Il treno si allontana dal manicomio attraversando campagne ordinarie, giardini, stendibiancheria, pollai, pecore al pascolo. Il mondo riprende lentamente il suo aspetto familiare e, per qualche ora, Cliffhaven sembra dissolversi dietro l'orizzonte come un cattivo sogno. Ma basta una sosta inattesa su un binario morto perché il pensiero ritorni. L'immagine del treno fermo, accantonato per lasciar passare convogli più importanti, si trasforma improvvisamente in una domanda sulla sorte di chi è rimasto dentro. Anche le loro vite sono state deviate in un luogo d'attesa? E verso quale destinazione? Poi il viaggio riprende. Resta soltanto quell'ultima speranza, fragile e ostinata: non mi ammalerò mai più. O forse sì?