Frammenti d'autore

Volti nell'acqua

💬 Il treno uscì lentamente dalla stazione di Cliffhaven, aumentando di velocità mentre correva tra gli argini in disordine, con piselli odorosi selvatici, ginestre spinose, e i giardini dietro le case con i panni stesi, che sbattono gocciolando rivoletti d'acqua insaponata, e i pollai con le grosse, grasse galline bianche che beccano e razzolano nel terreno pietroso. Rinunziai a cercare di scorgere le torri del manicomio tra le aperture delle colline che si allontanavano, e mi accomodai nell'atteggiamento pigro del viaggiatore in ferrovia che assapora il fumo, fissando con sguardo sognante gli alberi secchi, contorti, le pecore e le vacche che ruminavano senza posa agitando le code e già andavano raggruppandosi per la mungitura. Cliffhaven mi scivolò dalla mente con la stessa facilità con la quale il sole scivolava giù per il cielo in una fessura tra nuvola e orizzonte.

Ma quando il treno si arrestò in una solitudine di erba e di alberi da gomma e venne deviato su un binario morto per lasciare via libera al direttissimo per il Sud, e vi rimase aspettando, aspettando, finché pareva fosse stato abbandonato e fosse per essere raggiunto dalla ruggine, dalle erbacce e dal silenzio che minacciano uomini e macchine, siano essi in riposo o in moto, mi tornò in mente Cliffhaven e la gente di là. Le loro vite deviate su un binario morto dovevano forse dar via libera a un traffico più urgente? E dove era diretto questo?

Ma il treno si mosse e io dormii e non me ne importò. Cliffhaven era lontano, lontano, e io non mi sarei mai più ammalata. Mai più?
✦ Janet Frame. Volti nell'acqua. Rizzoli, 1963

Il treno si allontana dal manicomio attraversando campagne ordinarie, giardini, stendibiancheria, pollai, pecore al pascolo. Il mondo riprende lentamente il suo aspetto familiare e, per qualche ora, Cliffhaven sembra dissolversi dietro l'orizzonte come un cattivo sogno. Ma basta una sosta inattesa su un binario morto perché il pensiero ritorni. L'immagine del treno fermo, accantonato per lasciar passare convogli più importanti, si trasforma improvvisamente in una domanda sulla sorte di chi è rimasto dentro. Anche le loro vite sono state deviate in un luogo d'attesa? E verso quale destinazione? Poi il viaggio riprende. Resta soltanto quell'ultima speranza, fragile e ostinata: non mi ammalerò mai più. O forse sì?