Memorie della speranza
💬 L'Europa (2/3)
Parliamo lungamente dell'Europa. Per Adenauer, come per me, è da escludere che i nostri popoli, con i loro Stati e le loro leggi, possano scomparire all'interno di una qualche costruzione apatride, sebbene egli ammetta di aver tratto a profitto della Germania solidi vantaggi dalla mistica dell'integrazione e che, per questo motivo, conserva ai suoi protagonisti francesi, come Jean Monnet e Robert Schuman, riconoscenza per i loro regali. Ma, essendo Cancelliere di una Germania vinta, divisa e minacciata, propende naturalmente per una organizzazione occidentale del Continente, che assicurerebbe al suo Paese, oltre che l'eguaglianza dei diritti, una eminente influenza, che lo sosterrebbe validamente di fronte all'Est e che, per il fatto stesso di esistere, incoraggerebbe gli Stati Uniti a rimanere presenti in Europa e a mantenere così la loro garanzia alla Germania federale. Ora a questa garanzia Adenauer tiene profondamente perché, egli dice: «Procurando al popolo tedesco la sicurezza e ponendolo in buona compagnia, lo distoglie dall'ossessione dell'isolamento e dall'esaltazione della propria potenza che, non molto tempo fa, per sua sventura, lo avevano indotto a seguire Hitler».
Dico ad Adenauer che la Francia, dallo stretto punto di vista dell'interesse nazionale, e in questo si differenzia profondamente dalla Germania, non ha, propriamente parlando, bisogno di una organizzazione dell'Europa occidentale dato che la guerra non le ha fatto perdere né la reputazione né l'integrità. Tuttavia tende al riavvicinamento pratico e, se possibile, politico di tutti gli Stati europei perché, per essa, lo scopo da perseguire è la pacificazione e il progresso generale. Nel frattempo, a condizione che la sua personalità non ne sia modificata, essa si accinge a tentare di dar vita al trattato di Roma e, oltre a questo, conta di proporre ai Sei di concertarsi regolarmente su tutte le questioni politiche che potessero sorgere in tutto il mondo. Per quanto riguarda la Comunità economica europea, le difficoltà verranno, man mano, dal problema dell'agricoltura (per la Francia è necessario venga risolto) e dalla candidatura inglese che essa pensa sia necessario respingere finché la Gran Bretagna resterà economicamente e politicamente quella che è. Su questi due punti il Governo francese deve poter contare sull'accordo del Governo tedesco, senza di che l'unione reale dei Sei non sarebbe realizzabile. «Personalmente» mi dichiara il Cancelliere «capisco benissimo le vostre ragioni. Ma in Germania in generale si è sfavorevoli al Mercato comune agricolo e desiderosi che all'Inghilterra sia data soddisfazione. Comunque, dato che niente secondo me è più importante del successo dell'unione tra i Sei, le prometto di agire nel senso che i due problemi di cui parla non impediscano di realizzarla. Quanto alla proposta di indurre i nostri associati a colloqui politici regolari sono d'accordo in anticipo.»
Per quanto riguarda il Patto Atlantico assicuro il mio interlocutore che noi Francesi troviamo del tutto naturale che la Repubblica Federale vi aderisca senza restrizioni. Come potrebbe fare altrimenti? In un'epoca di bombe atomiche e con la minaccia dei Sovietici sospesa sopra la testa, le occorre evidentemente la protezione degli Stati Uniti. Ma a questo proposito, come anche su altri punti, la Francia non si trova nelle stesse condizioni. Così, pur continuando ad appartenere alla alleanza di massima prevista in caso di aggressione nemica dal trattato di Washington, conta di uscire un giorno o l'altro dal sistema della Nato, tanto più che essa stessa sta per dotarsi di armamenti nucleari a cui non potrebbe essere applicata l'integrazione. Soprattutto, per sopravvivere nel futuro, è indispensabile l'indipendenza politica, che risponde alla situazione reale e agli scopi del Paese. [...] # [Continua ]
✦ Charles de Gaulle. Memorie della speranza: il rinnovamento (1958-1962). Rizzoli, 1970
L'Europa può unirsi senza che ciascuna sua nazione cessi di essere se stessa. La Germania ha bisogno dell'Occidente e della garanzia americana; la Francia, in condizioni diverse, vuole conservare la propria indipendenza politica e strategica. L'alleanza è dunque possibile, ma non richiede identità di interessi né subordinazione a una struttura comune. Anche il mercato, la difesa e la politica estera devono partire da questa realtà: Stati sovrani che scelgono di concertarsi perché vi trovano convenienza e forza. Una cooperazione durevole non nasce dal fingere che le differenze siano scomparse, ma dal renderle compatibili senza pretesa di abolirle.