I Contastorie
💬 La donna misteriosa nelle pianure di Cervia
Fu già un buon pescatore che avea numerosa prole, la quale alimentava coll'industria e fatica della pesca, e ogni cura poneva in essa, non attendendo a verun altra cosa. Teneva sua stanza in un capanno costrutto parte di mattoni e parte di canne palustri, non molto lungi dalla città di Cervia.
Avvenne che una notte di autunno si mosse di colà alla volta del mare: aveva sulle spalle la rete e il sacco, e accesa la pipa, ſumando e canterellando, se ne andava con sollecitudine. Di tratto in tratto appariva la luna in fra le nubi, che col pallido suo raggio illuminava una gran parte del paese, e le fronde degli arbori piene di rugiada e scosse dal vento si mostravano lucentissime: il mare era placido, e le onde strisciando sulle arene, mandavano un cupo mormorio. Il pescatore solea condur seco il suo cane bigio in luogo di compagno, il quale, andando innanzi al padrone, ſiutava ora in questo ora in quel sito, e poscia a tutta corsa tornavagli presso scuotendo la coda.
Appena giunti fra le motte, il cane si fermò come se avesse veduto o udito qualche animale, e messo un forte lamento, se ne venne al padrone. Questi si pose a mirare la bestia, dicendo: – Che hai? dàgli... dàgli... Il cane tosto ubbidì, e si mosse verso il lato sinistro, e poi si fermava latrando: il pescatore gli tenne dietro e nulla vedea, nondimeno il cane qua e là andava vagando. La luna, essendo uscita dalle nubi, illuminò di maniera che egli, colto questo favorevole istante, salì sopra una motta, e si pose ad osservare in ogni banda, e gli venne fatto di vedere una cosa bianca che si moveva, onde tratto dalla curiosità, si diresse a quella volta. Fatto un terzo di miglio, udì forti singulti con qualche grida di lamento; allora rimonta un'altra motta, e vide una figura di donna andar lentamente, sicchè raccoltosi nella persona e a capo basso le si avvicinò; ma il cane voleva abbaiare, parmi fu costretto di pigliarlo pel collo e tenerlo stretto, obbligandolo a tacere.
Questa donna aveva la veste tutta bianca colle braccia e le spalle ignude, e i capelli disciolti le cadevano giù sino agli omeri, e facevano sì che non potevansi distinguere i lineamenti del volto: però a caso voltossi verso il lato del pescatore, mostrando l'aspetto giovanile e di egregie forme; ma scorto avendo cotest'uomo, si dette alla fuga. L'altro, alquanto si tenne sospeso, di poi la seguitò in modo che l'avrebbe raggiunta, quando essa, non potendosi più reggere nella persona per la stanchezza, cadde in terra svenuta. Solo rinvenne allorchè il pescatore presso una motta l'ebbe trasportata e adagiata sul proprio sacco. Tosto che vide costui, si mise a gridare: – Aiuto, aiuto; soccorretemi... mi vogliono rapire... salvatemi!!! Il pover uomo aveva che fare a quietarla, ma invano; e solo tacque allorquando non ebbe più voce: tuttavia seguitava a piangere e a dibattersi in ogni guisa e siffattamente, che l'altro pigliavasi molta briga a tenerla, onde non danneggiasse le delicate membra, e non desse in un tronco di arbore che le stava presso. Nondimeno si calmò, e appoggiato il capo alla spalla del pescatore, si avvolse in profondissimo sonno. A cagione del forte dibattersi, se le era squarciata una parte della veste, propriamente quella che le copria il seno, d'onde il mostrava ignudo, abbastanza rilevato e bianco bianco come la neve; le braccia erano gittate giù languide languide; gli occhi umidi si vedevano coperti dalle palpebre con larghe e nere ciglia; la bocca era socchiusa e mandava un tenue respiro; tutto il volto poi teneva del pallido, e le ciocche de' capelli scendevano in tutte le guise ed anco sul petto come se lo volessero nascondere, però facevano sì che allettava maggiormente, formando quel nero e quel bianco un contrasto lusinghiero. Il pescatore la mirava fisamente, esclamando: – Mi sembra cosa impossibile che sia stata abbandonata! Se fosse vero, tale persona la terrei per insensata; come è bella, e sola sola in questi luoghi deserti... Che sia venuta dalle onde!! Una volta udii favellare di certa donna nominata Venere, la quale era nata dal mare, e dicevasi dea per la sua bellezza. Sì... sì, me lo narrò Menghetto veniente dall'isola di Cipro. Ed anche questa è bella assai! Che sia nata essa pure dal mare!!... E se fosse il diavolo in forma di donna... – e in così dire e tremare, come un giunco scosso dal vento, fu tutt'uno, e sembrava un uomo preso dai masnadieri, e che gli siino col pugnale alla gola; tuttavia si fe' coraggio, segnando la croce e balbettando un Pater in fretta in fretta. E vedendo che questa donna non era di cosa infernale, si tenne salvo e proseguiva : – È proprio una persona di questo mondo!! – e palpeggiavala colla mano, dicendo: – È vera carne! Non posso capire come sia qui... v'è qualche mistero: l'ho per certo, certissimo. Oh! se appartenesse a ricca famiglia, sarebbe la mia fortuna!!! – Il cane intanto le stava allato, e di quando in quando fiutava le vestimenta e le braccia. In questo mentre si oscurò il cielo, e nella banda del mare apparecchiossi un temporale, e udivasi il cupo romoreggiare de' tuoni. Allora prese partito di trasportarla nel proprio capanno, giacchè in quel luogo in veruna guisa gli era dato di soccorrerla; onde, sollevatala alla meglio, con essa in braccio partì sollecito.
✦ I Contastorie: racconti popolari dell'Ottocento emiliano-romagnolo. A cura di Aurelio Rigoli. Edikronos, 1981