Frammenti d'autore

Collezione di sabbia

💬 LE EFFIMERE NELLA FORTEZZA

Uno sciame d'effimere s'imbatté volando in una fortezza, si posò sui bastioni, prese d'assalto il mastio, invase il cammino di ronda ed i torrioni. Le nervature delle ali trasparenti si libravano tra le muraglie di pietra.

«Invano v'affannate a tendere le vostre membra filiformi», disse la fortezza. «Solo chi è fatto per durare può pretendere d'essere. Io duro, dunque sono; voi no».

«Noi abitiamo lo spazio dell'aria, scandiamo il tempo col vibrare delle ali. Cos'altro vuol dire: essere?», risposero quelle fragili creature. «Tu, piuttosto, sei soltanto una forma messa lì a segnare i limiti dello spazio e del tempo in cui noi siamo».

«Il tempo su di me scorre: io resto», insisteva la fortezza. «Voi sfiorate soltanto la superficie del divenire come il pelo dell'acqua dei ruscelli».

E le effimere: «Noi guizziamo nel vuoto così come la scrittura sul foglio bianco e le note del flauto nel silenzio. Senza di noi, non resta che il vuoto onnipotente e onnipresente, così pesante che schiaccia il mondo, il vuoto il cui potere annientatore si riveste di fortezze compatte, il vuoto-pieno che può essere dissolto solo da ciò che è leggero e rapido e sottile». # Altro
✦ Italo Calvino. Collezione di sabbia. Garzanti, 1984

La fortezza crede di essere il contrario del vuoto perché è compatta. Ma le effimere svelano la verità: la fortezza è fatta della stessa sostanza del vuoto, ne è la sua manifestazione più pesante e schiacciante (il "vuoto-pieno" che annienta il mondo con la sua rigidità). Ciò che salva il mondo dal peso opprimente del nulla non è altra pietra, non è la pretesa di immortalità delle strutture umane, ma ciò che è leggero (come le ali trasparenti), rapido (come il guizzo o la nota di un flauto), sottile (come la scrittura). Alla fine, tra la fortezza che resiste al tempo e le effimere che lo danzano, sono le seconde a dare un senso al primo.