin d'allora erano in voga le mance pel Capodanno, esse vennero automaticamente spostate e chi se l'aspettava pel primo di aprile rimase disilluso, dovendo rassegnarsi ad attendere il primo gennaio. Da qui i motteggi, e, più tardi, le burle. Da allora in poi si cominciarono a canzonare i postulanti, e, siccome in quel mese il sole abbandona il segno zodiacale dei Pesci, gli scherzi presero nome di «Pesci di aprile».

Secondo altri, l'origine è un poco diversa. Infatti si vuole che il duca di Lorena, nel 1634, fatto prigioniero da Richelieu che investì Luneville meditando l'annessione della Lorena alla Francia, il primo aprile eluse la vigilanza dei guardiani e fuggì dal castello di Nancy ove era stato rinchiuso per volere di Luigi XIII. Per salvarsi, egli ebbe l'audacia d'attraversare a nuoto la Mosella. Il fatto fece epoca tra i lorenesi, i quali dissero che si era dato non un uomo ma un pesce da custodire alla Francia. D'allora avrebbe preso voga il primo aprile.

Ma vi è chi propende per una versione meno storica. Il primo aprile, infatti, in molti paesi si apre l'esercizio della pesca nei fiumi e nei laghi, e con la consuetudine delle burle si volle alludere ai gonzi che si lasciano prendere all'amo come i pesci.

Più tardi Federico il Grande il primo aprile 1767, per distrarre l'attenzione dei cittadini dai preparativi bellici, fece pubblicare sulle «Berliner Nachrichten» la descrizione di uno spaventoso uragano durante il quale erano caduti blocchi di grandine grossi come zucche, e tutti vi credettero, e un professore cercò la spiegazione scientifica del fenomeno.

Gli scherzi del primo aprile furono assai in voga un tempo in Francia. Prima della rivoluzione si formò il Club dei mistificatori che ogni anno organizzava un banchetto, invitando qualche ingenuo cui s'annunziava, alla fine, che s'era mangiata carne umana, chiedendo disinvoltamente la sua opinione sul sapore della medesima. Lo scherzo veniva, poi, chiarito; ma a molti, intanto, si rizzavano i capelli sul capo.

Fu, però, al tempo del Secondo Impero che i «pesci d'aprile» ebbero una speciale fortuna. I cavalieri si divertivano a burlare le belle dame, i mariti le mogli e viceversa. Alcuni umoristi si servivano dei giornali per prendere a gabbo la cittadinanza. Enrico Monnier, il celebre autore di Joseph Prudhomme, architettava il 1° aprile le più stravaganti facezie. Ad esempio, in un omnibus s'interponeva fra il fattorino e la giovane passeggera per aver modo di passarle gentilmente il biglietto, con l'aggiunta di un bigliettino ove era scritto: «Vi amo» firmato: «Il fattorino».

Poi dal suo angolo assisteva agli effetti che producevano sul volto della bella ragazza quella dichiarazione apocrifa e allo sguardo significativo che essa si credeva in dovere di lanciare all'ignaro fattorino. Ma il Monnier non si limitava a questo. Essendo scontento del proprio notaio gobbo, una mattina del 1º aprile gli mandò a casa 32 gobbi ai quali aveva scritto che egli li aspettava per ragioni di eredità.

Anna d'Austria, la regina dei Tre Moschettieri, disse un giorno a Bautru, consigliere di Stato, membro dell'Accademia e poeta, rinomatissimo per diaboliche facezie, che avrebbe volentieri conosciuta la moglie. Bautru promise di portarla a Corte, ma raccomandò alla sovrana di parlarle forte perché dura d'udito. Quindi corse e casa e fece la stessa raccomandazione alla moglie, adducendo la durezza di udito della regina. È facile immaginare quello che successe. Quando la regina vide la signora Bautru, le rivolse la parola a voce altissima, e l'altra le rispose tuonando come meglio poteva... Bautru, insieme col re (messo a parte della burla audace), si godevano la scena dietro una tenda. [...]
✦ Marcello Marchesi, Gustavo Palazio. Scherzi a parte: guida agli scherzi famosi, inediti, firmati, inqualificabili, storici, anomali. erotici.... Sugarco, 1975

Il pesce d'aprile sembra nato proprio per sottrarsi a un'origine certa. Mitologia romana, calendari riformati, fughe principesche, stagioni della pesca: ogni spiegazione aggiunge una storia e nessuna riesce davvero a chiudere il gioco. Forse è giusto così. Una festa della burla non poteva avere un certificato di nascita troppo serio. E infatti, col passare dei secoli, ciò che conta non è più sapere da dove venga, ma vedere fin dove possa arrivare l'invenzione: giornali che fabbricano uragani, dame tratte in inganno, gobbi convocati da un notaio, regine costrette a gridarsi contro. Il primo aprile sopravvive perché, almeno per un giorno, l'inganno può permettersi di essere innocente.

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