Nozze in cielo
💬 Capitolo primo
Quando ero ancora molto giovane, mi accadeva a volte di guardare improvvisamente in faccia uno sconosciuto e dire tra me: «Che sarebbe stato se quest'uomo fosse stato mio padre?». Non mi era difficile immaginarmelo. Si sarebbe chiamato certamente Andrea oppure Severo, giacché mi sembravano questi i nomi più adatti a mio padre; mia madre invece si sarebbe chiamata Maria oppure Sabina. La mamma in realtà si chiamava Arethusa. Mio padre Ion, ma gli amici lo chiamavano Jenica. Nemmeno la mamma lo chiamava con il nome che sarebbe piaciuto a me: lo chiamava Nellu... L'uomo che mi era di fronte, invece, avrebbe potuto essere un vero padre, così come io lo avevo sognato, come mi era stato dato incontrarlo in alcuni romanzi, un uomo, cioè, con le tempie grigie, che odorava leggermente di acqua di colonia, con il viso severo e gli occhi buoni, sportivo, ironico, elegante, ed appassionato lettore di moralisti francesi. Era questo ai miei occhi il tipo perfetto del genitore.
Altre volte avrei desiderato che mio padre fosse stato un clinico illustre, od un capitano di marina, oppure un grande industriale. Mia madre me la immaginavo più semplice: dottoressa in medicina, oppure artista. Avrei voluto che sapesse dipingere, vederla aggirarsi per la casa in una vestaglia bianca, con le maniche rimboccate fino al gomito... Ci sono stati degli anni della mia adolescenza in cui avevo desiderato che mia madre fosse stata italiana, e mio padre inglese. Ma questa è tutta un'altra storia. Volevo raccontare un fatto più semplice, che mi accade oggi, sebbene sempre più di rado, ma che ha tormentato tutta la mia adolescenza ed anche la mia giovinezza. A volte, quando mi trovavo seduto in tram accanto ad un uomo, immaginavo che quello fosse davvero mio padre. Non era proprio come io lo desideravo, come lo sognavo da tanti anni; almeno non era proprio così. Ma era tuttavia diverso da quello che era il mio padre vero, ed io avrei potuto essere davvero suo figlio, avrei avuto un'altra mamma, avrei avuto forse anche altri fratelli ed altre sorelle, sarei vissuto in un'altra casa, in un'altra città.
Tutto sarebbe potuto essere diverso. Questo pensiero mi ha sempre ossessionato: che tutto sarebbe potuto essere diverso, oppure non sarebbe stato affatto; che tutte le cose in questo mondo sono dovute al caso, senza alcuna necessità, senza alcun senso...
Quando attraverso una vecchia strada di periferia e vedo delle case vecchie, e le straduzze percorse da rigagnoli d'acqua, con gli orti invasi dalle erbacce, immagino di essere nato qui, e mi vedo mentre mi reco, insieme ad altri bimbetti scalzi come me, alla scuola elementare: mi vedo mentre di sera leggo alla luce di un lume a petrolio, in una stanzetta dipinta di rosa... Oppure in una cittadina di provincia, in una di quelle case signorili con le inferriate in ferro battuto, con nel giardino gli gnomi variopinti e la piscina di cemento... Allora me ne torno a casa quasi sempre inquieto, rattristato, dopo un simile vagabondare per delle sconosciute strade di periferia... [...]
✦ Mircea Eliade. Nozze in cielo. Jaca Book, 1996
Basta incontrare uno sconosciuto, attraversare una strada mai vista, affacciarsi su una casa qualunque perché una vita possibile si apra accanto a quella reale. Un altro padre, un'altra madre, un'altra città: non sogni grandiosi, ma minime deviazioni capaci di mutare tutto. L'inquietudine nasce proprio da qui, dalla percezione che ciò che siamo avrebbe potuto non essere, o essere altrimenti, senza che nessuna necessità sembri averci condotti fin qui. E allora le case degli altri, i cortili, le finestre illuminate diventano per un istante il teatro delle nostre vite mancate. Il caso non soltanto distrugge le certezze: moltiplica i possibili.