Frammenti d'autore

Il cavallo a dondolo

💬 Je vous aime

Il disco che furoreggia in questo mese a Parigi è un 45 giri di Henry Salvador, intitolato: Je vous aime. Ma non è una canzone. Un dialogo. Un dialogo composto unicamente di due battute. L'uomo dice: «Je vous aime!» e una voce femminile risponde: «Comment?»

Tutto qua? direte voi. Sissignori. Perché Salvador ha avuto una trovata napoleonica: la sua battuta «Je vous aime!» è detta in trenta modi diversi, prima tenera, poi sospirata, languida, insinuante, gemebonda, sfacciata, importuna, sposereccia, furiosa, disperata, isterica, sogghignante... E invece la battuta della ragazza che non capisce: «Comment?» è sempre la medesima, liscia, neutra, candida: è anzi, materialmente, la stessa identica registrazione ripetuta all'infinito. È da impazzire. Si ride, da sentirsi male. Ma con una singolare impressione di vertigine. Alla fine ci si guarda in giro, smarriti, come nel deserto. Un artificio meccanico è riuscito a esprimere, meglio d'ogni sapienza d'attore, la tragica solitudine umana su questa terra. [...] # Altro
✦ Enrico Fulchignoni. Il cavallo a dondolo. Il Borghese, 1970

La trovata è comica proprio perché riduce tutto all'osso: lui cambia tono trenta volte, lei risponde sempre allo stesso modo. Ma è lì che il gioco si rovescia. Ogni inflessione dell'uomo cerca una breccia diversa – tenerezza, desiderio, supplica, collera, disperazione – e ogni volta incontra la stessa superficie neutra. Più lui varia, più lei resta identica. Alla fine non si ride più soltanto dell'equivoco: si avverte il vuoto fra due esseri che parlano senza riuscire davvero a raggiungersi. La macchina, ripetendo sempre lo stesso «Comment?», finisce così per dire qualcosa di terribilmente umano.

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