Frammenti d'autore

Volti nell'acqua

💬 Continuavano a farmi l'elettrochoc, con mio crescente terrore all'avvicinarsi del carrello, all'udire le grida soffocate mentre si spostava da una stanza all'altra venendo più vicino, più vicino. All'improvviso la lucentezza della settima corsia sembrò scoppiare in un riverbero di vegetazione caotica, come se ora esistesse solo per mimetizzare i movimenti dei rettili dal veleno mortale e quelli degli insetti velenosi. Sentivo le infermiere che parlavano stizzose e minacciose. Adesso, all'ora dei pasti le tovaglie a scacchi mi allarmavano; sembravano fatte di strisce di sangue e di disastro. Nessuno sospettava il crescente pericolo. Notai altre porte oltre a quella misteriosa della stanza da bagno; non avevo modo di scoprire dove conducessero; nonostante che una volta avessi visto una porta aperta che dava in un'altra corsia, e l'odore acre di lenzuola bagnate penetrava attraverso questa, e si mescolava al profumo dolce e pesante dei gigli sul caminetto e delle tuberose, di cui i parenti si servono ai funerali per mascherare l'odore della morte.
✦ Janet Frame. Volti nell'acqua. Rizzoli, 1963

L'elettrochoc non arriva mai all'improvviso. Prima c'è l'attesa. Il rumore del carrello che avanza lungo il corridoio, le voci delle infermiere, le grida soffocate che si avvicinano una stanza dopo l'altra. Poco a poco la paura contamina ogni cosa. Le tovaglie diventano presagi di sangue, le porte nascondono minacce sconosciute, i profumi dei fiori si mescolano all'odore della morte. Il reparto continua a mostrarsi ordinato, luminoso, rassicurante, ma sotto quella superficie cresce un paesaggio ostile popolato di pericoli invisibili. Non è il mondo a essere cambiato: è il terrore che ormai lo abita e lo trasfigura interamente.