Frammenti d'autore

Memorie della speranza

💬 L'Europa (3/3)

In ogni modo, come era prevedibile, si constata che per marciare verso l'unione dell'Europa gli Stati sono i soli organismi validi, che se è in gioco l'interesse nazionale niente e nessuno dovrà poter forzare loro la mano, e che solo la strada della cooperazione non è senza uscita.

Ciò che a questo proposito è vero nell'ordine economico risulta evidente in quello politico, cosa, d'altronde, del tutto naturale. A quale profondità d'illusione o di partito preso bisognerebbe precipitare per credere che nazioni europee forgiate nel corso dei secoli da sforzi e dolori innumerevoli, avendo ciascuna la propria geografia, la propria storia, la propria lingua, le proprie tradizioni, le proprie istituzioni, potrebbero cessare di essere se stesse e formarne una sola? A quale sguardo sommario risponde il paragone, spesso brandito dagli ingenui, tra ciò che l'Europa dovrebbe fare e ciò che hanno fatto gli Stati Uniti, quando questi furono creati a partire dal nulla, su una terra completamente vergine, da ondate successive di coloni sradicati dalla loro terra? Per i Sei in particolare, come immaginare che i loro scopi per quanto riguarda la realtà esterna divengano improvvisamente comuni quando la loro origine, la loro situazione, la loro ambizione, sono molto diverse? Nella decolonizzazione che la Francia deve immediatamente portare a termine, che cosa potrebbero fare i suoi vicini? Se in ogni tempo è nella natura della Francia realizzare "le gesta di Dio", diffondere il libero pensiero, essere il paladino dell'Umanità, perché questo dovrebbe essere allo stesso modo il compito dei suoi associati? La Germania, frustrata dalla sua disfatta nella speranza di dominio, attualmente divisa, e sospetta, agli occhi di molti, di cercare la rivincita, ha ormai una sua grande ferita da rimarginare. In nome di che cosa bisognerebbe che la sua ferita divenisse automaticamente quella degli altri? Dal momento in cui l'Italia, dopo essere stata un'appendice dell'Impero dei Germanici o di quello dei Francesi, ed essere stata respinta dai Balcani, dove aveva voluto estendersi, si è stabilizzata come penisola nell'ambito mediterraneo, situata dalla natura nell'orbita delle potenze marinare, per quale mai ragione dovrebbe confondersi con gli Stati continentali? [...]

Per di più, secondo il mio metodo, credo giusto saggiare l'opinione pubblica. Il 5 settembre, nel corso di una conferenza stampa, preciso il senso dell'iniziativa. Premesso che «costruire l'Europa, cioè unirla, è per noi uno scopo essenziale» dichiaro che bisogna per questo «procedere non già inseguendo sogni ma aderendo alla realtà. Ora qual è la realtà dell'Europa, quali sono i piloni su cui si può innalzarla? In verità non possono essere altro che gli Stati ... Stati che hanno ognuno la propria anima, la propria storia, il proprio linguaggio, le proprie sventure, le proprie glorie, le proprie ambizioni; ma Stati che sono le sole entità che abbiano il diritto di dare ordini e il potere di essere obbediti». [...] # [Leggi dall'inizio]

✦ Charles de Gaulle. Memorie della speranza: il rinnovamento (1958-1962). Rizzoli, 1970

L'Europa non è una nazione incompiuta. È fatta di popoli che i secoli hanno formato diversamente, con storia, lingua, interessi, ambizioni e perfino ferite che non possono diventare comuni per decreto. Per questo gli Stati restano i soli strumenti capaci di decidere e di assumere responsabilità. Volerli sostituire con una costruzione sovranazionale significa scambiare un progetto per una realtà. L'unione è possibile proprio a condizione di non pretendere la fusione: cooperare quando gli interessi convergono, discutere quando divergono, conservare infine a ciascun popolo il diritto di decidere del proprio destino. L'Europa si costruisce sugli Stati, non contro di essi.

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Mettiti alla prova: De Gaulle e la costruzione dell'Europa

Rileggi i tre frammenti e i rispettivi commenti, scegli mentalmente una risposta e poi scopri la soluzione.

1. Su quale principio De Gaulle e Adenauer intendono fondare una riconciliazione durevole fra Francia e Germania?

  • A) Sulla progressiva fusione delle rispettive politiche nazionali in una politica comune.
  • B) Sul riconoscimento delle differenti condizioni dei due paesi e sulla costruzione, a partire da esse, di una cooperazione fondata su interessi comuni.
  • C) Sul mantenimento della Germania in una posizione subordinata, come conseguenza della sconfitta nella seconda guerra mondiale.
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Risposta corretta: B

De Gaulle e Adenauer non intendono cancellare le differenze fra Francia e Germania. Al contrario, partono dalla diversità delle rispettive situazioni storiche e politiche. La riconciliazione deve nascere dal riconoscimento realistico di tali differenze e dalla ricerca di una cooperazione capace di trasformare due antichi avversari in partner durevoli.

2. Perché De Gaulle rifiuta l'idea che l'unità europea debba comportare la scomparsa degli Stati nazionali?

  • A) Perché considera impossibile qualsiasi forma stabile di cooperazione politica fra i paesi europei.
  • B) Perché ritiene che gli Stati, formati da storie, lingue, istituzioni e interessi differenti, restino le realtà politiche capaci di decidere e assumere responsabilità.
  • C) Perché pensa che l'integrazione europea debba limitarsi esclusivamente al commercio e all'economia.
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Risposta corretta: B

De Gaulle non nega affatto la necessità dell'unione europea. Contesta invece che essa possa essere costruita facendo scomparire realtà politiche formatesi nel corso dei secoli. Gli Stati possiedono per lui storia, interessi, istituzioni e responsabilità proprie e costituiscono quindi i «piloni» concreti sui quali edificare l'Europa.

3. Come possono conciliarsi, secondo De Gaulle, gli interessi nazionali differenti e la costruzione di un'Europa unita?

  • A) Eliminando progressivamente gli interessi nazionali, considerati incompatibili con una vera unione europea.
  • B) Affidando a uno degli Stati più forti il compito di indicare agli altri una politica comune.
  • C) Conservando le differenze fra gli Stati e cercando accordi, concertazione e azioni comuni nei settori in cui i loro interessi possono convergere.
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Risposta corretta: C

L'unità europea non significa, nel ragionamento di De Gaulle, uniformità degli interessi. Gli Stati possono restare distinti e perseguire obiettivi propri, ma devono essere capaci di individuare ciò che li accomuna e di organizzare su quella base una cooperazione stabile. L'unione nasce dunque dalla concertazione, non dalla cancellazione delle differenze.

4. Quale rapporto stabilisce De Gaulle tra l'alleanza occidentale e l'indipendenza politica della Francia?

  • A) L'appartenenza all'alleanza occidentale deve comportare la completa integrazione della politica e della difesa francesi nella NATO.
  • B) La Francia può restare alleata dell'Occidente conservando nello stesso tempo la capacità autonoma di decidere la propria politica e la propria difesa.
  • C) Per essere realmente indipendente, la Francia deve interrompere ogni rapporto politico e militare con gli Stati Uniti.
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Risposta corretta: B

De Gaulle distingue nettamente l'alleanza dalla subordinazione. Considera naturale l'appartenenza francese all'alleanza occidentale, ma ritiene indispensabile che la Francia conservi autonomia politica e strategica. È questa distinzione che spiega anche la volontà di sottrarsi al sistema militare integrato della NATO senza abbandonare l'alleanza atlantica.