La Fiera delle Vanità
💬 Davanti al sipario
Mentre il burattinaio, seduto sul proscenio del suo teatrino. percorre con lo sguardo l'instabile scena che gli offre la fiera, si sente invadere da profonda tristezza. È quivi una baraonda di gente che mangia e beve, amoreggia ed inganna, ride e fa l'opposto, fuma, giunta, si batte, balla e strimpella; vi sono de' bravacci che fanno alle gomitate, ganimedi che adocchiano le donne, farabutti che rubano le borse, poliziotti alla vedetta, cerretani (degli altri cerretani, che la peste li colga!) i quali bociano davanti alle loro baracche, e villani col naso per aria intenti a guardare le ballerine con le vesti inorpellate e i poveri saltimbanchi invecchiati col viso imbellettato, intanto che i giocatori di mano lavorano dentro alle loro tasche di dietro. Sì, questa è la FIERA DELLE VANITÀ, un luogo certamente non di moralità e neppure allegro, comecchè chiassoso di molto. Osservino le facce degli attori e dei buffoni quando, finito il còmpito, se ne vanno pe' fatti loro, e pagliaccio che lava nell'acqua la tinta delle guance prima di sedersi a desinare con la moglie e con i suoi pagliaccetti dietro alla rozza tela. Fra poco si alzerà il sipario, ed egli eseguirà i suoi capitomboli e griderà «come state?».
Nell'aggirarsi in mezzo ad una mostra di questa sorta un uomo di indole riflessiva non sarà, a mio credere, oppresso nè dalla propria nè dall'altrui allegria. Qua e là un episodio comico o tenero lo commuove e lo diverte: un grazioso bambino che sta contemplando un bancherottolo di bericocoli: una simpatica fanciulla che arrossisce mentre le parla il suo damo e le compra la fiera; laggiù dietro al carrozzone il povero pagliaccio intento a rosicchiare un osso in compagnia della brava famiglia, la quale campa de' salti di lui; ma l'impressione generale è melanconica anzi che sollazzevole. Tornato a casa, vi ponete a sedere e, con l'animo disposto a moderazione, a riflessione e a carità, v'applicate ai vostri libri o agli affari.
Non ho altra morale che questa da mettere in fondo alla presente istoria della FIERA DELLE VANITÀ. Vi ha chi considera le fiere affatto immorali, le sfugge, e le vuole sfuggite dai servitori e dalla famiglia; forse ha ragione. Ma chi la pensa altrimenti ed ha un naturale o indolente, o benevolo, o sarcastico, può aver gusto ad entrarvi per passare una mezz'oretta a vedere le rappresentazioni. Vi sono infatti delle scene di ogni genere, terribili combattimenti, grandiosi esercizi su cavalli ammaestrati all'alta scuola, scene delle eccelse come delle più mezzane sfere della società, amori. per le persone sentimentali, e parti buffe e divertenti; tutto questo accompagnato da acconcio scenario e splendidamente rischiarato con le candele dell'autore*. [La prima edizione di Vanity Fair era adorna di incisioni disegnate dallo stesso Thackeray ].
Che altro resta a dire al burattinaio? Mostrarsi riconoscente della cortesia onde è stato accolto in tutte le principali città d'Inghilterra per le quali è passata la mostra, incontrando il più grande favore presso i riveriti rappresentanti della pubblica stampa, presso la nobiltà e la borghesia. Egli pensa con orgoglio che i suoi fantocci hanno esilarato il fior fiore degli abitanti di questo impero. La famosa marionetta Becky è stata giudicata straordinariamente flessibile nelle giunture ed obbediente ai fili di ferro; la bambola Amelia, sebbene abbia avuto un circolo più ristretto di ammiratori, fu nondimeno scolpita e vestita dall'artista col massimo studio; la figura di Dobbin, benchè appaia abbozzata, pure ha una certa maniera di danzare molto divertente e naturale; a taluno piacque il balletto dei ragazzini, e, oh signori, osservino la figura riccamente vestita del nobile malvagio, per la quale non s'è badato a spese, e che Belzebù si porterà via al finire di questa singolare rappresentazione.
E con ciò, e con un profondo inchino a chi l'ha favorito, il burattinaio si ritira, e s'alza il sipario.
Londra, addì 28 giugno 1848 [...] # Altro
✦ Gugliemo Makepeace Thackeray. La Fiera delle Vanità: romanzo senza eroe. Vol. I. Forzani, 1882
La fiera è rumorosa, colorata, sguaiata; ma basta guardarla un poco più a lungo perché sotto il frastuono affiori la malinconia. Gli uomini mangiano, corteggiano, imbrogliano, recitano la loro parte; persino il pagliaccio, tolto il belletto, torna alla moglie e ai figli dietro la tela. Il burattinaio non promette edificazione né eroi: offre figure mosse da fili visibili e invisibili, lasciando allo spettatore il piacere di ridere e insieme la libertà di riconoscersi. La satira, così, non diventa condanna: conserva qualcosa di benevolo, quasi di compassionevole. Il sipario si alza, ma la commedia è già cominciata nella vita.