Bella vita
💬 Zia Amy se ne stava seduta sulla veranda, dondolandosi sulla sedia dall'alta spalliera e sventagliandosi, quando arrivò Bill Soames in bicicletta e si fermò davanti alla casa.
Sudando sotto il "sole" pomeridiano, prese lo scatolone dal portabagagli davanti al manubrio e si incamminò verso la veranda.
Il piccolo Anthony era seduto sull'erba e giocava con un topo. L'aveva preso in cantina: gli aveva fatto sentire un odore di formaggio, il più delizioso, profumato formaggio che mai topo possa sognare di annusare, così quello era venuto fuori dal suo buco e Anthony, con la mente, l'aveva catturato; ora ci si stava trastullando.
Quando il topo vide Bill Soames cercò di fuggire, ma Anthony "ci pensò": la bestiola ruzzolò tra l'erba e giacque là, tremante, gli occhietti neri pieni di terrore.
Bill Soames oltrepassò in fretta Anthony e raggiunse i gradini borbottando. Borbottava sempre quando andava dai Fremont, o quando passava davanti alla loro casa; perfino quando li ricordava. Lo facevano tutti, del resto. Si mettevano a pensare delle stupidaggini, cose senza senso, per esempio "due-per-due-quattro-e-due-per-quattro-otto" e così via; cercavano di confondere i propri pensieri, sconnettendo, in modo che Anthony non potesse leggere nella loro mente. E borbottare li aiutava.
Perché se Anthony avesse colto qualcuno dei loro pensieri, avrebbe potuto mettersi in testa di intervenire, di curare le emicranie delle mogli o gli orecchioni dei bambini, per esempio, oppure di decidere che una mucca era troppo vecchia e andava macellata; o anche di aggiustare un gabinetto. Forse non intendeva far del male, ma da lui non ci si poteva aspettare che avesse un'idea molto chiara di ciò che va fatto in certe circostanze.
Questo se qualcuno gli era simpatico. A suo modo cercava di rendersi utile. E il risultato magari era terribile.
Se non gli era simpatico... Be', allora era peggio.
Bill Soames mise lo scatolone a terra sulla veranda, e smise di borbottare quel tanto che bastava per dire: "Ecco, qui c'è tutto quello che avete chiesto, signorina Amy."
"Bravo, William," disse Amy Fremont. "Di', non fa un caldo terribile, oggi?"
Bill Soames cercò di farsi più piccolo che poté. Guardò la donna con occhi imploranti. Scosse violentemente la testa, in segno di diniego, poi smise di nuovo il suo borbottio, per quanto naturalmente non ne avesse nessuna voglia, e disse: "Oh no, non ditelo, signorina Amy!... È bello, proprio bello. È veramente una bella giornata!"
Amy Fremont si alzò dalla sedia a dondolo e attraversò la veranda. Era alta e sottile, i suoi occhi erano sorridenti e vuoti. L'anno prima Anthony si era infuriato con lei perché gli aveva detto di lasciare in pace il gatto; e per quanto Anthony con lei fosse sempre stato più obbediente che con chiunque altro, il che era già moltissimo, quella volta le si era scagliato contro. Con la mente. Ed era stata la fine per i limpidi occhi di Amy Fremont, anzi la fine della Amy Fremont che tutti conoscevano. Così, a Peaksville (quarantasei abitanti) si era sparsa la voce che neppure i familiari di Anthony potevano considerarsi al sicuro, e da allora in poi tutti avevano raddoppiato l'attenzione.
Un giorno, forse, Anthony avrebbe riparato a quello che aveva fatto a zia Amy. La madre e il padre lo speravano. Da grande, forse, gli sarebbe dispiaciuto. Se fosse stato possibile, naturalmente: zia Amy era cambiata parecchio, e inoltre Anthony non obbediva più a nessuno ormai.
"Sta' tranquillo, William," disse zia Amy, "non c'è bisogno che borbotti a quel modo. Anthony non ti vuol far del male. Buondio, gli sei tanto simpatico!" Alzò la voce e gridò a Anthony, che si era stancato del topo e adesso lo stava obbligando a divorarsi: "Non è vero, caro? Non è vero che il signor Soames ti è simpatico?"
Anthony, dal prato, guardò il ragazzo del droghiere, col suo sguardo lucido, acquoso, dai riflessi sanguigni. Non parlò. Bill Soames cercò di sorridere. Dopo averlo fissato per un secondo Anthony tornò ad occuparsi del topo: l'animaletto si era già divorato la coda, o meglio l'aveva masticata tutta, perché era stato obbligato a masticare in fretta, troppo in fretta per avere il tempo di inghiottire, e intorno, sull'erba verde, erano sparsi tanti pezzettini di carne rosea e pelosa. Ora stava tentando disperatamente di mordersi la schiena.
Borbottando, e cercando con tutte le sue forze di non pensare, Bill Soames raggiunse la strada, muovendo a stento le gambe; inforcò la bicicletta e partì.
"Arrivederci a stasera, William," gli gridò zia Amy. Bill Soames pigiava con forza sui pedali: avrebbe voluto poter pedalare due volte più in fretta, per fuggire lontano da Anthony al più presto possibile, e lontano anche da zia Amy, che ogni tanto dimenticava completamente che bisognava stare attenti . Ma Bill non avrebbe dovuto pensare queste cose, perché Anthony le intercettò: percepì quel desiderio di fuggire lontano dalla casa dei Fremont, come se in quella casa ci fosse una presenza malvagia, e scoccò il suo sguardo sanguigno; accompagnò Bill Soames con un tantino di malignità, solo un pensierino, però, perché era di buon umore, e dopotutto il ragazzo del droghiere gli era simpatico, o almeno, non gli era antipatico, quel giorno per lo meno. Però Bill Soames voleva andarsene e così, dispettoso, Anthony gli dette una spintarella.
Pedalando a velocità sovrumana – ma in realtà era la bicicletta che pedalava per lui – Bill Soames svanì in una nuvola di polvere, e nella calura soffocante echeggiò il suo lungo, acuto gemito di terrore.
Anthony tornò al topo. Si era divorata mezza pancia ed era morto per il dolore. Allora, lo "pensò" sepolto nel campo di granturco – una volta il padre gli aveva detto, sorridendo, che forse era meglio seppellire gli animaletti che uccideva – e girò intorno alla casa proiettando la sua ombra bizzarra nella rovente, accecante luce che pioveva dal cielo. # Altro
✦ Jerome Bixby. Bella vita. In «Alfred Hitchcock presenta Racconti per le ore piccole». Feltrinelli, 1962