Tesoretti dossiani
💬 LE CARAMELLE
– «Monsù, doi soldi d' caramèl» – disse un fanciullo, entrando frettolosamente con due bambine che gli trottàvan di pari. E, tutti e tre, postàronsi al banco.
Il caffettiere, lasciato il giornale, si alzò.
Io adocchiai i piccini. L'«omo», era in blusa celeste e in berrettino da soldatello. A parte quel po' di aria baciocca che i «maschi» hanno in sugli otto, trapelava nel musino di lui, la coscienza della sua doppia importante funzione di compratore, custode di una rispettabile somma. La quale somma egli chiudeva in un pugno. E tenèvala stretta, ve'!
Ma e la bimba alla sinistra di lui? Qual fino e sentimentale visuccio!... visuccio promettente di quelle smortone impastate di chiaro di luna, che, dove lascian lo sguardo, guai!
La puttina invece alla dritta, era un brioso raggio di sole. Non toccava i cinque anni. Tomboletta, latte-e-vino, con una vestuccia corta inamidata, reggèvasi in su la punta delle scarpette; attaccando le palme all'orlo del banco, poggiava, tramezzo a quelle, il mento.
E i sei occhietti – due neri, due grigi, e due castagnini – si atruppàrono intorno alla mano del caffettiere. Questa, mise un piccolo peso su 'n guscio della bilancia; gli occhietti ve la accompagnàrono: la si diresse a dipalcare un baràttolo; gli occhietti le tènnero dietro: «tac tac...» il caffettiere lasciò cadere sul piatto le caramelle... tre, quattro, cinque... ad ogni «tac», i fanciulli si sogguardàvano e sorridèvano.
Ma, per due soldi, i sorrisi non potèano èssere molti.
Mi venne un'idea.
Avvertito con una tossetta il «monsù» e mèssomi a traverso la bocca l'indice, mi diedi, dietro dei bimbi a far segni; cioè, ad accennare il barattolo, indi, a rovesciare la mano verso la coppa della bilancia.
Bah! Il caffettiere era proprio grosso di scorza. Salvo il cenno del zitto, non mi comprese 'na gotta. Anzi; egli ebbe il coraggio – sottolineo «coraggio» di ripigliarsi una caramella avvantaggina e riporla. Tre grandi mortificati la seguitàrono e tre sospiri.
Cosi, fu il cartoccino aggruppato, e consegnato all'ometto.
Questi «mollò» allora il due-soldi. Stèttero tutti e tre, un momento, a vederlo sparire nel fesso del banco; poi, con un balzo di gioja, scappàrono via.
***
– «Chiel», che voleva? – mi domandò il caffettiere.
– Volevo, che loro vuotaste il baràttolo – risposi istizzito – pagavo io.
Ei si rimase un po' gnocco.
– «Contagg!» – disse – bisognava parlare.
Foss'egli stato una donna!
✦ Carlo Dossi. Le caramelle. In «Dossi. Romanzi e racconti italiani dell'Ottocento». Garzanti, 1944