Frammenti d'autore

Splendori e miserie del gioco del calcio

💬 Il portiere

Lo chiamano anche portiere, numero uno, estremo difensore, guardapali, ma potrebbero benissimo chiamarlo martire, paganini, penitente, pagliaccio da circo. Dicono che dove passa lui non cresca più erba.

È un solitario. Condannato a guardare la partita da lontano. Senza muoversi dalla porta attende in solitudine, fra i tre pali, la sua fucilazione. Prima vestiva di nero come l'arbitro. Ora l'arbitro non è più mascherato da corvo e il portiere consola la sua solitudine con la fantasia dei colori.

Lui i gol non li segna. Sta lì per impedire che vengano fatti. Il gol, festa del calcio: il goleador crea l'allegria e il portiere, guastafeste, la disfa.

Porta sulle spalle il numero uno. Primo nel guadagnare? No, primo a pagare. Il portiere ha sempre la colpa. E se non ce l'ha paga lo stesso. Quando un giocatore qualsiasi commette un fallo da rigore, il castigato è lui: lo lasciano lì, abbandonato davanti al suo carnefice, nell'immensità della porta vuota. E quando la squadra ha una giornata negativa, è lui che paga il conto sotto una grandinata di palloni, espiando peccati altrui.

Gli altri giocatori possono sbagliarsi di brutto una volta o anche di più, ma si riscattano con una finta spettacolare, un passaggio magistrale, un tiro a colpo sicuro: lui no. La folla non perdona il portiere. È uscito a vuoto? Ha fatto una papera? Gli è sfuggito il pallone? Le mani di acciaio sono diventate di seta? Con una sola papera il portiere rovina una partita o perde un campionato, e allora il pubblico dimentica immediatamente tutte le prodezze e lo condanna alla disgrazia eterna. La maledizione lo perseguiterà fino alla fine dei suoi giorni. [...] # Altro
✦ Eduardo Galeano. Splendori e miserie del gioco del calcio. Sperling & Kupfer, 2000

Il portiere è il solo che giochi contro la festa. Gli altri possono costruire, tentare, sbagliare e poi riscattarsi; lui vive invece nella geometria spietata dell'errore decisivo. Sta lontano dagli altri, aspetta, e quando arriva il momento deve rispondere da solo a ciò che l'intera squadra ha lasciato passare. Per questo ogni gol sembra una colpa personale, anche quando non lo è. Le parate si dimenticano, la papera resta. È il destino ingrato di chi difende anziché conquistare: impedire la gioia degli altri e sapere che, al primo cedimento, sarà proprio lui a diventare il volto della sconfitta.

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