Dicono che nella cella della morte gli orologi vengano fermati, quasi che il tempo possa essere convinto ad arrestarsi insieme alle lancette. Ma il mare non smette di cercare la riva e i minuti non smettono di avanzare verso il loro approdo. A Cliffhaven le nove del mattino avevano il peso di un'esecuzione annunciata. Anche quando gli orologi spariscono, continuano a battere dentro la mente. Le ore perdono il loro nome abituale e diventano attesa, terrore, memoria. Il tempo non passa più: si accumula. E continua a suonare molto tempo dopo che la porta della sala dell'elettrochoc si è richiusa alle spalle.