Frammenti d'autore

Saulo

💬 Qualche settimana dopo il centurione mandò di nuovo a cercarmi, e quella volta non potei più tirarmi indietro.

Venni condotto in un edificio secondario del palazzo del Procuratore; lui era ad attendermi lì, in giardino. Mi offrì della frutta e delle specie di gnocchetti di forma rotonda. Sono incorreggibili. Pur vivendo ormai da cento anni nella nostra terra non sono ancora in grado di capire che non possiamo toccare qualsiasi pietanza a nostro piacimento. Il giardino era piccolo e ombroso, e all'infuori di noi non c'era nessuno. Non vidi neppure il cane dei beduini. L'alta cancellata era coperta da cespugli ancora più alti. Sembrava di stare sul fondo verde di un pozzo, in quella luce smorzata. Di qui non si riusciva certo a scorgere granché del biancore della nostra città. Mi meravigliai dei suoi gusti, del fatto che si sentisse a suo agio in un posto come quello, mi sarei aspettato qualcosa di diverso, conoscendo i soldati. Non capivo neanche troppo bene che cosa volesse da me. Forse si stava solo annoiando? Disse che mi aveva notato e che già da molto tempo desiderava parlare con me, e si lamentò di come fosse difficile intendersi con la gente di qui. «Parlano sempre delle stesse cose, eppure non si riesce mai ad arrivare a capo di nulla» disse. «Siete sempre occupati con voi stessi, eppure non ne esce fuori niente». Rise. Sono certo che non intendeva affatto offendermi ma in questo modo tutto diventava ancora più difficile. Da che parte incominciare? Anche se pensiamo le stesse cose, chissà se il nostro pensiero procede in maniera identica? Anche se pensiamo cose diverse, chissà se il suo modo di pensarla diversamente coincide col mio? Mi parlò di una locanda di pellegrini dove un pomeriggio era rimasto per ore ad ascoltare un predicatore, e mi chiese se lo conoscevo. Si stupì quando dissi di no. Cercai di spiegargli che negli ultimi tempi erano in molti a proclamarsi interpreti della Legge, pe quanto non ne avessero il diritto né la dignità. «Perché spaccate in quattro ogni capello!» esclamò. «Non credete più in nulla, vi limitate a interpretare ogni cosa!». E rise di nuovo. Si mise a passeggiare distrattamente su e giù, girò intorno a un cespuglio, raccolse un ciottolo per terra.
✦ Miklós Mészöly. Saulo. E/O, 1987

Nel giardino chiuso e verde come un pozzo, la conversazione gira in tondo senza trovare un terreno comune: ogni parola sembra sfiorare qualcosa che lesta si ritrae. Il Romano vuole capire, l'altro vuole spiegare, ma tra i due resta una distanza più profonda della lingua – un diverso modo di abitare il mondo, di pensare la legge, la verità, perfino il pensiero stesso. Talora, il dialogo non fallisce per ostilità, ma perché ciascuno ascolta già da un'altra storia.