Le città possono crescere, le macchine moltiplicarsi, le idee cambiare volto, ma il giorno continua a succedere alla notte e l'inverno all'estate. Anche chi non alza mai lo sguardo al cielo vive immerso in ritmi più antichi di qualsiasi civiltà. Si dorme, si sogna, si attende, si invecchia; si attraversano alternanze di luce e di ombra che nessuna tecnica può abolire. Per questo, il bisogno di attribuire un significato all'esistenza non scompare insieme alle vecchie religioni. Mutano i simboli, mutano i linguaggi, mutano le forme. Resta però la domanda da cui tutto nasce. E, forse, la storia dello spirito non è altro che la continua invenzione di nuove parole per formularla.