Frammenti d'autore

Le grandi Signorie(Q)

💬 CAPITOLO I

LE GRANDI SIGNORIE

10. (13) Le Compagnie di ventura

Durante il fortunoso periodo che abbiamo descritto, si è più volte menzionata la milizia di ventura. Questo nuovo organismo è importantissimo, perchè aiutò in modo decisivo il sorgere delle Signorie, o rovinò le città e gli Stati che non seppero o non furono in grado di valersene.

Anzitutto bisogna bene guardarsi dalle esagerazioni e dal modo parziale con cui questa milizia fu spesso considerata, sia per riflesso di un certo odio repubblicano contro le Signorie, sia per una certa abitudine retorica invalsa dopo la nota canzone del Petrarca (All'Italia), eco dei lamenti generali, che in verità non mancavano. La milizia di ventura è una fase inevitabile dell'ordinamento militare comune all'Italia e all'estero. Mentre, nelle prime epoche comunali e in quelle feudali, i cittadini dei Comuni o i vassalli dei feudatari servivano per un tempo breve quando ce ne era il bisogno, col tempo, quanto più s'ingrandivano le relazioni e gli Stati, ne conseguiva un danno economico e un disturbo inquietanti, specialmente alla borghesia che vuole quiete e continuità nel lavoro. Si aggiunga il bisogno crescente delle fortezze e la trasformazione tecnica dell'armamento, chè agli antichi cavalieri e pedoni leggeri vanno sostituendosi le grandi e pesanti armature e una tattica di guerra che poteva essere appresa solo con lungo esercizio. Sicchè fin da tempi più antichi erano venuti in uso mercenari stipendiati o assoldati (onde soldati), per compensare i quali i vassalli e i cittadini, pur d'essere esonerati, pagavano volentieri tasse cospicue. Ma la novità consiste nel fatto che a poco a poco, invece degli assoldamenti individuali, si vanno formando associazioni che si offrono come un sol tutto a chi meglio le paga. Quando nel secolo XIV la borghesia volle la quiete nella città, e viceversa i nobili campagnuoli allivellati sotto i Signori o i Re trovarono sfogo nel mestiere delle armi, e quindi alla fanteria si sostituì dovunque ed esclusivamente la cavalleria pesante (ben diversa da quella feudale o dai milites nei Comuni), allora non fu più tanto facile trovare semplici mercenari.

Questo in Italia più tosto che altrove. Onde, quando sul mercato non vi furono più che grosse compagnie e quindi costosisime, i Signori pon poterono che ricorrere ad esse; per logica conseguenza solo le regioni ricche potevano permettersi un lusso simile. È da avvertire che questa milizia era tecnicamente migliore, ma era però assai inferiore moralmente; onde i frequenti tradimenti, e ciò più facilmente in Italia, dove i Signori che formavano gran parte dei condottieri non avevano principii di obbedienza ad alcun sovrano, ma invece un'indole riottosa. Fuori d'Italia al puro affare si potè aggiungere anche ciò, che in fondo i signori mercenari servivano sempre il loro naturale sovrano, e quindi da parte loro v'era sempre qualche concetto di dovere, mentre dal canto suo il sovrano aveva maggior libertà di scelta, dati i suoi possessi e, quindi, i molti suoi diretti dipendenti.

La prima compagnia fu quella degli almovari o almogavari, che partecipò al Vespro Siciliano e che si sciolse in Oriente. Poi prevalsero condottieri stranieri tra cui, dopo il 1340, Guarnieri duca d'Urslingen (Grande Compagnia), Corrado Wolfort detto Lupus, Montreal detto Fra Moriale, il Lando (Landau), il Baumgarten, l'Hawkood (Ocud, detto l'Acuto): col tempo essi divennero esclusivamente italiani. [Leggi dall'inizio]
✦ Carlo Capasso. Nazioni e Imperi dell'Età moderna. Vitagliano, 1930

Il mercenario non nasce semplicemente dalla decadenza dei costumi: nasce anche da una società che non può più interrompere continuamente lavoro e commerci per mandare cittadini e vassalli in guerra. Gli eserciti diventano più tecnici, l'armamento più complesso, l'addestramento più lungo; combattere si trasforma in una professione. Da qui il passaggio dall'uomo assoldato alla compagnia organizzata, capace di vendere in blocco la propria forza a chi può permettersela. Il vantaggio militare ha però un prezzo: chi combatte per mestiere può cambiare padrone per interesse. La guerra diventa così anch'essa un mercato, e soltanto gli Stati abbastanza ricchi possono acquistare con continuità uno dei beni più costosi del Trecento: la forza armata.

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