Frammenti d'autore

La voglia di dormire

💬 Notte. La bambinaia Var'ka, una ragazzina di tredici anni, dondola la culla nella quale giace un bambino, e con voce appena percettibile miagola:

Fa' la nanna, piccolina, canterò una canzoncina...

Davanti all'immagine sacra brilla una lampada verde; attraverso tutta la stanza, da un angolo all'altro, s'allunga una corda sulla quale pendono le fasce e dei grandi pantaloni neri. La lampada getta sul soffitto una gran macchia verde, e le fasce e i pantaloni proiettano delle lunghe ombre sulla stufa, sulla culla e su Var'ka... Quando la luce della lampada comincia a vacillare, la macchia e le ombre si ravvivano e si muovono come se ci fosse del vento. Si soffoca. C'è odore di cavoli agri e di merce da calzolaio.

Il bambino piange. Già da un pezzo è arrochito ed è spossato dal pianto, ma continua a urlare e non si sa quando si cheterà. E Var'ka ha voglia di dormire. I suoi occhi si incollano, la sua testa è tratta giù e il collo le duole. Non può muovere né le palpebre, né le labbra e le sembra che la faccia le si sia disseccata, sia divenuta di legno, e che la sua testa si sia fatta piccina come una testina di spillo.

Fa' la nanna, piccolina, ti farò la zuppettina...

Nella stufa stride un grillo. Nella stanza accanto dietro la porta russano il padrone e l'apprendista Afanàsij... La culla cigola lamentosamente e tutto si fonde in una musica notturna sonnifera, di quelle così dolci a udire quando ci si corica. Ora invece questa musica irrita e opprime, perché immerge nel sopore ma non fa dormire; se Var'ka, Dio scampi e liberi, s'addormenta i padroni la picchieranno.

La luce della lampada vacilla. La macchia verde e le ombre si muovono, s'infiltrano negli occhi semichiusi e immobili di Var'ka, e nel suo cervello mezzo addormentato si trasformano in vaneggiamenti nebulosi. Ella vede delle nuvole scure che si rincorrono per il cielo e gridano come il bambino. Ma ecco che il vento ha soffiato, le nuvole sono sparite e Var'ka vede una larga strada coperta di fango liquido e sporco; sulla strada si allungano file di carri, si trascinano degli uomini con la bisaccia sul dorso, corrono avanti e indietro delle ombre; dai due lati, attraverso la nebbia fredda e umida, si vedono i boschi. Tutt'a un tratto gli uomini con le bisacce e le ombre cadono nel fango liquido. «Perché?» domanda Var'ka. «Dormire, dormire!» rispondono. E si addormentan forte; dormono saporitamente, mentre sui fili telegrafici stanno appollaiate le cornacchie e le gazze, e gridano come il bambino e cercano di svegliarli. # Altro
✦ Anton Čechov. Racconti. Garzanti, 2004

Il sonno, a un certo punto, smette di essere un bisogno e diventa una forza della natura. Non è più Var'ka a desiderarlo: è il mondo intero che sembra precipitarvi dentro. Le ombre si sciolgono in sogni, le nuvole gridano, gli uomini cadono nel fango soltanto per poter dormire, mentre ogni rumore della stanza continua ostinatamente a richiamarla alla veglia. Da quel momento, la realtà e il delirio non sono più due luoghi distinti, ma un'unica notte senza confini, dove tutto ciò che impedisce di chiudere gli occhi finisce lentamente per assumere il volto di un nemico.

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