Le grandi Signorie(Q)
💬 CAPITOLO I
LE GRANDI SIGNORIE
1. Divisione geografica
Nella prima metà del secolo XIV la disposizione geografica degli Stati italiani era apparentemente sempre la medesima. Da un lato era il Regno, in cui ai Comuni eransi sostituite di fatto le Signorie e dall'altro la monarchia angioina; poi, come parti minori, i dominii del Papa, il regno di Trinacria, le Repubbliche.
Il Regno, ossia in genere le Signorie, costituiva la regione più importante. I Comuni già avevano dimostrato di essere i veri padroni; ed ora essi, raggruppati in agglomeramenti più grandi, e trasformati in Signorie, sono sempre il principale motivo della storia di quei tempi. Tra le varie Signorie meritano di essere specialmente ricordate, per la loro partecipazione ai grandi avvenimenti quella dei Visconti, che si estendeva per il momento da Milano a Como, a Lodi, a Novara, a Vercelli, ad Alessandria, a Tortona, a Piacenza, a Bergamo, a Pavia, sia in modo diretto, sia in modo immediato (come a Pavia dove dominavano i Beccaria), e quella degli Scaligeri, che da Verona si estendevano a Brescia da un lato e Treviso dall'altro, e minacciavano di diventare i più forti di tutti quanti.
Ambedue queste famiglie appartenevano al partito ghibellino, ma in realtà si servivano di quel nome per tradizione, non per significato preciso; lo dimostra l'esempio di Ferrara, che, guelfa, combatte la Chiesa nel 1317: lo dimostrano tutti i fatti che verremo esponendo. Contro queste due Signorie ghibelline, che possono rappresentarsi come il nòcciolo più vitale della nuova costituzione politica, andarono ad urtare tanto i nemici locali quanto coloro che rappresentavano indirizzi diversi, sia che fossero sopravvivenze del passato, sia che fossero forze nuove concorrenti. Infatti, nella prima metà del secolo, si delinea una intricata e faticosissima lotta, apparentemente sempre tra i signori Ghibellini e i Guelfi, in realtà fra quelli e il Papa e re Roberto d'Angio dall'altra parte. Vi si aggiungono poi i nuovi tentativi imperiali di Lodovico il Bavaro e le relative contese tra lui e i Papi.
Quanto alle altre parti d'Italia, il processo storico è parimenti importante, specialmente nei Comuni della Toscana, ma la loro azione non eguaglia, per così dire, quella delle Signorie dell'Alta Italia; sino al momento, però, che anche tra essi alcuni arriveranno in prima linea. E certamente il centro più importante è lo Stato Pontificio, dopo la traslazione ad Avignone, tanto che esso può assomigliarsi al Regno d'Italia, che apparentemente è una unità e che in realtà consta di una numerosa e varia serie di Comuni e Signorie indipendenti di fatto. L'unica differenza è che nessuna di queste formazioni assurge all'importanza di quelle dell'Alta Italia. Riguardo poi alla monarchia angioina, dobbiamo osservare che, mentre pareva ch'essa dovesse preludere ad una egemonia su tutta la penisola – e ciò si minacciò con la politica di Re Roberto –, in effetti questo non avvenne, perchè quel regno era grande in apparenza più che in realtà e non aveva a base una borghesia largamente sviluppata. [Continua ]
✦ Carlo Capasso. Nazioni e Imperi dell'Età moderna. Vitagliano, 1930
La carta d'Italia sembra ancora quella di prima, ma sotto i nomi antichi qualcosa è già mutato. I Comuni si sono addensati in Signorie, le appartenenze guelfe e ghibelline sopravvivono più come insegne che come fedeltà reali, e dietro le vecchie contrapposizioni si muovono ormai interessi territoriali, dinastici, economici. Visconti e Scaligeri sono il centro più vivo di questa trasformazione; Papato, Angioini e Impero tentano ancora di imporre schemi più antichi a un ordine che sta diventando diverso. L'Italia del Trecento non manca dunque di forze: ne possiede troppe, ciascuna abbastanza potente da impedire alle altre di prevalere definitivamente.